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PER LA PROFESSIONE SANITARIA- In piena crisi economica la musicoterapia ha bisogno di organizzazioni partecipative con uno sguardo al mercato europeo , capaci di vera tutela e di aiuto concreto di tipo sindacale. Durante una crisi cosi' devastante vanno eliminate forme di speculazione , baronismo , caporalato , oligarchia professionale , che impediscono lo sviluppo del mercato del lavoro. TUTELIAMO CHI ESERCITA E NON SOLO CHI INSEGNA (inflazione dei "professori" di musicoterapia)
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Questa e altre tecniche riabilitative che sono "acqua pura per la comunicazione di soggetti gravi e per le loro famiglie" stanno per essere eliminate per via dei piani di rientro economici imposti alle regioni. Il Comitato: "Ma così si ferma la ricerca".
Roma, 7 aprile 2012 – I dati sono del Cnel e si riferiscono al 2003: riportavano un censimento di 12 associazioni su territorio nazionale che si occupano di musicoterapia, per un totale di 865 iscritti, e una proiezione di 5000 unità operative a livello nazionale. Numeri probabilmente lievitati con gli anni, che oggi il presidente del Comitato nazionale di musicoterapia democratica Rolando Proietti Mancini ricorda mentre l'organizzazione sta mettendo in atto una battaglia di difesa di una disciplina di fondamentale importanza. "La musicoterapia è una modalità d'approccio sensoriale che utilizza l'elemento sonoro con finalità terapeutiche e preventive per intervenire su un certo numero di disagi fisici, psicologici e psicopatologici" spiega Proietti Mancini. "Nel percorso educativo e riabilitativo - prosegue - è possibile intervenire attraverso la musicoterapia con pazienti privi di parola, con potenzialità esclusive in ambito non verbale, con gravi problematiche di ordine psicologico e relazionale. A tali pazienti non possiamo offrire solo il tradizionale lettino terapeutico o il classico tavolo di lavoro, essendo spesso persone non collaboranti, a volte aggressive ed autolesioniste; è necessario invece intervenire con tecniche appropriate finalizzate a innescare essenziali dialoghi comunicativi non verbali".
Ma la figura professionale del musicoterapista oggi rischia di sparire, secondo l'allarme che lancia il Comitato nazionale di musicoterapia democratica. "Tali attività per prime stanno per essere eliminate nella fase di rimodulazione conseguente ai piani di rientro economici imposti alle regioni in deficit sanitario - spiega Proietti Mancini -; parliamo anche di altre tecniche riabilitative e terapeutiche che rappresentano acqua pura per la comunicazione di soggetti gravi, a volte, autolesionisti e, conseguentemente, per le loro famiglie (come le tecniche artistiche ed espressive)". I musicoterapisti sono specializzati in una disciplina emergente molto diffusa a livello internazionale e "naturalmente non regolamentata, come tutte le nuove tecniche" precisa Proietti Mancini. "Essi intervengono in molteplici situazioni e la loro utilizzazione avviene in modo originale attraverso forme contrattuali le più originali ed atipiche. Nel complesso quadro in atto è essenziale a nostro avviso continuare a sostenere l'espressione e la comunicazione di tanti nostri concittadini facendo in modo che tali attività non vengano eliminate né ridotte dai centri convenzionati , prevedendo purtroppo i decreti attuativi l'inesistenza delle figure non regolamentate (che pur lavorando da una vita si troverebbero esclusi tra gli esclusi)" . Per il Comitato "il nostro paese rischia di gettare con l'acqua sporca anche il bambino , e cioè razionalizzando la spesa e realizzando il taglio lineare annullerebbe di fatto la ricerca educativa , riabilitativa e terapeutica , allontanandoci definitivamente dalla ricerca nel settore che viene realizzata dai centri convenzionati con l'assunzione delle figure professionali innovative". Tutto questo in un momento in cui, mette in luce il presidente "lo sviluppo della fisica quantica e vibrazionista a livello internazionale delinea concretamente la possibilità di misurare e verificare l'influenza delle onde sonore sulle cellule viventi , facendo coniugare finalmente la musicoterapia classica con la fisica vibrazionista . Nell'epoca dello sviluppo di questa disciplina quindi , a causa dei tagli lineari , si eliminano dai centri educativi , riabilitativi e terapeutici le figure professionali dei musicoterapisti e simili , con il rischio concreto di fermare la ricerca e lo sviluppo delle tecniche conseguenti ; ciò comporta il blocco dello studio e dello sviluppo delle metodologie e delle strategie operative, con la conseguente ripetitività delle attività tradizionali, sempre più burocratizzate e ritualizzate a fini amministrativi e formali". Per Proietti Mancini "le conseguenze di questo dato sono di un rientro, sì , ma un rientro in una situazione pseudo-manicomiale (non tradizionale, ma apparentemente funzionale) nella quale al posto dell'educazione, della riabilitazione e della terapia troveremo domani automatismi costruiti esclusivamente sulla base del risparmio economico. I processi educativi, riabilitativi e terapeutici, una volta distaccati dallo studio e dalla ricerca condivisa e interdisciplinare, globale e complessa, lentamente perderanno efficacia rischiando di innescare una diffusa perdita di entusiasmo da parte degli operatori sempre più bloccati e demotivati da criteri organizzativi coordinati, sempre più spesso, da figure di tipo contabile. Ecco un esempio limpido del danno che compie un taglio lineare e della necessità, invece, della individuazione caso per caso di sprechi e spese ingiustificate. (superabile.it)


Una nota musicale ci salverà. Piegati dai malanni del corpo e dell'anima, non resta che aggrapparsi a Mozart, Chopin o ai Rolling Stones. Che la musica abbia un potere terapeutico lo dicevano già Pitagora e Keplero, ora però sono ricerche scientifiche a indicare il valore curativo dell'ascolto. Il punto di partenza è stato osservare l'influenza che le melodie esercitano sul nostro cervello e i circuiti neuronali: da qui sono nati molteplici filoni di studio, che hanno applicato le potenzialità della musicoterapia a malattie come l'Alzheimer e le demenze, il Parkinson, l'autismo, le afasie, ma anche condizioni quali il coma e lo stato vegetativo. Una via di cura affascinante su cui si stanno confrontando a Brescia i maggiori esperti di livello internazionale, in occasione del terzo International Congress of Clinical Neuromusicology, promosso dalla Società di Neuro Musicologia Clinica con l'appoggio della Fondazione Giorgio Brunelli. «La musica ha una portata vastissima e riveste da sempre un significato importante per tutti i malati, ma l'unico settore in cui ad oggi sono emerse evidenze scientifiche di efficacia è quello neurologico - spiega Michael Thaut, presidente della Società di Neuro Musicologia Clinica -. La ricerca è in continuo sviluppo». Come questo avvenga, lo stanno chiarendo le tecniche di neuroimaging che "fotografano" il cervello dei pazienti, «e mostrano come le informazioni musicali, dal suono al ritmo alla melodia, coinvolgano l'intero cervello, determinando una stimolazione multisensoriale, relazionale, emozionale e cognitiva, utile nel trattamento di diverse patologie neurologiche e neurodegenerative», spiega Luisa Monini Brunelli, presidente del congresso che ha preso avvio ieri al teatro Grande e si conclude oggi alla facoltà di Medicina. DIVERSAMENTE da ciò che si potrebbe pensare, tuttavia, per i malati non è molto importante il tipo di musica che si ascolta o lo stile musicale. «Che sia classica o folk, ciò che conta è la struttura della musica, quindi i tempi, i ritmi e l'esercizio funzionale che permettono di fare», dice Thaut. Lo conferma Ryo Noda, musicista e neuro-riabilitatore dell'Università di Osaka, che all'ascolto della musica abbina anche esercizi fisici, quasi fossero una danza: «La prima scelta è sempre la musica preferita dal paziente, e comunque lavoriamo su musiche semplici, come quelle che si ascoltavano da bambini». Il ritmo aiuta la rieducazione motoria, il suono le abilità sensoriali, il canto serve a combattere l'afasia, la danza a conquistare equilibrio. Tra i relatori anche un musicista bresciano, Daniele Alberti, che presenta l'Accademia di musicoterapia dell'Associazione Soldano. Potenzialità ampie ma risorse ristrette: i musicoterapisti appositamente formati sono ancora pochissimi, e difficilmente approdano nei reparti ospedalieri o nelle strutture sanitarie. «La musicoterapia non ha ancora un riconoscimento ufficiale nelle équipe riabilitative, d'altronde i finanziamenti per sviluppare questi progetti devono far riferimento solo ai fondi per la ricerca», avverte Rita Formisano dell'Istituto Santa Lucia di Roma. Anche per questo la Società di Neuro Musicologia Clinica lancerà per il 2013 in Italia un programma formativo per fare musicoterapia "certificata", aperto a diversi specialisti come psicologi, logopedisti, fisioterapisti, medici, secondo un approccio multidisciplinare. Anche a Brescia la musicoterapia non è ancora diffusa, «per questo – dice Monini - fra gli obiettivi del congresso c'è anche quello di "dare il la" affinché istituzioni e ospedali del territorio si aprano a questa nuova possibilità». A chiudere idealmente il simposio sarà stasera – sabato - l'orchestra sinfonica Esagramma, composta da musicisti professionisti e persone con problemi mentali gravi (autismo, ritardo cognitivo, psicosi infantile), sindromi post traumatiche, oltre a ragazzi con disagio sociale e familiare, che hanno seguito a Milano specifici corsi di musicoterapia orchestrale: l'ensemble si esibirà al PalaCreBerg di Sirmione con il concerto "Amor che tutto muove" (inizio ore 21).
Lisa Cesco
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E’ solo un seminario di un giorno tenuto da Scardovelli il collega della PNL, psicoterapeuta (che se mi ricordo bene è laureato in legge) e che ha collaborato per molti anni con la nostra vecchia amica collega Giulia Cremaschi. Questo rientra nella politica della Scuola di Testaccio la quale ha sempre spaziato nel campo della musica in tutte le sue manifestazioni per proporre offerte in armonia con la sua natura di centro di aggregazione sociale più che centro di formazione specifica musicale.
Il ruolo della Scuola di Testaccio rimane importante, se lo consideriamo sotto questo aspetto, per le ricadute positive che la sua attività produce sul tessuto sociale. Specialmente in questi tempi dove ci si avvia verso politiche che producono isolamento, disgregazione sociale, delinquenza e mancanza di prospettive, soprattutto se teniamo conto della fascia di popolazione che va dai 12 ai 35 anni.
Ben venga Scardovelli con le sue proposte, se consideriamo che nelle nostre esperienze culturali abbiamo a che fare con persone che ricoprendo ruoli istituzionali uccidono le nostre speranze.
Stefano Martini
Federazione Italiana Musicoterapia
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Da: rete-bounces@musicoterapiademocratica.net [mailto:rete-bounces@musicoterapiademocratica.net] Per conto di Matteo Miaza
Inviato: sabato 22 settembre 2012 0.25
A: rolando proietti mancini
Cc: rete@musicoterapiademocratica.net; rolandoproiettimancini.tuneup@blogger.com
Oggetto: Re: --Riconoscimento della professione-- (no subject)
Il giorno 18/set/2012, alle ore 18.24, rolando proietti mancini ha scritto:
Corso nazionale di formazione per direttori di coro, musicoterapisti, logopedisti, esperti Lis, animatori musicali, psicologi. Scuola di Testaccio (Roma)
Rolando P. M. Musicoterapista
Opera Don Guanella
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Versione: 2012.0.2221 / Database dei virus: 2441/5284 - Data di rilascio: 21/09/2012
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| Guida e Vademecum sulla riforma delle professioni Nei documenti si fa riferimento ad alcuni articoli del DPR 137/2012 che hanno comportato i cambiamenti più significativi allo sviluppo della riforma delle ... www.acca.it/articolocompleto/tabid/80/ItemID/.../Default.aspx |