venerdì 11 gennaio 2013

a richiesta convegno MUSICOTERAPIA E SCUOLA 2009 LUCCA


SABATO 18 APRILE
Sala di Rappresentanza della Provincia di Lucca
ATTI DEL CONVEGNO
perché il /la musicoterapista nella scuola?
ESPERIENZE RIFLESSIONI E CONDIVISIONE TRA APPRENDIMENTO COOPERATIVO E RI – ABILITAZIONE
La musicoterapia come strumento
efficace per il successo formativo.
MARZIA LEVANTINO Comune di
Viareggio Pubblica Istruzione
Responsabile CRED Versilia
Musica a scuola o scuola di musica?
VINCENZO LOMBARDI Pedagogista Olistico
L'urgenza di ricostruire uno spazio evolutivo
LUCA MARCHIONI Biomusica, Roma
"La musicoterapia è una musica di
buontà."Il processo musicoterapico in
relazione ai processi didattici e apprenditivi
nella Scuola dell'Infanzia
RAFFAELLA COLUZZI, Roma
Io credo, che oltre il suono...
musicoterapia e disabilità
PAOLA GIOMI, Firenze
La musicoterapia nella formazione
primaria e secondaria, strumento di
formazione e supporto nei processi di
sviluppo dell'alunno con difficoltà nella
comunicazione e nella relazione
STEFANO MARTINI, Roma
GiochInMusica, Progetto di musicoterapia
nella Scuola dell'Infanzia
ELISA VINCENZI, Brescia
Neuroterapia Musicale Integrativa, TM,
nella prevenzione dei disturbi mentali:
applicazioni nell'ambito scolastico.
ALEXANDER GRAUR, Torino
Esperienza di Musicoterapia come
prassi educativa-riabilitativa.
MARIA SPALLETTA, Troina, Enna
Espressione e regolazione delle emozioni:
laboratorio di Musicoterapia
nella scuola media con bambini con
diagnosi di autismo.
MARICA COSTIGLIOLO, Genova
Un'esperienza presso la scuola
secondaria di 1° grado musicoterapia
e autismo
MESSINA ALESSANDRA, Catania
MUSICOTERAPIA? SI, GRAZIE!
ROSAMARIA SARRI, Firenze
Musicoterapia e rischio sociale scuole
con alunni a rischio:prevenzione e integrazione
RENATO DE MICHELE – ELENA DE
ROSA, Napoli
Suoni e colori dell'anima sofferente.
L'osservazione di gruppi di
Musicoterapia ed Arteterapia in una
realtà fortemente a rischio
E. DE ROSA Scampia Napoli
Dalla competizione alla cooperazione
musicoterapia come tecnica attiva
in una scuola media inferiore.
BEATRICE MAZZA, Rimini
Uno spazio accordato: possibili
sinergie nella sintonia musicoterapista insegnante
Associazione professionale " Sonora"
PATRIZIA CIARDELLA, Viareggio
Studio preliminare sull'applicazione
della musicoterapia nella scuolaprimaria.
SANDRA MASCI, Teramo
Le nuove professioni nell'attuale
congiuntura economico sociale
ROLANDO PROIETTI MANCINI,
Presidente Comitato Musicoterapia
Democratica Roma
COMUNE DI VIAREGGIO
SETTORE PUBBLICA ISTRUZIONE
CRED VERSILIA
CENTRO RISORSE EDUCATIVE E DIDATTICHE
LUCCA, 18 Aprile 2009 CONVEGNO
"perché il/la musico terapista nella scuola?"
Marzia Levantino
Nell'ambito di questo Convegno , vorrei illustrare un'esperienza pluridecennale
che si è consolidata sul territorio della Versilia.
Quella del Laboratorio Musicale o meglio di Comunicazione con il suono e la
musica,è infatti esperienza che ha tutt'oggi un carattere innovativo ed esclusivo
nel campo della didattica.
Possiamo parlare di una nuovo modo di lavoro finalizzato a contrastare le cause
che impediscono ad un consistente numero di ragazzi di vivere bene il tempo
scolastico, incorrendo a volte nel rischio di abbandonare precocemente i percorsi
formativi.
Il Laboratorio Musicale inizia la sua attività nell'anno scolastico 1996/97
usufruendo, appunto, delle risorse finalizzate alla realizzazione, su ciascuna area
sociosanitaria, dei PROGETTI INTEGRATI D'AREA , comunemente chiamati
PIA.
I PIA vennero promossi per favorire la generalizzazione del diritto allo studio,
garantendo, soprattutto alle fasce più deboli e quindi più a rischio di dispersione
dell'utenza scolastica, le condizioni per creare contesti tali da assicurare la loro
frequenza. In alcune zone gli interventi si tradussero in un potenziamento, di
tipo economico, ai servizi già erogati, assumendo la forma di contributi per le
mense scolastiche, trasporti e servizi per facilitare l'accesso alla scuola.
Nella nostra area, il Gruppo incaricato di elaborare il progetto insieme alle
Amministrazioni Comunali, ebbe il merito di capire come dall'integrazione delle
risorse presenti in ciascun ambito territoriale ed istituzionale (Enti Locali,
Scuole, associazioni et..) si possa creare insieme qualcosa di nuovo in grado di
produrre una ricchezza di saperi a cui riferirsi per offrire alle scuole un
supporto alle loro attività, con l'obiettivo di contrastare ogni fenomeno che può
generare disaffezione allo studio , disagio e malessere, generalmente imputabili
come cause primarie di abbandono precoce degli studi.
E' in questa ottica e con questa finalità che nasce sul territorio intercomunale il
nostro Laboratorio: uno spazio dove insieme, alunni, insegnanti e
musicoterapisti, possono creare "altri" modi di fare didattica, dove si
sperimentano nuovi itinerari didattici; un luogo chiuso al giudizio e al
pregiudizio, in cui ognuno può agire con la libertà di poter esprimere le proprie
emozioni e sentimenti in una logica di appartenenza che si sviluppa solo se il
singolo individuo è messo nella condizione di acquisire la consapevolezza del
valore di se stesso e dell'importanza del proprio agire in un contesto in cui la
presenza e quindi la relazione con l'altro/a è fonte di ricchezza e crescita
reciproca.
Dall'inizio del progetto ad oggi possiamo ricostruire tre fasi fondamentali:
·CONOSCENZA e SPERIMENTAZIONE delle tecniche musicoterapiche
nella didattica. Fase che è stata caratterizzata da due azioni
oFORMAZIONE DEI DOCENTI: essenziale affinché le competenze
acquisite potessero essere diffuse capillarmente nelle singole realtà
scolastiche
oATTIVITA' didattiche direttamente svolte nel laboratorio vissuto
come spazio educativo dove avviene la formazione e dove dallo
scambio di esperienze e dal confronto si può creare un nuovo modo
di fare scuola
·SUPPORTO all'azione della scuola attraverso un lavoro integrato per
rispondere ai bisogni dei ragazzi in modo particolare di quelli
frequentanti gli anni "ponte"
·SOSTEGNO all'attività scolastica per la realizzazione di Progetti inseriti nel
Piano dell'Offerta Formativa (POF) di ciascun istituto, tesi al
raggiungimento degli obiettivi stabiliti e condivisi nella Programmazione
Locale .
E' proprio nell'ambito della Programmazione locale che il Laboratorio si colloca
come un'azione , una metodologia di intervento tesa alla prevenzione del disagio,
dove la musicoterapia contribuisce al potenziamento delle capacità espressive e
comunicativo-relazionali di ciascun alunno, che come sappiamo sono
fondamentali per migliorare ed ottimizzare i processi cognitivi.
Gli indirizzi regionali e locali sottolineano la necessità di prevedere azioni mirate
a favorire il percorso scolastico di quei ragazzi e ragazze la cui fragilità,
potrebbe costituire un elemento di precarietà per una crescita sana e per la
permanenza nei canali della formazione , ma, in alcune situazioni, contribuire
ad alimentare i motivi per impedire al contesto di accoglienza (gruppo – classe –
plesso) di vivere serenamente l'esperienza scolastica, con il rischio di
incrementare i livelli di malessere.
In sostanza si è cercato, grazie agli interventi di musicoterapia, di facilitare il
processo di Integrazione di coloro che vivono in situazioni di svantaggio per
condizioni socio-culturali o psicofisiche. Molto è stato fatto per la disabilità e
l'accoglienza degli alunni di etnie diverse. La musica appartiene alla dimensione
umana ed ha ed ha avuto da sempre un effetto benefico sull'uomo: il suono e la
musica divengono strumenti, nelle mani di esperti, che aiutano ad entrare in
contatto con se stessi e con gli altri, amplificando i canali della comunicazione
non verbale. Il nostro corpo è fatto di sonorità che hanno bisogno di essere
capite e valorizzate per permettere, attraverso trasformazioni interiori di
creare legami e relazioni interpersonali più forti e positive. Certamente
pensando al rapporto fra musicoterapia e didattica non possiamo che ritenere
fondamentale il contributo che nella scuola può dare la presenza del
musicoterapista come figura professionale in grado di applicare il proprio
sapere per "curare" il malessere che spesso impedisce di esprimere le emozioni,
di stimare se stessi, di essere in grado "di", di vivere con gioia la propria vita in
armonia con gli altri.
La documentazione che in questi anni è stata prodotta testimonia come i
percorsi didattici, nati da una condivisione progettuale e sperimentati nei
contesti scolastici, implicano senza dubbio un impegno spesso gravoso, tipico del
confronto e della rimodulazione frequente delle azioni. Ciò tuttavia contribuisce
a dare una visibilità e un'auspicabile trasferibilità di quelle "buone pratiche"
grazie alle quali la parola "integrazione" non è destinata a rimanere un puro
concetto astratto, ma si concretizza, dando così valore alla pluralità delle
intelligenze e alle diversità intese come ricchezze di cui ogni essere umano è
portatore.
Dott.ssa Marzia Levantino
Responsabile
Centro Risorse Educative
Didattiche Della Versilia
MUSICA A SCUOLA O...
SCUOLA DI MUSICA
VINCENZO LOMBARDI
Pedagogista
MUSICA A SCUOLA O SCUOLA DI MUSICA
La musica solo passaggio che unisce l'astratto al concreto,
essenza dell'armonia esistente tra il cielo, la terra, gli esseri umani,
diviene mezzo attraverso il quale è possibile trasmettere e facilitare
il primario bisogno di comunicazione e relazione. In gravidanza,
esperienze di musicoterapia dimostrano come il/la bambino/a sente
i suoni che provengono dalla madre (voce, battito cardiaco), la voce
del padre, i suoni del mondo esterno, reagendo ad essi in modo
appropriato mostrando di riconoscerli. Dopo la nascita il/la
bambino/a tornerà spesso in una situazione di ricordo ascoltando
suoni-musiche e soprattutto la voce della madre che procurerà
rilassamento e calma, fugando ansie e paure.
Quando poi avviene il distacco passando alla scuola materna
l'Educazione Musicale può divenire un elemento integratore non
Musicoterapia
Perché il/la Musicoterapista nella scuola?
Lucca 18/04/2009
Musicoterapia
Quando la scuola e le istituzioni vanno in
sinergia
Doriano Bizzarri D. S. "I.C. Montagnola - Gramsci"
Musicoterapia
PRESENZA ALUNNI /E DIVERSAMENTE ABILI
I.C. "MONTAGNOLA-GRAMSCI"
Ordine di scuola Numero alunni/e Numero alunni /e
diversamente abili
Infanzia 326 3
Primaria 518 15
Sec. di I grado 274 11
Musicoterapia
Sinergia fra
Istituzioni Scolastiche Autonome e
Comuni
Applicazione dell'art. 7 DPR 275/'99 e del DLgs 112/'01
• Rete di scuole di Firenze / Comune di Firenze
• Rete di scuole del quartiere / Quartiere 4 di Firenze
(allargata anche ai Presidenti dei Consigli di Istituto)
Musicoterapia
Sinergia fra
Istituzioni Scolastiche Autonome e
Comuni
Si realizza attraverso:
• attivazione di laboratori nelle scuole per le classi con
alunni diversamente abili (CRED del Comune di Firenze)
• offerte educative e didattiche del Quartiere 4 con priorità
per i laboratori delle classi dove sono inseriti alunni
diversamente abili (musicoterapia, creta,…)
Musicoterapia
Nella mia scuola …
La musicoterapia è:
• stata, già dal 2002/'03, uno dei punti di forza delle
occasioni didattico educative del Quartiere
• un mezzo per l'integrazione fra alunno diversamente
abile e la classe e/o la scuola dove è inserito
• un modo per avvicinare e coinvolgere alunni in
difficoltà
Musicoterapia
Il Musicoterapista
nella scuola come sinergia …
• fra gli alunni della classe
• nel team docente
• nel coinvolgimento di tutte le componenti della scuola
(PEI, feste/spettacoli, …)
Musicoterapia
GRAZIE
necessariamente riferito all'inserimento di bambini/e con problemi
psico/fisici, ma un mezzo attraverso il quale sia possibile
armonizzare e facilitare il primario bisogno di comunicazione e
relazione.
In particolare mi riferisco alle infinite possibilità che offre il
linguaggio sonoro/musicale quale elemento facilitatore ed
integratore, all'interno del contesto scolastico, in merito a situazioni
compromesse dal punto di vista relazionale.
La frequenza, che ho potuto verificare, con cui si presentano
condizioni di logoramento ed affaticamento relazionale mi hanno
portato a riflettere sull'importanza che questi problemi devono
avere nel progetto di lavoro che l'educatore propone.
Le situazioni a cui ho accennato, non opportunamente
affrontate, possono portare ad isolamenti, emarginazioni nascoste
ed a condizioni di disagio che rendono estremamente faticoso il
processo di apprendimento.
Sono consapevole del fatto che compito di un educatore
musicale sia quello di far conoscere il linguaggio musicale,
sviluppare capacità ed abilità e dare un contributo alla formazione
della competenza musicale degli alunni/e.
I problemi nascono quando questo obbiettivo diviene l'unico e il
più importante poiché si rischia di rendere il linguaggio
sonoro/musicale soltanto una disciplina da apprendere come
materia strutturata, con regole definite, testi e repertori prestabiliti
suddivisi in generi e specie.
Mi pare importante provare a rovesciare quest'ottica e porre
come principale obbiettivo non l'apprendimento del linguaggio
musicale ma la qualità delle relazioni che questo linguaggio può
contribuire a creare.
Sottolineare la qualità della relazione e della comunicazione
significa soprattutto comprendere ed assecondare la richiesta che
gli alunni/e solo in ambito scolastico, ci presentano: di poter
esprimere e manifestare nelle più varie e creative forme il loro
mondo interiore, le loro emozioni ed i loro sentimenti.
Chiarisco che incontrare le esigenze degli alunni/e non significa
affidarsi ciecamente e dare sfogo alla presunta spontaneità e
naturalezza che essi dovrebbero possedere quale dono magico o
divino; ma di attribuire il giusto valore al mondo interiore che gli
alunni/e portano a Scuola quale ricco materiale cui attingere
durante l'insegnamento.
Creatività, capacita di immaginazione, spontaneità e sincerità
sono qualità che in qualche misura qualunque bambino/a possiede
e che possono essere inserite con successo in un processo
educativo che provi a svilupparle ed arricchirle.
Il linguaggio musicale da questo punto di vista può essere
considerato una miniera inesauribile di proposte e suggerimenti:
anche la più semplice proposta sonoro/musicale può trasformarsi in
occasione per facilitare l'inserimento dei/delle bambini/e più restii/e
ad esprimersi o l'integrazione degli elementi più difficili.,
Il divertimento degli alunni/e attraverso drammatizzazioni,
sonorizzazioni ed animazioni di vario genere oltre a facilitare il
raggiungimento di obbiettivi specifici, chiarendo a loro funzioni ed
utilità di tale apprendimento, contribuisce a sviluppare ed a dare
senso al loro essere insieme agli/alle altri/e.
Fantasia, creatività, immaginazione, come anche difficoltà
caratteriali degli alunni/e, devono essere il terreno sul quale la
materia musicale si inserisce ed acquisisce senso sviluppando
competenze e creando conoscenza.
Tutto ciò perché le attività ad indirizzo musicoterapeutico,
hanno, nella scuola, una duplice valenza:
- da un lato consentono la sperimentazione di nuove forme di
autoeducazione per gli alunni/e che si trovano a vivere l'ambito
scolastico istituzionale, su problematiche personali, in una
dimensione operativa sui diversi problemi che vengono
rielaborati con esperti mediante le tecniche musicoterapeutiche
senza invadere la sfera della psicoterapia e senza proporre brutte
copie di quest'ultima.
-Dall'altro, il valore della scoperta dei diversi punti di vista, si combina con la
possibilità creativa verso cui ogni persona è favorita attraverso le dinamiche
relazionali di gruppo e della espressione musicale. Questo consente la
riscoperta delle personali capacità creative con potenziamento del livello di
autostima e diviene un concreto tentativo verso la acquisizione della identità
personale come persona unica, in grado di interagire ed acquisire una
personale forma sul piano delle relazioni sociali.
Le motivazioni teoriche sono rappresentate dal fatto che:
- la musica è un mezzo per favorire la percezione del sé.
- la musica organizza la realtà percepita.
- la musica favorisce la comunicazione interpersonale e nel gruppo.
- la musica genera emozioni e immagini mentali.
- la musica favorisce la progettualità sul sé.
Suono e musica offrono una vasta gamma di interventi e stimolano
uno spettro d'interesse di 360' gradi attorno all'essere umano, dalla
ricerca antropologica e sociologica, all'applicazione pedagogica; dal
farne momento di pura funzione culturale al valorizzarne il lato
ricreativo e ludico, e così via, offrendo in ogni campo possibilità
d'approccio dall'amatoriale al professionale, dall'umanistico allo
scientifico. In linea teorica, questa realtà, rende le attività intorno
alla musica degli spazi naturalmente congeniali all'ambiente
educativo e ovunque si perseguano obiettivi per la promozione
della persona.
Questa stessa grande valenza applicativa, di contro, rende
difficile la formalizzazione di un quadro di riferimento, come dire,
standardizzabile e formalizzabile all'interno di precise indicazioni
metodologiche. Per questo, l'atteggiamento di colui/colei che opera
con il suono e la musica, non è solo un elemento accessorio alla
conoscenza di tecniche e metodi, ma, al contrario, costituisce
l'anima dell'intervento musicoterapico efficace. Questo
atteggiamento deve essere oggetto di una ricerca non fine a se
stessa, ma indirizzata alla formazione di un tappeto di esperienze
nuovo su cui innestare le scelte operative autonome, che, usando
un termine giuridico, possa definirsi "originario".
Per quanto attiene al mondo scolastico dobbiamo domandarci:
·quali sono gli ambiti dell'esperienza intorno al suono che hanno
una possibile collocazione all'interno del mondo della scuola;
·quali sono le competenze che entrano in gioco in un insieme che
comprenda scuola e musicoterapia;
·quali sono i tempi per valutare l'efficacia di operatività sul suono e
quali i metodi utilizzabili per misurarne e comprenderne i
risultati.
La stretta relazione che esiste tra la percezione sensoriale e
formazione di immagini mentale è importante perché ci consente di
coniugare ricerca scientifica all'educazione aprendo nuove
possibilità pedagogiche.
Anche le problematiche educative legate alla corretta gestione
della memoria e dell'attenzione sono particolarmente sentiti nella
scuola. Oggi, nel mondo dell'informazione, del dominio televisivo,
della multimedialità, le problematiche legate alla capacità attentiva
si fanno sentire sempre più massicciamente all'interno della scuola.
Si riflette sopra la giornata dello studente medio individuandone
una iperstimolazione sensoriale che rende sempre più periferici i
momenti dedicati ad una sano sviluppo interiore.
Ed allora, quello dell'attenzione può essere un nodo cruciale
nelle attività svolte nella scuola, dove tecniche nuove possono
integrarsi alle normali programmazioni didattiche, favorendo la
comunicazione tra studente ed insegnante attraverso un linguaggio
autentico. La musica ed il suono sono un linguaggio delle emozioni,
suscitano quel coinvolgimento emotivo alimento naturale delle
operazioni decisionali.
Vi propongo come suggestione di procedere come in un
algoritmo:
a)il suono, stimolo proveniente dall'esterno, modifica lo stato
emotivo della persona
b)la variazione dello stato emotivo corrisponde al cambiamento
delle condizioni della persona, dunque il suono in questo caso è
fattore di cambiamento
c)il cambiamento e la modificazione di uno stato emotivo, essendo
un momento di "non equilibrio", offre uno spazio dinamico
d)lo spazio dinamico si può caratterizzare sotto due aspetti, uno
relazionale, l'altro di pura attività interiore
e)questo spazio offre all'insegnante una nuova opportunità per
promuovere la propria funzione di educatore
f)il suono è attivatore dell'attenzione.
Il suono non è niente altro che uno stimolo sensoriale in grado
di attivare processi attentivi, cioè in grado di favorire e suscitare
quel particolare stato in cui la persona è impegnata nell'atto di
guardare ed ascoltare particolari stimoli reindirizzando gli organi di
senso verso la fonte delle informazioni. In questo senso i recettori
che intervengono nel fatto sensoriale sono sottoposti anch'essi alla
regola dell'adattamento, per la quale dopo un certo tempo il livello
di attività rallenta, in altre parole, si può dire che il massimo
dell'attivazione si ha quando lo stimolo è nuovo. Questa modalità
percettiva collegata ai processi attentivi, ci deve venire in mente
quando ci troviamo di fronte a gruppi classe dove è difficile
ottenere attenzione. Penso soprattutto a quelle scuole ed istituti
superiori dove la popolazione scolastica si è caratterizzata per un
percorso scolastico pregresso non brillante dove l'abitudine
all'attenzione è violata dalla difficoltà di rielaborazione delle
informazioni fornite.
Ecco dunque che la attivazione della persona attraverso
operatività con il suono e la musica (Ad esempio dialoghi sonori,
percorsi immaginativi su ascolti, sonorizzazioni ecc...) è esperienza
per una rilettura al positivo delle capacità dell'alunno/a perché le
sonorità sono socializzate e prendono una doppia forma: 1)
personale, 2)sociale cioè riconosciute come identità valide per gli
altri. L'alunno/a da un lato si scopre coinvolto emotivamente e
dall'altro può percepire se stesso come attore principale, come
creatore di momenti comunicativi e significativi che ne potenziano
le capacità espressive promuovendone la capacità progettuale.
Per questo e per altri motivi, la musica è "ricercata"
dall'adolescente; con essa sanno di saper esprimersi.
Ipotesi di questo tipo, se condivise, ci conducono ad un
intervento a percorsi paralleli, da un lato quello ancorato ad aspetti
cognitivi, dall'altro quello legato ad aspetti relazionali e sociali.
Quelli cognitivi sono molteplici e vanno:
dall'intervento specifico per forme di recupero in ritardi cognitivi attraverso
una pratica sonoro musicale utilizzata come attivatrice dei processi attentivi e di
risoluzione dei problemi nelle situazioni di disagio e delle forme di handicap, alla
valorizzazione dei livelli di autostima nelle normali condotte scolastiche; dal
recupero di momenti di percezione attenzione del mondo esterno, al
consolidamento di processi simbolici; a percorsi artistico espressivi
dell'integrazione dei linguaggi.
Entrando finalmente nel nucleo della tematica di oggi, a mio
avviso gli ambiti applicativi per un intervento musicoterapico a
scuola si possono riassumere in queste 4 grandi aree di intervento:
1.L'integrazione della persona con handicap.
2.Il recupero di potenzialità specifiche.
3.L'accoglienza scolastica.
4.La prevenzione.
L'integrazione della persona con handicap
Le diverse patologie richiedono al consiglio di classe e alla
scuola l'impegno a definire ed a mettere in opera strategie
didattiche individualizzate, questo spesso fa sorgere conflitti legati
alla difficoltà di cambiare atteggiamenti, luoghi e metodi della
didattica. Emergono le difficoltà di una scuola dove l'insegnamento
come frutto della attività di équipe stenta a consolidarsi per le
difficoltà e le discrepanze che tutti coloro che operano nella scuola
conoscono. Laddove il consiglio di classe opera in modo
continuativo e sinergico, è possibile modificare la programmazione
tradizionalmente intesa ed aprire spazi operativi integrati inserendo
nella programmazione del consiglio di classe tecniche della
musicoterapia utili alla sua realizzazione come:
·osservazione dei comportamenti in situazione diversa da quella
scolastica tradizionale (La bontà della programmazione si trova
soprattutto nella sua congruità al gruppo classe e alle persone
cui essa è diretta.)
· l'improvvisazione
· la espressività creativa della produzione - ascolto del suono e
della musica offrendo così:
· la possibilità di realizzare unità didattiche con un substrato
esperienziale di tipo non verbale.
·La possibilità di attivare anche nella scuola superiore operatività
che rivitalizzano esperienze di integrazione di diversi linguaggi.
·La possibilità di concretizzare concetti astratti e teorici utilizzando
la concretezza del suono e del fatto musicale.
Il percorso mutuato dalla Musicoterapia consente
interpretazioni del comportamento non verbale.
Per quanto riguarda i tempi e i luoghi ad esempio nella scuola
superiore, la creatività degli insegnanti è la chiave di volta. Ci sono
tuttavia ore curricolari che più si prestano a lavorare con il suono e
la musica e sono quelle di area umanistica e artistica.
Questo approccio cognitivo con aspetti mutuati dalla pratica
musicoterapica, può dare risultati significativi.
Il recupero di potenzialità specifiche
Un intervento ad esempio è quello che si ancora ad obiettivi di
socializzazione nel gruppo classe e nella scuola in senso lato che
conducono alla percezione di sé e dell'altro attraverso attività
basate sull'improvvisazione all'interno di interazioni sonore con gli
strumenti. Queste esperienze nella loro veste finale possono
configurarsi come vere e proprie rappresentazioni in forma di
pantomima o concludersi di volta in volta quali esperienze di
interazione con l'altro. La loro valenza è orientata verso i processi
della autopercezione, del migliorare l'autostima, dello star bene
nell'ambiente scolastico. In questi lavori basati su un uso
immaginativo del suono, l'apporto musicoterapico è legato alla
pratica della improvvisazione e della conduzione del gruppo che si
avvicinano alle situazioni di libera espressione svincolandosi da
programmi prestabiliti.
Il lavoro sul suono può inoltre favorire percorsi di recupero
specifico quando diviene esercizio della memoria, del
riconoscimento, ossia quando ne viene valorizzato l'aspetto
sensoriale, quello psicomotorio, quello percettivo, quello della
rielaborazione dell'informazione per individuare, classificare,
seriare, produrre.
L'accoglienza scolastica
Accoglienza scolastica e progetti sullo stare bene a scuola
sono poi altre modalità per attività derivate da metodi e tecniche
musicoterapeutiche perché in essi l'elemento portante è la
comunicazione interpersonale.
L'interazione sonoro musicale attraverso il "dialogo sonoro", le
"sonorizzazioni nel gruppo", le traduzioni di immagini in
sonorizzazioni e le conseguenti verbalizzazioni favoriscono la
scoperta dell'altro e arricchiscono l'esperienza del sé.
La prevenzione
Parlando dello stare bene a scuola poi le tecniche della Musico
Terapia approdano di diritto nel consentire la formazione di
momenti della vita scolastica destinati alla libera espressione delle
personalità. L'integrazione dei linguaggi espressivo creativi che si
celano dietro la materia sonora consente un apertura a 360 gradi sul
pianeta persona. L'esperienza di sé e dell'altro è vissuta nell'ambito
emotivo, potremmo dire "EMOZIONANTE", . dell'evento sonoro
musicale, e dell'evento creativo che emerge attraverso una tecnica
molto vicina alla terapia: "l'improvvisazione", il "qui ed ora", così
come la traduzione dei propri vissuti e delle immagini ad esse
associate nella materia non verbale sonora che le rende esprimibili,
proponibili al gruppo. Alcuni possono obiettare che questo discorso
sottolinea essenzialmente l'ambiguità del fatto comunicativo di cui
si parla e che quindi tutto questo può essere inefficace sul piano
del cambiamento; ma secondo me proprio questa ambiguità è tale
agli occhi del vissuto razionale della persona, non lo è per quello
emotivo; al contrario l'elemento comunicante si trasforma in un
messaggio interpretato attraverso l'emozione vissuta, superando i
filtri "dell'appreso".
Tutto ciò accade sin dall'ingresso alla scuola materna dove il
distacco dall'ambiente familiare è certamente un momento difficile
per il bambino/a, a volte traumatico. Perciò fin dal primo momento
della giornata è indispensabile attivare tutto ciò che può rendere
accogliente e sereno l'ambiente scolastico per permettere ai/alle
bambini/e di affrontare con sicurezza la separazione dalla madre.
Per questo è molto importante utilizzare tutto quel bagaglio
culturale sonoro che viene dalla primissima infanzia: filastrocche,
cantilene, ninne nanne, e che sono tra i primi approcci sonori vocali
tra il/le bambino/a e la sua famiglia.
Nel panorama educativo italiano, ad oggi, se è possibile
intravedere elementi di espressione sonora nella sperimentazione di
alcuni insegnanti della scuola, lo si deve al caso. La causa sta,
come noto, nelle norme legislative, nelle strutture, nel monte ore
che lasciano uno spazio minimale al suono. Si sono attivati,
tuttavia, corsi di educazione alla salute, in cui erano presenti
esperienze sonoro-musicali di musicoterapia preventiva, con
rimandi di soddisfazione da parte dei ragazzi/e e di interesse da
parte di insegnanti.
Per chi si ponga nell'ottica del ricercatore, si possono
intravedere due ordini di questioni: 1) perché la musica può
insegnare e formare l'adolescente, aiutandolo a costituire la propria
identità e 2) come-quando ciò potrebbe essere realizzabile.
1)Perché la musica…………
Nelle attività dell'educazione alla salute che sono state condotte
negli ultimi anni, si è potuto più volte osservare l'effetto del
suono su preadolescenti e adolescenti, l'integrarsi del
linguaggio non verbale tra la sensazione delle proprie emozioni e
la presa di coscienza del proprio dato esperenziale.
I/le ragazzi/e presentano in generale, una sensibilità percettiva
molto spiccata, accompagnata di norma da una difficoltà
altrettanto forte a reperire gli strumenti per gestirla. Il suono
accompagna le intuizioni ed il tono densamente emotivo del/la
ragazzo/a riducendo il senso di isolamento e facendo presentire
una consonanza con stati euforici e diaforici a tinte forti. La
musica mostra un percorso di cambiamento da uno status ad un
altro, rendendo possibile all'adolescente l'intravedere ed
ipotizzare un modo di gestire il proprio cambiamento fisico,
emozionale e mentale.
La musica aiuta l'adolescente a rigenerarsi dal trauma della
crescita, riconduce al riconoscimento del nuovo se stesso in
divenire e rende possibile il pensarsi, il raccontarsi, il
comunicare.
Le attività di ascolto e di espressione con il suono e al musica
ridefiniscono il proprio trash, rispecchiano creativamente
l'adolescente rimandandogli un'immagine-figura sfondo – meno
sfocata, caotica, quindi più accettabile e definita.
Fare attività di musicoterapia preventiva in questo contesto
significa anche attivare comportamenti e riflessioni corali (- si
suona, si canta, si ascolta, ci si racconta -); la comunicazione
avviene tra il sé ed il suono, tra sé e l'altro.
I/le ragazzi/e da sempre hanno usato la musica come filtro
protettivo dalle ansie del mondo adulto, temuto come una
situazione di non ritorno.
Forse la musicoterapia può facilitare ed enfatizzare il processo
connaturato già esistente, fornendo strumenti di ascolto, di
decodifica, attività di riconoscimento e rispetto delle regole,
mediando tra una tendenza al divenire ed una concreta, se pur
personalissima realizzazione creativa.
2)Come e quando………
Il come ed il quando che gli è correlato, dipendono dalla
riflessione delle istituzioni e delle agenzie educative sul senso di
questa nostra proposta che privilegia l'emotivo, il non verbale, il
suono, il pensiero divergente, consentendo di avere uno status
di grande dignità speculativa e formativa.
Nonostante esista una letteratura sterminata relativa alla
fondamentale esperienza che è per un bambino/a la possibilità di
sviluppare le sue conoscenze facendone esperienza attraverso il
corpo ed il movimento, ho potuto verificare che molti insegnanti
propongono ai bambini/e una quantità di lezioni frontali
sproporzionata e difficilmente sopportabile.
Una buona educazione (musicale o non musicale) non può
prescindere dalla necessità che ha il/la bambino/a di muoversi per
apprendere e deve invece comprenderla per renderla parte
integrante del processo educativo; l'educazione musicale può
facilmente fare tesoro di queste necessità rendendo la lezione non
solo più piacevole ma anche più utile.
Il processo di maturazione e crescita passa attraverso questa
comprensione ed accettazione della diversità e la comunicazione
con gli altri contribuisce a sviluppare il processo di integrazione e
socializzazione per una Scuola che non sia "utile soltanto a chi non
ne ha bisogno".
Da questa esigenza profonda di espressione e comunicazione,
trasmissione di emozioni, sentimenti, sensazioni e pensieri nasce il
linguaggio dei suoni e della musica: se questo fosse compreso con
maggiore chiarezza l'educazione musicale potrebbe avere un ruolo
non marginale all'interno del contesto scolastico.
Forse per comprendere ciò occorre ripercorrere le fasi del
nostro crescere e divenire adulti, riascoltare una melodia, un ritmo,
una frase che ci hanno consolati o magari attivati; forse se
sentissimo dentro di noi questa necessità potremo scoprire la
bellezza di costruire una scuola in cui non si segnalino solamente i
precipizi in cui ad ogni passo i ragazzi e le ragazze possono
piombare, ma dove qualcuno mostri loro le cime che li invitano, al
di sopra di valli invase dalle ombre, a scoprire il sole, una scuola
dove non si vada solo a scuola di musica ma dove si lasci entrare la
musica a scuola.
CURRICULUM
Cognome: LOMBARDI
Nome: VINCENZO
Data di nascita: 04/04/1949
Luogo di nascita: LUCCA
Titolo di studio: Laurea in Pedagogia con indirizzo
psicologico
Qualifica e ruolo professionale: Pedagogista libero professionista
Abitazione: Via S. Croce, 26 – 55100 Lucca
Tel.: 0583.48430
Cell.: 338.3774123
Fax: 0583.418899
-Diploma Liceo Scientifico, presso il Liceo Scientifico "A. Vallisneri" di
Lucca, 1969.
-Laurea in Pedagogia con indirizzo psicologico, presso l'Università degli
Studi di Firenze, 1981.
- Iscritto all'Albo dei Pedagogisti dell'A.N.PE. (Associazione
Nazionale Pedagogisti, con sede in Roma, 1993 con il N. Rep.
0318.
-Corso di Formazione quadriennale, presso la Pro civitate Christiana di
Assisi in Musicoterapia, 1990 – Attestato di partecipazione.
-Corso di Formazione in Musicoterapia immaginativa presso il
C.I.S.S.P.A.T. (Centro Italiano Studio e Sviluppo Psicoterapia ed
Autogenes Training) di Padova, 1989 – Attestato di partecipazione.
-Corsi di Formazione A.R.I.P.S. (Associazione ricerche e interventi
Psicosociali e Psicoterapeutici) di Brescia sulle dinamiche di gruppo e
dei sentimenti, 1981 – Attestato di partecipazione.
-Corsi di formazione A.S.S.C.O.M. (Associazione per lo studio e lo
Dati anagrafici
Recapiti
Curriculum Formativo
sviluppo di Comunità) di Milano, sulla psicologia di comunità e sulla
ricerca intervento, 1985 – Attestato di partecipazione.
-Corso di Formazione per formatori C.P.P.P. (Centro Psicopedagogico
per la Pace) di Piacenza sull'educazione alla pace, 1995 – Formatore
per operatori di pace.
-Corso di Perfezionamento all'Adultità tenutosi presso l'Istituto di
Pedagogia dell'Università di Milano (Prof. D. Demetrio), 2000 .
-Corsi di Perfezionamento in Modelli di Ricerca nella Formazione degli
Adulti, indirizzi: Metodi di Osservazione e di Conduzione delle
relazioni interpersonali (S. Mantovani); Metodi di Autoformazione e di
Autovalutazione (D. Demetrio); Epistemologia e Clinica della
Formazione, (R. Massa) presso l'Università degli Studi di Milano
Bicocca, 2001.
-Corso di Formazione sulle tecniche autobiografiche presso la Libera
Università di Anghiari (AR), 2002 – Esperto di tecniche autobiografiche
e biografiche.
-Corso di Formazione in psicomotricità relazionale tenuto da A. LAPIERRE,
presso il Centro Studi Integrati di Firenze, 1985 – Attestato di
partecipazione.
-Corso di Formazione triennale di SHIATSU presso il Centro Psycheros di
Prato e Federazione ARCI Yoga e Oriente di Roma, 1993 – Operatore
Shiatsu.
-Corso di Formazione sull'handicap presso il Centro ERIKSON di Trento,
1986 – Attestato di partecipazione.
-Corso di Formazione sulla globalità dei linguaggi tenuto da Stefania
GUERRA LISI, presso il C.E.P. (Centro educazione permanente) di Assisi,
1987 – Attestato di partecipazione.
-Corso di ripresa e regia televisiva presso il C.E.P. (Centro educazione
permanente) di Assisi, 1991 – Attestato di partecipazione.
-Ricerche esperienziali sul riequilibrio dei due emisferi cerebrali con la
tecnica della FLOATATION TANK, presso l'Associazione "Jonathan" di
Roma, 1991 – Attestato di partecipazione.
-Corsi esperienziali di Bioenergetica (Milano, Firenze), presso
l'Accademia Shiatsu, 1988 – Attestato di partecipazione.
-Corso biennale in Counseling e relazione di aiuto (IACP, Roma), 2002 – Esperto di aiuto.
- Partecipazione come conferenziere in vari convegni di Pedagogia,
Antropologia culturale, Psichiatria, Musicoterapia, dal 1985.
-Corso di perfezionamento in comunicazione e relazioni interpersonali,
tenutosi presso l'Università di Siena, Facoltà di lettere e filosofia di
Arezzo 2005.
-Allievo di SWIFT-DEER (Psicologo e uomo della medicina degli indiani
Cherokee), in percorsi svolti ad Albinia, Pesaro, Firenze, promossi
dall'ARCI Regione Toscana, 1986.
Ha collaborato in qualità di socio:
- con la Cooperativa EDUCOM (Educatori di comunità) di Lucca per 5 anni
(1985-1990) con cui ha svolto attività pedagogica di animazione nei
progetti "Giovani" di vari Comuni della Toscana;
- con la Cooperativa CREA (Cooperativa realizzazioni artigianali) di
Viareggio per 4 anni (1990-1995) con cui ha svolto attività pedagogica di
educatore con persone handicappate in attività di Terapia
occupazionale, progettazione di comunità alloggio, pubbliche relazioni
con l'ente Comune, U.S.L., Regione;
- con l'Associazione Giolli (Associazione di ricerca e sperimentazione del
Teatro dell'Oppresso) di Medesano (Parma) (1990-1995) di cui è stato
socio fondatore (Vice Presidente per tre anni), svolgendo attività di
conduzione gruppi formativi, sul territorio nazionale, nella:
- scuola: progetto Arcobaleno, Ragazzi 2000, Progetto Giovani,
educazione alla salute, progetto genitori, aggiornamento insegnanti;
-A.S.L.: progetti sul disagio psichiatrico, handicap, emarginazione;
Comuni: laboratori teatrali sulla prevenzione del disagio giovanile.
Ha fondato il CE.PE.OL. (Centro Pedagogico Olistico), nell'anno
2000, Studio professionale che promuove, organizza e gestisce
interventi di Pedagogia Olistica secondo principi, metodi e
tecniche specifiche che trovano riferimento pedagogico in P.
Freire e psicologico in C. Rogers. È formatore da oltre 15 anni,
sul territorio italiano, nelle scuole, A.S.L., Comuni, Centri di
riabilitazione per disabili, meeting internazionali sul razzismo (in
collaborazione con l'A.R.C.I. Nazionale, dal 1996) e nazionali
sulla mafia (in collaborazione con il gruppo Abele, dal 1997).
Consulente pedagogico presso il Comune di Massarosa per il
Progetto Giovani, Centro Infanzia – Adolescenza – Famiglia,
Consulta del Volontariato dal 1998 al 2000. Consulente
pedagogico presso il Comune di Pietrasanta per il Nido dal 2001
al 2003. Per il Provveditorato di Napoli ha tenuto Corsi di
Formazione di Scuola materna, elementari, media, per genitori e
attività d'aula per classi particolarmente disagiate (1996, 1998,
2000).
Per il Comune di Portici ha svolto attività di formazione, in vari
laboratori per insegnanti, Associazioni di volontariato, nel
Carriera lavorativa
Attività in qualità di docente e/o relatore
progetto "Educazione alla legalità" (2002). Per il Comune di
Ercolano ha lavorato nel progetto "Educazione alla democrazia"
conducendo Seminari per insegnanti, Associazioni di
volontariato, genitori (2005; 2006; 2007; 2008).
Svolge attività di formazione nel territorio trentino dal 1995 per
conto della Provincia di Trento, per insegnanti della Scuola
dell'Infanzia, del tempo prolungato e per conto del Comune di
Rovereto, Ala, Avio, in Progetti Genitori, Adolescenti e Istituti
comprensivi.
Collabora professionalmente con:
a)A.R.T.E.R.P.: Associazione per la riabilitazione e le terapie di recupero
psicofisico di Firenze, dal 1990 (Presidente per tre anni). Per la suddetta
Associazione ha dato vita alla Confederazione Italiana Associazioni
Musicoterapia (C.O.N.F.I.A.M.), 1998. Docente di Pedagogia Olistica
presso la Scuola di formazione per Musicoterapisti, riconosciuta dalla
Regione Toscana dal 1998, e del Corso Muse di specializzazione per
Musicoterapisti dell'età evolutiva rivolto a Musicoterapisti diplomati
dal 2005. Sempre per questa associazione ha coordinato per il Comune
di Pistoia, per cinque anni, il Centro di per portatori di deficit "Il
piccolo Principe" dal 1997 al 2001, ed ha insegnato Pedagogia Olistica
presso l'Istituto Musicale "Mascagni" di Livorno e presso la Scuola per
Educatori Professionali dei Salesiani a Firenze, nel 1998.
b)NU.RI.SP.PE. (Nucleo ricerca sperimentazione pedagogica; Genova). È
tra i fondatori di questo gruppo nazionale di Pedagogisti liberi
professionisti che si incontrano periodicamente per promuovere
interventi di Pedagogia Applicata, formazione, aggiornamento, studi,
ricerche e convegni; attualmente ne è coordinatore e didatta dal 2000,
nel corso di Pedagogia Applicata.
c)GIOLLI. (Centro Ricerche sul Teatro dell'Oppresso e Coscientizzazione;
Reggio Emilia), dal 1991, come collaboratore esterno alle attività
dell'Associazione, conducendo interventi nelle scuole, nelle Associazioni,
nelle ASL, negli Enti locali.
d)IL CERCHIO MAGICO. (Rovereto), dal 1997, Associazione di genitori
in attività educative rivolte a genitori e figli/e. Interventi in Corsi per
genitori e figli.
e)CANTIERE CITTA' DAL BASSO. (Portici), dal 2000, Associazione di
cittadini in attività formative sull'educazione alla democrazia,
partecipazione, legalità. Interventi in Corsi sui temi associativi rivolti
alla cittadinanza, insegnanti, politici, amministratori, genitori.
f)ARCI (Nazionale e Regionale), dal 1996. Per il coordinamento annuale
dei laboratori al Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina.
g)GRUPPO ABELE (Torino), dal 1997. Per la messa a punto di Campi
nazionali Antimafia e per attività formativa ivi svolta in laboratori e
seminari.
h)QUELLI DI CLO' (Roma), dal 2000. Agenzia Formativa che progetta e
organizza percorsi formativi finalizzati ad avviare, nel servizio alla
persona, processi di riflessione e di apertura verso nuovi modelli olistici
per la cura dell'essere umano. Per vari Corsi formativi sulla leadership,
management, in cliniche private e A.S.L. pubbliche. Per Convegni sulle
cure palliative (ASL Ospedale Monfalcone, attività di laboratorio). Per
Corsi di formazione sulla relazione e la comunicazione (oncologia, ASL
Ospedale Monfalcone).
i)PETER PAN (Avio), dal 1997. Associazione pedagogica. Attività in Corsi
per genitori e insegnanti.
j)Provincia di Pisa, Consulente pedagogico per il Progetto SCREAM dal
2004.
k)I.L.O (Organizzazione Internazionale del Lavoro) Delegato I.L.O. per la
Provincia di Pisa.
l)U.N.I.C.E.F., Formatore U.N.I.C.E.F. per il Progetto SCREAM.
Un'esperienza con la Biomusica nella scuola
- L'urgenza di ricostruire uno spazio evolutivo –
Importanza e necessità del ruolo di una Musicoterapia
unita in questa ricostruzione.
1.1 PREMESSA
La Biomusica, o Musicoterapia Evolutiva, è uno dei fiori nati sul grande
albero delle Musicoterapie. La sua storia comincia in Argentina nell'anno 1980 e
si sviluppa attraverso un lungo cammino di riflessioni, ricerche empiriche, studi
e applicazioni, sino ad oggi. Questa disciplina, rispettando il fondamento
ispiratore dell'albero dal quale ha preso vita, nasce con finalità preventive,
terapeutiche e riabilitative, e si differenzia dagli altri fiori dell'albero per
subordinare queste tre finalità ad una dimensione più amplia, ossia l'educazione
allo sviluppo personale.
Questa inclinazione filosofica verso il metodo socratico spiega e
contestualizza il suo nome, Biomusica, la Musicoterapia Evolutiva: esso si deve
alla considerazione che la persona, qualsiasi sia la sua patologia o la sua
"normalità", è un essere in evoluzione permanente, dinamico, in cambiamento
costante. L'essere umano ha la possibilità di andare aldilà della sua situazione
attuale e di crescere in coscienza. Da questa prospettiva, la malattia e/o la
sofferenza mentale, sono fasi che l'essere attraversa e dalle quali può imparare
qualcosa che ha bisogno di imparare. Tutti gli esercizi e le esperienze che si
realizzano nella Biomusica hanno come obiettivo aiutare la persona a trovare le
risorse e le motivazioni necessarie al raggiungimento autonomo di questa
crescita.
1.2 INTRODUZIONE
La realtà globalizzata più preoccupante che il panorama internazionale sta
evidenziando con forza nel mondo educativo odierno, è la perdita progressiva e
ininterrotta di contatto tra i due protagonisti della quotidianità nella scuola:
professori e maestri da una parte e alunni dall'altra. Osservando la società
odierna, appare chiaro che tale situazione di separazione nella scuola è la
naturale conseguenza di una più amplia separazione sociale e culturale che si sta
definendo – purtroppo non solo tra il mondo giovanile e gli adulti.
Anche se i fattori che generano questa situazione sono molteplici e si
individuano in tutti gli ambiti pubblici e privati della vita e della società,
l'istituzione educativa, i dirigenti e gli educatori hanno la responsabilità etica e
deontologica di accettare la sfida e cercare alternative possibili per raggiungere
un cambiamento che migliori concretamente la situazione specifica
dell'ambiente educativo.
I risultati dello Studio P.I.S.A. – Programma Internazionale di Valutazione
degli Studenti – che l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo
Economico ha inaugurato nell'anno 2000 dimostrano con chiarezza che il
problema è globale: l'analisi della situazione degli studenti in Spagna conferma
la perdita di vincoli efficaci tra professori e alunni al punto che non si ottiene la
trasmissione della didattica di base; la studio continua evidenziando, dati alla
mano, una peggiore situazione in Italia.
In questa situazione appare urgente e necessario che tutti i professionisti
dell'educazione partecipino ad un processo complesso spiritualmente
coordinato. Questo processo, anche se si costruisce attraverso diversi strumenti,
riflessioni e prospettive, deve urgentemente tendere verso una unica direzione
fondamentale: ri-costruire uno spazio comune.
L'esperienza quotidiana di questi anni conferma che la maggioranza dei
protagonisti nella scuola dichiarano di sentire, implicitamente o esplicitamente,
costruttivamente o distruttivamente, la necessità di essere e stare in uno spazio
comune. Questi sintomi sono evidenti in ogni realtà, però ciascuna di queste li
confonde o li nega per la mancanza di una contestualizzazione che individui e
spieghi le ragioni di detta realtà di difficoltà glocale.
Un fattore importante che interviene è la velocità dei cambiamenti sociali che
è superiore alla formazione e all'aggiornamento dei docenti e dei dirigenti
scolastici. Ciascun cambiamento, comportando inevitabilmente cambi nelle
modalità relazionali, ci mostra come i giovani alunni creino codici, principi e
significati, sempre più indipendentemente dagli adulti e sempre più dipendenti
dai principi e abiti che interiorizzano attraverso – ma non solo - la cattiva
televisione. A cominciare da questi significati i giovani stabiliscono le referenze
che regolamentano l'inter-azione nei gruppi di pari, referenze che sono molto
più attraenti nei confronti dei principi che può contrapporre un maestro o un
professore. Questo elemento peggiora e riduce il campo di inter-azione tra le due
parti, perché inoltre i docenti, rifiutati o alieni, possono comprendere solo una
minima parte degli aspetti più importanti della vita psichica ed emotiva che si
sviluppa a partire dai "nuovi" principi dei giovani.
Progressivamente si sono rinforzate due linee separate, non necessariamente
affrontandosi, ma neanche confrontandosi: docenti da una parte e alunni
dall'altra; ciascuna linea con le sue ulteriori frammentazioni interne. Non c'è
terreno comune effettivo dove si possa sviluppare una relazione verticale che
costruisca comunicazione e permetta la successiva trasmissione educativa e
didattica. Nelle sue peggiori conseguenze, i maestri e i professori si bruciano
fisicamente e psichicamente per l'enorme frustrazione, l'isolamento, la perdita
di senso; i giovani abbandonano la scuola o assumono condotte violente e
distruttive in essa e tra di loro.
In ragione dell'urgenza che questa sintesi panoramica generale testimonia, la
Biomusica studia un'applicazione empirica in ambito educativo che ha come
finalità principale la Comunicazione. Ma quale comunicazione e che significa
questa parola così abusata? Il significato originario della parola comunicare è
"rendere qualcosa comune, condividere": allora, comunicare significa costruire
uno spazio comune, spazio nel quale giovani e adulti possano intergrarsi, intercambiando
mutuamente la vera solidarietà che naturalmente si sente quando un
essere umano riconosce un altro essere umano, a prescindere dalla sua età,
condizione, apparenza o ruolo.
Si parte dalla convinzione che la scuola è divenuta un ambiente (sempre più)
complesso che richiede necessariamente di un approccio complesso e di una
formazione complessa di coloro che vi agiscono; se volessimo osservare da una
diversa prospettiva potremmo dire che la scuola è oggi l'ultimo spazio aperto
ancora esistente di aggregazione giovanile; ultimo luogo nel quale poter ancora
dire e fare insieme qualcosa di adeguato per arrestare parzialmente il
decadimento sociale e culturale che è indiscutibilmente - e terribilmente - in atto.
Non è più solo un male didattico quello di cui soffre la scuola.
La musicoterapia, in questo quadro, può svolgere un ruolo determinante. La
Musica ed il Suono posseggono in loro tutte le possibilità della vita vissuta e
parlata, ma anche le possibilità della vita vissuta non verbale; musica e suono
rappresentano la superficie creativa nella quale si possono specchiare, osservare
e abbellire tutte le potenzialità individuali e collettive dell'essere umano. Musica
e suono sono inter-azione, integrazione, dialogo, condivisione, scambio,
alternanza, protagonismo, intesa, gioco, calcolo, studio, improvvisazione,
creatività, emozione, razionalità, movimento, pausa, contemporaneità, energia,
etc., etc., etc…
Anche per questo il musico-terapista nella scuola di oggi è un protagonista:
un Agente Educativo consapevole di agire in un ambiente complesso, che interagisce
consapevolmente con questa complessità. Tale complessità d'approccio, di
fatti, tiene conto di, e persegue, contemporaneamente:
13.Integrazione di ciascuno nella comunità emozionale, la comunità di
riferimento;
14.Far emergere - far esplicite - energie bloccate: le paure;
15.Rompere con il "programma invisibile" dominante per favorire
nuovi schemi di comportamento e nuove possibilità di ascolto e di
inter-azione.
16.Introdurre nuove condizioni affinché ciascuno compia un salto
evolutivo, favorendo l'evoluzione dell'ambiente tutto;
17.Trasformare situazioni di difficoltà ed al contempo prevenirne di
ulteriori;
18.Favorire il rispetto (di sé, degli altri e dell'ambiente) senza generare
sudditanza;
19.Costruire la relazione educativa anche con tutti i protagonisti adulti
della scuola.
1.3 CONTESTO
L'esperienza che si descrive è stata realizzata in ambito scolastico
ininterrottamente dall'anno 2002 all'anno 2009, anno in cui sono stati bloccati e
revocati finanziamenti vinti sino all'anno 2011.
Tutte le esperienze sono state condotte in orario curriculare con il
finanziamento del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, o del
Comune di Roma (Legge Regione Lazio 30.03.92, num. 29).
La ricerca empirica ha raggiunto un totale di circa 1.000 ore di
applicazione ed ha coinvolto complessivamente oltre 1.250 alunni in qualità di
"interlocutori primari" e approssimativamente 50 "interlocutori secondari" tra
dirigenti scolastici, professori, insegnanti di sostegno, personale amministrativo
e di servizio, familiari. La media per ciascuna scuola è stata di circa 100 ore
laboratoriali.
Le attività sono state realizzate con
- 160 bambini di età compresa tra i 6 ed i 10 anni;
- 800 pre-adolescenti di età compresa tra 11 e 14 anni (su cui si concentra
la presentazione in questione);
- 300 bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni (unica esperienza realizzata
in scuole private);
- 20 adolescenti di età compresa tra i 15 ed i 17 anni.
Nella maggior parte dei casi, il lavoro è stato svolto con gruppi-classe che
includevano uno o due alunni con importanti difficoltà a livello fisico e/o
psichico, con problemi di comportamento, di relazione, di gestione della tonicità
emotiva, di attenzione, di esclusione e di non integrazione.
Tutte le esperienze sono state realizzate in scuole pubbliche ubicate in
quartieri popolari e/o marginali e quartieri di medio-alto livello socio-economico
di Roma. Si osserva con molto interesse il raggiungere reiterato di risultati
concreti molto simili e molti incoraggianti, a prescindere dalle diverse condizioni
socio-economiche e socio-culturali dei territori di appartenenza di ciascuna
struttura pubblica implicata.
1.4 MATERIALI E METODI
La Biomusica è una musicoterapia mista, ovvero contempla ed utilizza elementi
di musicoterapia attiva e di musicoterapia ricettiva, integrandovi in modo
funzionale e strutturato elementi di discipline non musicoterapiche, quali yoga,
tai-chi, chi-kung, ginnastica corporale, stretching.
La metodologia si propone di agire con il suono e la musica sul triangolo Corpo
– Emozione – Energia, finalizzando il proprio agire alla crescita ed allo sviluppo
personale.
Gli esercizi e le esperienze utilizzati nel presente lavoro agiscono sulla sfera
fisiologica, emozionale ed energetica dell'essere umano.
L'attività si svolge con materiali poveri o addirittura in assenza di materiali; in
alcuni casi si utilizzano strumenti ed oggetti sonori, eventualmente realizzati
riciclando materiali d'uso comune.
L'intervento biomusicale si articola in tre fasi:
-Fase ludica
-Esercizi di Biomusica
-Terzo tempo di socializzazione.
La fase ludica è costituita prevalentemente di giochi ed esperienze di gruppo
sonoro-musicali e si utilizza con alcuni obiettivi precisi, tra i quali
sintetizziamo:
1.Integrazione; b. riscaldamento muscolare; c. ossigenazione di tessuti;
d. abbassamento delle inevitabili difese che complicano la
socializzazione nel gruppo; e. favorire la creatività; f. come elemento
formativo collaborativo e non competitivo; g. divertirsi.
Attraverso il gioco l'essere umano sazia l'innata pulsione di adattamento
all'ambiente esterno ed interno.
Grazie al gioco guidato possono emergere aspetti latenti delle relazioni in un
gruppo, che in altro modo rimarrebbero tali. Il gruppo riesce, progressivamente,
a scoprire e valorizzare ricchezze inattese di ciascun individuo e questo consente
a ciascun componente di riconsiderare la personale concezione dei suoi pari e di
se stesso, e di ampliare la sua prospettiva relazionale e comunicativa globale.
Gli esercizi di Biomusica
Attraverso la coordinazione di respirazione, vocalizzazione e movimenti, si può
permettere che gli studenti migliorino il funzionamento del campo bioenergetico
ed esperiscano sensazioni, percezioni ed emozioni extra-ordinarie nel
contesto scolastico. Questi esercizi ed esperienze sono molto importanti perché
consentono agli studenti di scoprire, vivendole, le qualità termiche e vibratorie
del suono, con l'obiettivo educativo di permettere loro di prendere coscienza
delle proprie potenzialità energetiche, sensoriali e propriocettive.
Il Terzo tempo
E' un momento di riconduzione verbale generale del lavoro svolto.
1.5 RISULTATI
La valutazione del lavoro si basa su due diversi strumenti:
a. Testo bianco autobiografico, scritto da ciascun alunno a conclusione
dell'esperienza.
b. Osservazioni libere scritte da docenti e insegnanti di sostegno.
Estratti dai testi bianchi autobiografici (brevissima selezione compiuta su circa
800 testi bianchi scritti da bambini di 11 anni d'età):
"Quando si scendeva a teatro o nella stanza di alfabetizzazione dove ci aspettava
Luca, ero felice. Mi dimenticavo di tutto quello che era fuori, perfino la lezione che
c'era da studiare. Era bello sedersi in cerchio e guardare "loro", i miei compagni,
negli occhi e pensare che quelle persone, fino ad allora, non le conoscevo. Era
bello, quando Luca batteva le mani, cambiare posto e, per la confusione, sedersi
vicino ad uno di "loro". Era bello fare cose che non avevo mai fatto. In quell'ora
mi divertivo tantissimo, mi piaceva ridere con gli altri però qualche volta abbiamo
esagerato. Ora, invece, è bello non dire più "loro" a quelle persone che non
conoscevo, ma dire "noi" a tutti gli alunni della I° C, compresa me, che ora
conosco."
"…grazie a tutto questo ci ha fatto stare più vicini con i compagni che prima non
consideravamo e quindi ci ha fatto diventare più una classe che invece un gruppo
di 2 o 3 persone al massimo"
"Questi pochi giorni che ci siamo incontrati giù sono stati molto belli e divertenti.
Questi incontri con Luca ci hanno fatto conoscere meglio, almeno a me, io siccome
sono abbastanza timida Luca e compagni mi hanno fatto integrare e sentire tra
loro..."
"...in questi 10 giorni è stato bellissimo, perchè ci siamo divertiti un saco e siamo
stati sempre alegri, abiamo fato tanti bei giochi e tantisime atività divertenti, però
anche argomenti un po più seri però sempre divertenti. Tutti insieme."
"Io della biomusica penso che sia una cosa importante per sentire i suoni, i rumori
di una canzone, per imparare la musica…sono dispiaciuta che adesso è finita ma
una cosa è che sono soddisfatta di aver fatto parte di questo gruppo."
"…è stato molto bello quando abbiamo formato dei brani con le nostre vocali, che
poi abbiamo usato per incrociarle con gli altri, da cui da lontano si poteva sentire
un piccolo concerto…"
"…durante questo corso ci ha proposto vari giochi, questi giochi mi sono piaciuti
molto perché coinvolgevano tutto il gruppo e non erano competitivi…"
"Caro diario, ti racconto che in queste 10 lezioni ho vinto la paura di parlare
liberamente. Sempre quando scendiamo avevo paura di parlare. Perché? Credo
che ti domandi. Ti digo perché i ragazzi pensava male di me e pure io alora pensa
così. Pero per me non importa perché loso che io non sono così ma quando vedo
che me guarda così stranio mi piange il cuore. Però quando scendiamo giu me
sentivo libero di parlare me sentivo bene per questo ti ringrazio luca. Tanti
auguri."
"Grazie a questo progetto ho imparato anche a tirar fuori i miei sentimenti, i miei
stati d'animo, le mie emozioni...e devo ammettere che è una cosa davvero bella. E'
come confidarsi con una persona di cui ti fidi. Tirar fuori ciò che provi secondo me
aiuta molto. Con questo progetto ho imparato anche a collaborare con gli altri. Ad
esempio i miei compagni ed io abbiamo fatto un gioco in cui intrecciavamo le
braccia e dovevamo appunto collaborare poi per scioglierci. Ho imparato quindi
a stare con gli altri e a divertirmi senza aver bisogno di oggetti. Sono diventata
molto creativa. Un consiglio che potrei dare ai bambini più piccoli è quello di non
vergognarsi e di non aver paura di tirare fuori i propri sentimenti."
"...il primo giorno mi sono emozionato e il secondo sono stato sicuro..."
"...Mi ricordo che al primo incontro ero incuriosita ed emozionata, non vedevo
l'ora di vedere cosa avremmo fatto. Il professore ci ha spiegato che avremmo
fatto attività divertenti per capire il ritmo: da soli, in coppia e anche in gruppo.
Alcune volte le attività sono state un pò complicate e non sempre sono riuscite
bene perchè la classe faceva troppa confusione. Verso la fine degli incontri le
cose sono andate meglio, mi sono divertita ed eccitata perchè i giochi erano
creativi e spiritosi. Alcuni di essi, essendomi particolarmente piaciuti li ho rifatti
anche a casa. Ricordo anche che, all'inizio di questi incontri, mi vergognavo a
causa della mia timidezza, ma adesso che il corso è finito ho capito che la
biomusica è molto utile e bella perchè a mio parere ci aiuta ad avere più fiducia in
noi stessi."
"In questo quadrimestre di biomusica ho provato divertimento, anche dispiacere
per i soli 10 incontri che abbiamo fatto, qualche volta vergogna quando
dovevamo cantare da soli, uno per volta, felicità per le tante risate fatte, ho avuto
paura di essere presa in giro quando parlavamo uno per volta, sono contento di
queste lezioni."
"Biomusica è stata un'esperienza bella anche se a volte un pò imbarazzante per
me. Questa musica particolare mi piace molto, anche se non riesco a superare la
mia timidezza."
"...durante questo progetto ho scoperto un lato dei miei sentimenti che non
conoscevo...mi sono divertita molto soprattutto perchè Luca ci faceva fare una
specie di lezione ma in modo molto divertente e quindi sembrava tutto un gioco."
"Ho passato le ore con Luca tanto bene perchè occupava la lezione - io lo stimo
tanto soltanto per averci fatto tutte queste lezioni - secondo me sono servite per
farci sfogare e trovare le nostre creatività e le nostre idee..."
"...mi è piaciuto quello batito di mani e quello de intrecio delle mani e quando
abiamo saltato un giorno non mi è piaciuto perchè abbiamo zompato un
giorno."
"Caro diario, ti raconto che mi ho sentito multo bene quando scendiamo giu me
sentivo alegro e molto bene. Mi piaceva quando cantam tantisimo."
"In questi mesi, ogni lunedì, nella mia classe imparavamo, divertendoci, a fare la
biomusica con il nostro insegnante Luca. Attraverso il gioco ad esempio
sbattevamo le sedie per terra, sbattevamo le mani sul muro, sull'armadio,
sull'appendi abiti...creavamo "musica". Attendevo con impazienza la quinta ora
perchè era piacevole, spassosa, infatti in quei momenti nell'aria c'era felicità e
allegria. Anche i miei compagni che di solito sono irrequieti partecipavano con
creatività e musicalità alla lezione. Ci sentivamo uniti una vera "band" musicale
per alcuni forse un pò confusionaria. Grazie Luca spero di ripetere presto questa
esperienza."
"Durante gli incontri che abbiamo fatto insieme a Luca sono stati veramente
favolosi perché potevo esprimere le mie sensazioni le mie emozioni e potevo dire
tutti i pensieri che mi giravano per la testa. Vorrei che l'anno prossimo
riandassimo in quel bel teatro insieme al nostro mitico Luca."
"Facendo questo progetto di biomusica ho capito tante cose e provato molte
sensazioni, una delle tante è la gioia perchè ci divertivamo e luca ci ha fatto
giocare. Con lui abbiamo un rapporto diverso e questo ci fa sentire più a nostro
agio. Per me questo progetto ci ha imparato due cose: una è quello di saper
lavorare e parlare in gruppo e l'altro è quello di imparare una musica fuori dal
normale. i miei stati d'animo sono diversi da quelli che provo ogni giorno e quindi
mi dispiace che questo progetto finisca."
"In questi mesi mi sono divertito un mondo con il mio professore Luca. Luca
fisicamente è un uomo mingherlino con dei capelli alla bobbe Marley e
l'orecchino da dee-jay di biomusica. Nelle ore di biomusica insieme a luca mi
sentivo a mio aggio perchè con lui potevo riferirgli tutto quello che pensavo.
L'armonia che ho con lui sembra come esser sdraiati sul prato a fare dei suoni con
la bocca, sembrava un concerto mi sono divertito un mondo. Avvolte quando faccio
biomusica e facciamo quei suoni con la bocca sembra che quel suono si muovesse
e che andrebbe nei nostri cuori e che ci facesse tutti divertire. Un giovedì siamo
nella camera dove si faceva biomusica e abbiamo fatto un suono diverso da tutti,
molto divertente, il gioco consisteva nel dare botte con le mani al muro, in
somma un armonia con le mani, molto divertente. Vorrei rifarlo anche in
seconda media."
"Quando eravamo seduti tutti in cerchio è stato stupendo perché guardavo i miei
compagni negli occhi ed è stato come vedere un raggio di sole perché erano
contenti e spensierati pensavano solo a quell'attimo, ed io ero contenta a vedere
tutta quella gioia cosa che gli adulti non hanno più, perché forse si sono
dimenticati cosa significa essere felici. Biomusica è una cosa stupenda che
impari, e ascolti e che non ti dimentichi più perché rimane nel cuore per sempre.
Un bacione…
"Siamo a datti a musica a biamo giocato bene era bello a giocare e a biamo
parlato bene e a biamo finito da parlare e poi siamo saliti in classe a fare
merenda. Bene. Grazie luca bello a zì"
"In questo anno ho imparato molte cose da lui: ho imparato che la voce si poteva
cambiare a seconda le tue abitudini. E ho anche imparato dei giochi con cui
possiamo collaborare insieme. All'inizio avevo paura in Media ma grazie a lui mi è
passata la paura. Vorrei tanto sapere che cosa farà se non fa più biomusica e io
cosa farò.
La ringrazio professor Luca. Il tuo allievo."
Osservazioni libere scritte da docenti e insegnanti di sostegno.
ESPERIENZA CON LA BIOMUSICA.
CHE COSA è STATO OSSERVATO IN ME E NEGLI ALUNNI?
Di Anna Carocci - Insegnante di musica della scuola media statale Salvo
D'Acquisto.
L'esperienza della biomusica nella scuola media è una meravigliosa opportunità
d'osservazione.
I ragazzi con cui ci siamo trovati a lavorare durante questo anno scolastico si
sono rivelati in tutta la loro spontaneità.
Io penso che nella scuola sia molto costruttivo lasciare uno spazio seppur ridotto
(in questo caso 10 ore) in cui i ragazzi possano esprimere ciò che a volte per mille
e più motivi fa fatica ad venire fuori. Da me è stato osservato che molti di loro
inizialmente gestivano poco bene la propria libertà ed in particolare un bambino
molto intelligente, molto ben educato dalla famiglia e apparentemente
controllato: Andrea Zingaro della classe 1 B. Questo bambino durante le prime
lezioni di biomusica è apparso poco controllato, dispettoso, arrogante e
prevaricatore. Pian piano è riuscito a capire, stando insieme agli altri, che nel
gruppo ci si comporta in maniera collaborativa e oggi dopo 10 lezioni è
perfettamente integrato e accettato, e soprattutto libero di esprimere la propria
creatività senza essere aggressivo. Sempre nella stessa classe c'è stata la presa di
coscienza da parte di Alessio Zappulla che anche in lui c'è qualcosa di
costruttivo. Da questo bambino le prime tre lezioni sono state vissute stando in
silenzio, con il corpo immobile e con un atteggiamento di rifiuto di fronte a
qualsiasi attività. L'unica frase che riusciva a dire era di completa
disapprovazione riguardo alle proprie capacità e qualità ("io n'so bono" - n.d.r.).
Ad un certo punto è avvenuto il "salto di qualità"; il bambino è riuscito ad
entrare in relazione con il gruppo e soprattutto ad esprimere se stesso con
creatività e convinzione e la cosa più interessante è che tutto è avvenuto
spontaneamente. Anche nelle altre classi è risultato evidente come molti bambini
in particolare di altre nazionalità, sono entrati in relazione con i compagni in
modo spontaneo, libero e collaborativo.
Per qualcuno di loro sicuramente qualche ora in più di biomusica sarebbe
servita per sbloccare meccanismi più complessi; per esempio per Veruska (1 C) o
per Anthony, per Androw, per Leonardo, per Violetta, per Claudia (1 A). Questi
bambini infatti cominciavano ad esprimersi al meglio proprio quando
l'esperienza volgeva al termine.
Molte cose sono state osservate anche in me come insegnante. Per me è stato più
facile e più rapido osservare ogni ragazzo nella sua individuale personalità, e
sono riuscita a capire meglio come si può instaurare un rapporto attraverso un
dialogo assolutamente lontano dal verbale. Tale dialogo, infatti, risulta più
trasparente e più vero fortificando il rapporto di fiducia e rispetto tra alunno e
insegnante.
L'operatore Luca Marchioni, presente con la biomusica in codesta scuola per il
terzo anno consecutivo riesce sempre più ad entrare in empatia con il gruppo
classe e con estrema delicatezza di modi a tirare fuori dal gruppo contenuti
significativi, contribuendo così alla crescita armonica del bambino.
Anna Carocci
II. ATTIVITA´ PEDAGOGICO-MUSICALE
"Uso del corpo come strumento a percussioni"
? Obiettivi generali:
- sviluppare un senso del contatto giocoso: toccandosi ci si diverte e si
producono suoni e disegni ritmati
- vincere la paura del contatto con l'altro
- percepire l'importanza dell'unione armoniosa
? Obiettivi specifici:
·Area musicale:
- sviluppare il senso del ritmo
- riconoscere i tempi della musica e i battiti
- usare il proprio corpo per produrre suoni adeguati alla musica e
agli altri, legandosi ad una base comune.
·Area logico-matematica:
- saper costruire figure geometriche tutti insieme, attraverso l´uso dei
corpi uniti nel disegno geometrico
Conclusioni
Da quanto è stato accennato nell'introduzione, l'utilizzo di attività fondate sulla
condivisione bioenergetica ha avuto l'obiettivo di motivare e coinvolgere
notevolmente gli studenti, rendendoli partecipi di una attività innovativa e
stimolante.
Dalla valutazione finale si nota un leggero miglioramento sia tecnico di postura
che cooperativo. La particolarità di lavorare in gruppi da tre e da quattro per
circa 7-8 minuti, ha obbligato gli studenti a lavorare tutti contemporaneamente,
coinvolgendoli e facendo vivere loro un clima divertente ed allo stesso tempo di
attenzione molto elevata.
La biomusica essendo un'attività sperimentale, ha proposto un apprendimento
meta-cognitivo, ha stimolato gli studenti ad essere indipendenti nelle scelte, ad
auto-regolarsi e ad auto-gestirsi. L'importanza di fornire allo studente la
capacità di un pensiero critico ha provocato in esso un rinforzo emotivo ed una
sicurezza e fiducia nei confronti dell'insegnante sulle proposte da esso stesso
effettuate.
Considerando che è una sperimentazione, credo che nonostante la mancanza di
significativi dati scientifici, posso affermare che sono stati ottenuti dei buoni
successi di partecipazione collettiva e di entusiasmo di classe.
Concludo dicendo che la figura dello studente, intesa come essere pensante e
autonoma nelle scelte, deve essere aiutata e stimolata ad esprimere le sue
conoscenze a trecentosessanta gradi, affinché possa raggiungere una coscienza di
apprendimento e di esistenza. Le posture, infatti, cercano di proporre tali
logiche, creando condizionamenti e comportamenti socio-cognitivi.
Ivano Cuppone
RELAZIONE SULL'ESPERIENZA BIOMUSICA
Inizio col riportare la personale positività di un alunno verso questa attività:
LUCA PALMIERI
"Questo per me è il primo anno che studio musica. Nella nostra scuola è previsto
anche lo studio della biomusica che è l'uso della musica per far rilassare e curare
il corpo e la mente ... è come se i miei muscoli si svegliano e la mia mente è più
rilassata e sento una carica diversa per tutte le lezioni ..."
Dietro queste parole semplici e positive io personalmente ho notato che questi
dieci incontri hanno portato i ragazzi nella condizione di essere liberi: liberi da:
a)schemi organizzati (es:ambiente scolastico);
b) L'esprimersi davanti agli altri col corpo ,con la voce;
c)schema adulto-bambino, cioè rispetto senza sudditanza;
d)perché non ci sono cose sbagliate o giuste e tutto è positivo (rispetto alla
conoscenza di se stessi);
e)perché nessuno ride di un altro quando si è in libera espressione;
f) perché non ci sono misure di valutazione che quantificano il loro operato e
quindi non esiste il bravo!
g)perché riescono a tirar fuori la loro indole e a farne buon uso.
ROMA GENNAIO 2007 MARIA SCANDURRA.
1.6 DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
Trarre delle conclusioni è difficile. Si può certamente riflettere su alcuni aspetti
che si sono evidenziati:
L'urgenza di ri-costruire uno spazio evolutivo: nell'applicazione della
Biomusica in ambito educativo, si assume la sfida di cominciare a definire
concretamente lo spazio evolutivo, ovvero quella dimensione che viene prima,
durante e dopo del terapeutico e del riabilitativo. Una dimensione emozionale
che prende vita in conseguenza della condivisione di spazi e di tempi comuni
tra gruppi di essere umani. E' fugace ed invisibile però non per questo
inesistente, non si può toccare però è concreta. Questo spazio, secondo la
nostra esperienza, nasconde molte informazioni fondamentali nel cammino di
rinnovamento urgente che la scuola con tutti i suoi protagonisti devono
compiere nelle proprie modalità relazionali.
Comunicare: la Biomusica studia un'applicazione empirica in ambito
educativo che ha come finalità principale la Comunicazione. Ma quale
comunicazione e che significa questa parola così abusata? Il significato
originario della parola comunicare è "rendere qualcosa comune, condividere":
allora, comunicare significa costruire uno spazio comune, spazio nel quale
giovani e adulti possano intergrarsi, inter-cambiando mutuamente la vera
solidarietà che naturalmente si sente quando un essere umano riconosce un
altro essere umano, a prescindere dalla sua età, condizione, apparenza o
ruolo.
Comunità Emozionale: le emozioni influiscono su ogni essere umano ed
influenzano il suo agire con gli altri. Per tanto le emozioni influiscono nelle
relazioni e le relazioni nelle emozioni. Ciò implica che l'attività si sviluppi
sempre con il gruppo e mai con l'individuo separatamente. Si stabilisce che è
nel gruppo che ciascun alunno sperimenta le sue relazioni e le sue emozioni,
perchè il gruppo, nel quale l'alunno vive la maggior parte del tempo a scuola,
rappresenta la sua "comunità di riferimento". E' importante che questa
comunità abbia opportunità per trasformare punti di vista su se stessa e sui
suoi componenti, per tanto si è considerato fondamentale non separare i
componenti del gruppo e si è evitato di realizzare l'attività solo con alunni
con differenti abilità o altre difficoltà. Si è potuto comprovare quanto sia
difficile che avvenga una cambiamento emozionale effettivo che non si realizzi
nel gruppo e che non interessi il gruppo intero. La Biomusica applicata in
ambito educativo considera che, attraverso un processo di trasformazione delle
emozioni, si può evolvere come essere umano e come gruppo. Affinché adulti e
adolescenti possano compiere queste trasformazioni, non sembra essere
sufficiente parlare, cantare, danzare o dipingere le emozioni, bensì è urgente
ed utile lavorare alla ri-costruzione di quello spazio evolutivo che la scuola,
con l'appoggio di tutti i suoi protagonisti, può e deve tornare a rappresentare.
Rompere con il "programma invisible": gli interlocutori giovani non possono
recuperare una relazione con l'istituzione scolastica senza recuperare la
confidenza negli interlocutori adulti con i quali condividono la quotidianità
scolastica. Perché ciò sia possibile, gli interlocutori adulti devono recuperare,
agli occhi dei giovani, un
fascino carismatico ed un potere simbolico. Questa grave interruzione
comunicativa si sta generando all'interno di un "programma" invisibile ed
intangibile ma profondamente reale. Questo programma è il risultato della
somma dei distinti fattori di separazione, quali stereotipi obsoleti che servono
solo a rinforzare il programma in questione e
continuare così allontanando i protagonisti dalla possibilità di ri-stabilire un
contatto: è il caso, ad esempio, della distinzione autoritaria dei ruoli tra
professori ed alunni, o del linguaggio che ciascuna parte utilizza, o delle
apparenze esteriori che ciascuna parte può offrire, del "lei" e del "tu", del
cognome e del nome… Per poter recuperare e/o strutturare uno spazio
comune reale dove tutti i protagonisti partecipano concretamente, si
considera necessario ed imprescindibile che gli educatori, come primo passo,
rompano con il programma invisibile per essere riconosciuti come elementi
alieni a esso; liberandosi delle proiezioni conflittuali distruttive che gli alunni
compiono inevitabilmente ed inconsciamente verso l'adulto nella scuola, è
possibile recuperare l'autorevolezza basica necessaria per costruire una
nuova modalità di relazionarsi con i giovani nella quotidianità scolastica.
Personalizzare la relazione tra docente ed alunno: l'aspetto emozionale di
ciascuna persona e di ciascuna relazione si converte definitivamente in un
contenuto pedagogico dell'attività didattica ed educativa nella scuola.
Proporsi di lavorare nella dimensione emozionale della scuola ci
compromette nello sviluppare una "nuova" prospettiva critica e polemica",
necessaria per affrontare quei meccanismi pregiudizievoli che radicano nelle
modalità dominanti di concepire l'essere umano e le sue relazioni, nel
contesto scolastico.
Recuperare spazi e prospettive per la normalità: ogni essere umano ha
emozioni, a prescindere dalla sua condizione: le emozioni sono democratiche.
Si ricerca in modo empirico un ambito di lavoro – e di pensiero – dove ci sia
"ascolto" per la normalità emozionale di ciascuno e non per le differenze, le
diversità. L'urgenza del nostro lavoro è recuperare la capacità di osservare e
di interessarsi della normalità dell'essere umano, quella parte che appartiene
a tutti, a prescindere dalle differenze. Questa, in un certo modo, si è potuta
incontrare dove nascono e si trasformano le emozioni. Per queste ragioni si
sono invitati i gruppi a partecipare a proposte uguali per tutti i componenti.
Tutti i gruppi hanno potuto rompere con lo stereotipo sulla differenza,
scoprendo che si può imparare dalle risposte che ciascun partecipante offre in
relazione alle sue normali o differentemente normali possibilità.
La qualità uniche della musica: la rapidità e l'efficacia nell'avvicinamento
degli obiettivi in un tempo così breve, si devono alle qualità uniche della
musica ed alla relazione speciale che può esistere tra musica ed essere umano.
Tale rapidità nella capacità di generare cambiamenti non è importante in sé
per sé, quanto in relazione alla brevità complessiva dell'intervento in
ciascuna classe (tre mesi circa). Ciò evidenzia la forza oggettiva dell'impatto
costruttivo sostanziale e suggerisce il grande potenziale che potrebbe avere
l'intervento biomusicale e musicoterapistico applicato con continuità e
regolarità durante l'intero ciclo formativo della scuola secondaria di I° grado.
L'importanza e la necessità di una Musicoterapia unita: il musicoterapista è
un agente educatore che agisce in un ambiente complesso. La musicoterapia
unita può candidarsi per essere una tra le guide per un concreto e utile
rinnovamento della scuola. I musicoterapisti uniti possono dare vita ad un
gruppo di lavoro educativo nazionale (ma in futuro internazionale) che si
confronta sulla base delle diverse esperienze fatte, sulla base della conoscenza
delle difficoltà e delle realtà scolastiche, e sui diversi metodi e tecniche, con lo
scopo di comprendere maggiormente le motivazioni che originano le difficili
realtà del contesto scolastico e di porre le basi per una possibile risposta
complessa adeguata alla complessità del problema: una nuova agenzia
educativa fondata sulle qualità peculiari del suono, della musica, della
musicoterapia e soprattutto del contributo variegato ma unito dei
musicoterapisti che operano nella scuola.
1.7 BIBLIOGRAFIA
·Biomusica, la musicoterapia evolutiva, di Mario Corradini, ed. Life Quality
Project, Roma, 1999.
·Biomusica, la musicoterapia nel suo metodo integrale, di Mario Corradini,
ed. Mediterranee, 1996.
·Biomusica con adolescenti portatori di disturbi affettivi, un'esperienza nel
centro comunitario di salute mentale di playa, l'habana, Cuba. Dott.ssa.
Mcs: Maria del Carmen Hernandez Saenz de Calahorra,
Psicoterapeuta:Mairovis Rodriguez Hong
·Un'esperienza con alunni di violino a la Habana, di Lic. Zoila Menendez.
·Cuidando al cuidador primario de ninos con sindrome de Williams,
mediante Biomusica. Julio Hernandez Falcon y Victor valverde Molina,
Megaproyecto "nuevas estrategias genomicas y proteomicas en salud
publica". SDEI. PTID.05.1 y ENEO-UNAM, MEXICO,
·Un'esperienza con la Biomusica nella scuola; l'urgenza di ricostruire uno
spazio evolutivo, di Luca Marchioni,
La musicoterapia è una musica di buontà..."
Il processo musicoterapico in relazione ai processi didattici e apprenditivi
nella Scuola dell'Infanzia
Raffaella Coluzzi
"La musicoterapia è una musica di buontà, di quelle buone perché piace a
tutti", così ha sostenuto Valentina, 4 anni, partecipando con la sua classe ad un
percorso musicoterapico. La sua definizione contiene l'esperienza musicoterapica
afferrata con le sensorialità, gustata e assaporata come un boccone succoso. Forse è
per questo che è la mia preferita al confronto con le più dotte e senza dubbio più
esaustive definizioni. Quella della World Federation of Music Therapy1 riporta la
molteplicità di obiettivi delle diverse musicoterapie, mettendo d'accordo teorie e
modelli, ambiti e finalità in una specificità che, pur trans teorica, colloca e ridisegna
efficacemente ruoli e compiti della musicoterapia. Mentre i teorici definiscono
tecnicamente e, aggiungerei, adeguatamente la musicoterapia, Valentina ne delinea un
1 "La musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, armonia, melodia) da parte di un
musicoterapista specializzato con un paziente o un gruppo di pazienti, in un processo volto a facilitare e promuovere
la comunicazione, le relazioni, l'apprendimento, la mobilizzazione, l'espressione, l'organizzazione ed altri obiettivi
terapeutici rilevanti per affrontare bisogni fisici, mentali, sociale e cognitivi. La musicoterapia mira a sviluppare le
potenzialità e/o a ripristinare le funzioni dell'individuo in modo tale che questi possa raggiungere una migliore
integrazione intrapersonale e interpersonale e, di conseguenza, una migliore qualità della vita mediante la
prevenzione, la riabilitazione e il trattamento". (1996)
tratto essenziale che parte dal vissuto corporeo, dove sensazioni ed emozioni
diventano aspetti fondamentali dell'esperienza, attraverso di essa possono rendersi
manifesti, per poi essere ri-conosciuti e condivisi. Così l'esperienza è "buontà",
perché il sapore dell'esprimere se stessi, di narrarsi nel sonoro, diventa occasione
unica di scoperta di parti di sé, spesso non narrate in altri luoghi, e di condivisione
con il gruppo dei pari. Esperire il corpo e le possibilità comunicative, il suono
prodotto nelle sue tante sfumature e strutture, convogliare il sentire nel proprio
personalissimo progetto, che ogni bambino ha nella sua mente. Ed è già "musica di
buontà" il dialogo, la "danza" di equilibri tra l'ascoltarsi e l'ascoltare l'altro, tra il
fare insieme e lo sperimentare da soli, tra l'accelerare e il diminuire nei ritmi
dell'agire e dell'attendere, del dire e dei silenzi. Nel campo di esperienza "Il corpo in
movimento"2 si afferma: "I bambini prendono coscienza e acquisiscono il senso del
proprio sé fisico, il controllo del corpo…. delle possibilità sensoriali ed espressive e
di relazione…."3 e ancora "La scuola dell'infanzia mira a sviluppare gradualmente
nel bambino la capacità di leggere, capire e interpretare i messaggi provenienti dal
corpo proprio e altrui, di rispettarlo e di averne cura, di esprimersi e di comunicare
attraverso di esso per giungere ad affinare capacità….. di muoversi e di comunicare
secondo fantasia e creatività". Gli strumenti musicali, come sostenuto dagli
etnomusicologi, nascono come prolungamento del corpo e il loro uso mobilita il
corpo stesso, ne coinvolge parti diverse, attiva variazioni nella tonicità muscolare e
nella postura. La musicoterapia è occasione in cui la forza e la direzione del gesto si
concretizzano nel sonoro, in una gamma di eventi sonori che esprimono significati
appartenenti a chi sta suonando.
Valentina mi stupisce con il suo "piace a tutti", tanto generalizzato quanto
provato con i compagni di classe, in cui rievoca con le parole il piacere sperimentato
nel non verbale, così come un'altra bambina della sua classe che, nel descrivere il
disegno con cui ha rappresentato l'incontro di musicoterapia, dice: "Ho disegnato
tutti i suoni colorati: erano il ritmo della musica e io mi sentivo benissimo-bene e ho
fatto i cuoricini perché mi sentivo felice". Parole che riassumono, più efficacemente
di quelle degli adulti, che la musicoterapia nella Scuola dell'Infanzia è occasione in
cui esprimere vissuti ed emozioni, in cui poter condividere un originale dialogo
intorno a sé e all'esperienza: in tal modo è un efficace strumento per l'osservazione
dei comportamenti, consente l'individuazione precoce di problematicità, offre
opportunità di scambio.
Nel percorso di musicoterapia a cui ha preso parte Valentina, così come altri
condotti nella scuola dell'infanzia, il percorso musicoterapico non si configura come
evento a sé stante ma è parte del contesto didattico, in una pedagogia attiva volta alla
facilitazione degli apprendimenti e dello sviluppo armonico dei bambini. Il termine
attivo intende riconoscere alla persona la capacità di interagire con il contesto, di
modificarlo attraverso le proprie azioni, di apprendere e acquisire utilizzando le sue
capacità di scelta e coinvolgendo tutte le sue funzioni (cognitive, affettive,
relazionali, motorie, linguistiche, spirituali, integrate…). Pur nella sua specificità, la
2 Indicazioni Nazionali per il Curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo dell'istruzione, Ministero della
Pubblica Istruzione, Roma settembre 2007
3 Indicazioni cit, pg.33
musicoterapia si inserisce quindi pienamente nell'intervento curriculare, adottando il
lavoro in piccoli gruppi a cui segue la riflessione verbale su quanto accaduto e una
nuova descrizione con altri linguaggi. Il percorso si struttura a più livelli:
·esperienza di musicoterapia con il gruppo di classe (suddiviso in
sottogruppi)
·attività didattica, svolta prima e dopo l'incontro di musicoterapia
·partecipazione e coinvolgimento a distanza dei genitori
I tempi di attuazione, in genere di circa 4 mesi e a cadenza settimanale, sono vincolati
dalle disponibilità economiche e temporali della scuola stessa. Nonostante la brevità
temporale, la contestualizzazione dell'intervento nella progettualità di classe consente
a tali percorsi di apportare benefici ai bambini nei personali ambiti di funzionamento
e di favorire la socializzazione e l'integrazione di coloro che presentano
problematicità. La libera improvvisazione, l'uso di esperienze maggiormente
strutturate come le danze, la costruzione di oggetti sonori, il coinvolgimento a
distanza dei genitori, la verbalizzazione in aula con le insegnanti, il collegamento con
i Campi di Esperienza: queste le principali attività svolte con l'attenzione alla
definizione di obiettivi differenti dalle tecniche di educazione musicale e volti ad
incoraggiare i processi creativi, l'espressività e gli apprendimenti.
I disagi presentati dai bambini, dalle patologie di diverso genere diagnosticate
fino alle problematiche sociali e relazionali, sono i motori che spingono le insegnanti
a richiedere l'intervento musicoterapico come strategia ulteriore in supporto ad altre
messe in atto nella scuola. Un vantaggio insito nella musicoterapia è quello di porsi
come luogo accogliente dell'espressività dei bambini, in cui possono trovare posto
modalità non accettabili altrove. "Stavo a suonare con il tamburo con gli anellini.
Usciva un suono forte. Io mi sentivo bene come un bambino buono", racconta un
bambino alle maestre durante l'attività didattica, svolta dopo l'incontro di
musicoterapia, disegna e verbalizza, partecipa all'attività della classe: questa volta
non ci sono le sue corse rumorose e caotiche, gli spintoni ai compagni di classe ma la
forza è espressa nell'intensità del suono, permessa e valorizzata, partecipata dal
gruppo. Mi colpisce come ancora una volta si presenti l'uso della parola "buono",
questa volta legato ad un sentire di sé attraverso un'occasione espressiva, e mi
impressiona come i bambini sappiano narrare in modo immediato e diretto un sentire
dai contenuti così complessi. L'interazione nel gruppo, sia per bambini con diverse
tipologie di disagio sia per gli altri, attiva un movimento emozionale spesso
disconosciuto nella scuola, favorisce le alleanze nel gruppo allargato, predispone la
classe ad un più alto livello motivazionale nell'apprendimento. La promozione
dell'identità personale è una delle finalità per la scuola dell'infanzia riportate nelle
Indicazioni per il Curricolo: "Sviluppare l'identità significa imparare a stare bene e a
sentirsi sicuri nell'affrontare nuove esperienze in un ambiente sociale allargato. Vuol
dire imparare a conoscersi e a sentirsi riconosciuti come persona unica e
irripetibile…"4. In questo senso la musicoterapia condivide con la scuola
l'importanza del porre attenzione alla identità personale, utilizzando le proprie
tecniche e le proprie strategie. Certamente non risolutiva per le problematiche del
bambino, che probabilmente necessitava di interventi di aiuto mirati e specialistici,
4 Indicazioni cit. pg 27
l'esperienza di musicoterapia sperimentata con la sua classe ha però fornito al
bambino nuove opportunità per essere se stesso insieme agli altri in un modo che
risultasse congruo e condivisibile. Per le insegnanti ha rappresentato un punto da cui
partire per riflettere sulle possibili modulazioni nella relazione con il bambino e sulla
definizione di nuove modalità di intervento.
Del contatto dei bambini con la musica se ne occupa più dettagliatamente il
Campo di esperienza "Linguaggi, creatività, espressione" dove, tra le altre, si
afferma: "La musica è un linguaggio universale, carico di emozioni e ricco di
tradizioni culturali. Il bambino, interagendo con il paesaggio sonoro, sviluppa le
proprie capacità cognitive e relazionali, impara a percepire, ascoltare, ricercare e
discriminare i suoni all'interno di contesti di apprendimento significativi. Esplora le
proprie possibilità sonoro-espressive e simbolico-rappresentative, accrescendo la
fiducia nelle proprie potenzialità…"5. Sono evidenti i richiami ad una educazione alla
musica e attraverso la musica, con uno sguardo alla tradizione e alla produzione
sonora. La musicoterapia, che fa uso della musica e del suono come mediatori
relazionali, conserva la sua tipicità e si pone nella scuola come esperienza di confine
tra le educazioni e le terapie. Il processo musicoterapico si avvale di contenuti e
finalità che condividono con le educazioni l'attenzione all'evoluzione sana e
armonica del bambino, ma non sono coincidenti né sono i medesimi. Gli obiettivi
specifici della didattica sono differenti da quelli specifici musicoterapici, ma la
costituzione di percorsi integrati dà un posto alla musicoterapia come intervento di
facilitazione e supporto alla integrazione interpersonale dei bambini. Sono proprio
loro i primi che ne colgono differenze e somiglianze, che lo identificano come un
luogo di novità: "Si fanno delle cose che non le abbiamo mai fatte come il pesciolino
nel mare con l'amico birichino" racconta una bambina alla maestra. Un bambino, alla
domanda se gli piacesse partecipare agli incontri di musicoterapia rispose: "Si, perché
mi fa ammazzare dalle risate!". Mi incantano queste risate, forse perché lavorare con
i bambini fa sorridere anche me.
.
Bruscia K. (2001). Modelli di improvvisazione in musicoterapia, Ismez, Roma
Indicazioni Nazionali per il Curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo
dell'istruzione, Ministero della Pubblica Istruzione, Roma settembre 2007
Galati D. (2002). Prospettive sulle emozioni e teorie del soggetto, Bollati
Boringhieri, Torino
Trevarthen C. (1998). Empatia e Biologia. Psicologia, cultura e neuroscienze. Raffaello
Cortina Editore
5 Indicazioni cit. pg 34
Laureata in Musicologia (Università degli Studi di Pavia), diplomata in
musicoterapia presso il CEP di Assisi e diplomata in musicoterapia presso Anni
Verdi di Roma, post lauream in Musicoterapia applicata a pazienti psichiatrici
presso Università Cattolica del Sacro Cuore - Gemelli di Roma, docente di
Musicoterapia Didattica e tutor presso il Conservatorio di Musica dell'Aquila
(Corso biennale di specializzazione post lauream) e presso agenzie formative
regionali italiane. Docente nel corso integrato di Scienze Interdisciplinari presso
Fondazione S. Lucia Corso di Laurea in Logopedia-Università Tor Vergata.
Pubblica in merito, relaziona a convegni, tiene seminari e aggiornamenti sulla
materia presso istituzioni pubbliche e private. Si occupa di formazione del
personale docente delle Scuole pubbliche e private (in particolare Infanzia e
Primaria) e della supervisione di insegnanti ed operatori nelle sedi laziali di un
franchising di asili nido e scuole private, pubblica in merito. Impegnata nella
formazione di coordinatori pedagogici (post lauream) in agenzia regionale
formativa di Roma (Logos). Esercita attività libero professionale come
musicoterapista e supervisore in musicoterapia e collabora con enti pubblici e
privati in merito alle tematiche dell'educazione, integrazione sociale, minori a
rischio di devianza, minori abusati.
Io credo, che oltre il suono ... Musicoterapia e Disabilità - Paola Giomi
Girasole Associazione Culturale Via Faentina 220/c 50010 Fiesole (FI) 055 5040139 – 3333629926
La musica, da sempre, al mio fianco nella vita.
Per farmi addormentare e per farmi giocare cantava la mia nonna e cantava la mia
mamma, la musica, quella popolare toscana era il mezzo da loro scelto per tradizione
e per organizzare al meglio i ritmi della giornata. Ero piccolissima, ma ancora oggi
riesco a rivivere immagini e suoni che evocano spaccati di vita, emozioni, colori, che
vanno ... oltre il suono.
Queste le mie radici musicali, che hanno favorito il "contatto speciale" con l'handicap
e la disabilità.
Metodo adottato: - musica di repertorio - colonna sonora individuale - significazione
- momento espressivo - poter potenziare la musica conoscendo l' idea per il
cambiamento verso il benessere.
Aspetto Incantatorio, Misterioso, Essenziale.
La musica che fa terapia è quella che risulta essere sorpresa da me stessa.
Sentire la musica dentro la propria mente – elaborarla con l'anima.
A - composizione di un brano in relazione ad un evento particolare vissuto dal
soggetto.
B - intermediazione dei bambini (gruppo classe) e il bambino/a, con handicap.
C - variazioni, espressioni, rapporto, confrontarsi, collaborare e condividere.
A1- musica applicata allo scopo di sviluppare sensibilità all'interno della classe e
della scuola.
B2- sapersi accordare con il contesto: attivare "Sensitività Interna".
C3- capire lo spirito e vivere le sensazioni: "sentirsi nei panni"
Trasformarsi nella propria Anima – Corpo – Mente.
La persona vera: mi è difficile pensare ad un musicoterapista, che non ha fatto un
duro lavoro dentro per fare emergere l'essere e non un sapere. Ognuno vive con la
propria sensibilità la Mtpia il metodo, la formazione, l'esperienza familiare, la
creatività nell'aprire dei cassetti.
Se apriamo fisicamente o come metafora un cassetto, vi troviamo sempre dentro
qualcosa. Come elemento espressivo, con un processo naturale, olistico.
Si può aprire un cassetto oppure chiudere, dipende cosa ci suggerisce la nostra
esperienza, ci sono dei libri che appena li di apri, ovunque li apri, ti suggeriscono
qualcosa di "importante" attivando la "divinazione", sfera che ci permette di trovare
qualcosa e poter comunque fare qualcosa.
Questo credo è necessario in musicoterapia. Ascoltare, Sentire, attraverso un ascolto
reciproco.
Insegnare ciò che si sa fare, non è cosa di tutti. Grande didatta è colui che insegna ad
utilizzare una chiave che apre come un pass-partou tutti i cassetti dell'allievo
portando alla luce i contenuti.
Comunicare per creare, creare per comunicare. Quali sono gli strumenti. Capacità di
ascoltare.
1 - training: guardiamo di fronte a noi, dentro di noi.
2 - le orecchie ascoltano tutto, quindi sviluppare la capacità di sentire un "affresco
sonoro"
suono - sfera - suono - rumore dell'ambientazione.
3 - dominare il paesaggio sonoro è importante per saper scegliere, ascoltare ciò
che sentiamo di aver bisogno di ascoltare.
IMMAGINE PARLANTE – SUONO COMUNICANTE
Formarsi e formare una sensibilità sonora
Capacità di creare, osare, andare oltre il suono. Buttare via le stampelle e andare
verso il "sentire".
Pensare, sentire, osservare per attingere nella propria anima ... per gustare tutti i
suoni; brutti-buoni.
Sfera personale. La nostra creatività si rapporta nella nostra esperienza personale.
"Non sento le cose che credo"
lontane da ciò che gli altri possono sentire e trovare anch'essi dentro la propria anima.
Quindi la possibilità di comunicare e sentire come un'anima grande, collettiva.
Io credo, che oltre il suono ... ho un sogno da sognare e realizzare: di Paola
Giomi
Metodologia (strategie d'intervento) Scuola Infanzia Sansovino - Primaria
Montagnola Firenze.
·realizzare una filastrocca, una canzone, una drammatizzazione, ascoltare il
Suono del Silenzio, i suoni della natura.
·Con un sottofondo musicale, costruire uno strumentino a percussione per ciascun
bambino elaborato da tutto il gruppo classe comprese le insegnanti, questo per
fornire attraverso il linguaggio della comunicazione non verbale la
condivisione l'integrazione e l'appartenenza al gruppo "aggirando" l'ostacolo
delle diverse abilità di ogni singolo alunno.
Ascoltare la musica … quanti modi ci sono per farlo!
Quando mi sveglio al mattino e mi preparo per affrontare la mia giornata piena di
impegni, quando sono in macchina, quando vado a fare footing, e in quanti altri modi
io posso ascoltare la musica.
Potrei farlo anche prendendomi una pausa … fermarmi intenzionalmente e dedicare
un po' del mio
tempo all'ascolto della mia musica.
Vivere la musica del qui adesso e ora è possibile
musica dal vivo a cura di Paola Giomi
La mediazione che la musica offre come esperienza personale, come patrimonio
culturale che ci viene trasmesso attraverso la tradizione popolare portando dentro sé
la magia del vissuto, la storia, la vita. Questa è la forza mediatrice che la musica
popolare che ci consente di ri-evocare con:
Emozioni, Colori, Suoni
Un collegamento speciale con tutti i nostri sensi ... le immagini e i profumi possono
essere
Ri-scoperti e Recuperati da un "tempo" lontano per ricondurli a noi.
TERESA, di anni 9
(Convegno 23 novembre 2008 Firenze - Dott. D. Muzzarelli) Neuropsichiatra
Infantile ASL (FI).
Teresa è una bambina gravemente compromessa sul versante motorio, intellettivo,
relazionale, ma non ha una diagnosi. Senza diagnosi è difficile per i genitori
immaginarsi il futuro della figlia.
Per anni Teresa non è riuscita a stabilizzare un ritmo sonno-veglia compatibile con i
ritmi di vita degli altri componenti della famiglia.
Teresa ha iniziato la sua esperienza di musicoterapia con l'inizio della scuola
materna e il lavoro che Paola ha portato avanti è stato sia individualizzato che con
il gruppo classe.
Teresa oscillava da momenti di totale indifferenza al mondo esterno, con una
attenzione ossessiva
per le proprie mani, a momenti di pianto angosciante, senza alcuna motivazione
esterna riconoscibile, e probabilmente collegabili ad esperienze di frammentazione
del Sé.
A distanza di quattro anni la situazione, pur rimanendo molto grave, si è modificata:
Teresa è globalmente più tranquilla, le crisi di pianto, quando si verificano sono più
brevi ed ora la bambina è più consolabile, è migliorata la sua capacità attentiva e la
sua iniziativa motoria.
In questo intervallo di tempo altri interventi sono stati realizzati con Teresa, ma la
musicoterapista
è stata una delle persone che per prima ha esplorato una nuova modalità di contatto
con la bambina.
Paola Giomi - Nel mese di Ottobre 2004 incontro la bambina per la prima volta ed
ho trovato inevitabile e doveroso partire da una attenta osservazione ed un ascolto
speciale per imparare a cogliere attraverso i gesti, i movimenti, l'espressione del
viso, il contatto ottico, l'emissione dei suoni, la possibilità di un contatto che porti ad
una comunicazione per comprendere al meglio i suoi stati d'animo, il piacere, e ciò
che lei non gradisce.
Un bisogno primario emerge nell'obiettivo di creare situazioni che le permettano di
stare bene e di divertirsi. Solo così credo, possiamo instaurare un dialogo attraverso il
linguaggio non verbale.
Incontro settimanale di 2 ore.
I giochi sonori, sono privilegiati e così proposti dalla musicoterapista:
In un primo periodo con un rapporto 1 a 1 con la presenza dell'insegnante di sostegno
con la quale c'è l'intento di condividere questa esperienza più da vicino interagendo a
tre dove necessario nella stanza morbida con uno specchio, lo strumentario musicale,
un lettore CD, la chitarra, soprattutto la mia voce. Successivamente, in classe con le
insegnanti e l'intero gruppo di bambini con canzoni scritte appositamente per Teresa
per sensibilizzare i compagni ad una maggiore partecipazione e condivisione delle
sue esperienze, dei suoi piccoli ma significativi cambiamenti.
E' previsto un percorso di emozioni con il colori e i suoni della carta velina per
realizzare un telo colorato ed utilizzarlo per il dondolamento di Teresa (una specie di
amaca manovrata da due adulti).
La chitarra suonata da Paola sarà lo strumento intermediario per catturare il contatto
ottico verso una fonte di suono prodotta dalle dita delle sue mani, quelle della
bambina, per impedire lo strofinamento e l'esplorazione orale come movimento
stereotipato.
L'esplorazione delle diverse reazioni insieme alla musicoterapista con il contatto
fisico, ad esempio con la Staccia Buratta, canzoncina-gioco; lei dondola seduta di
fronte alla musicoterapista che cantando accompagna le sue braccia e il suo tronco
superiore in su e in giù ottenendo anche un rilassamento oltre che il divertimento.
Questa strategia ha permesso il primo contatto significativo e sarà ripetuta come
rituale alla bambina all'inizio di ogni trattamento al fine di condurla ad un
riconoscimento di un contesto preciso e costruire dei vissuti emozionali con suoni e
musica.
Ho utilizzato un adeguato strumentario professionale indispensabile per la
qualità dei suoni da proporre. Quindi, oltre la chitarra, una tastiera, una autoarpa,
campanellini, cd di vari stili musicali, maracas, e tamburelli con la pelle, bastone
della pioggia costruito in classe con il gruppo.
Molto importante utilizzare un buon registratore, (es; Mini Disk Sony) per "creare
tracce di una colonna musicale, le voci degli adulti, dei compagni, i suoni della
bambina".
Tutto questo può apparire e risultare ambizioso e di difficile gestione.
Lavorare con la produzione dei suoni emessi da Teresa era per me significante per
aiutarla a sbloccare le tensioni e i centri energetici del suo grazioso corpo che pian
piano, hanno sciolto non pochi blocchi. Urlava spesso senza capirne il perché, con il
tempo ho potuto comprendere che non intendeva aspettare di "suonare" la chitarra
per ultima dopo i suoi compagni.
Impegnarmi in questo "semplice e naturale percorso" fatto di Colori,
Emozioni,Suoni, è certamente una sfida che con coraggio ho deciso di affrontare.
Le riunioni in sede di PEI sono state, sono, e saranno in futuro frutto e momenti di
scambio fra operatori, educatori, medici, genitori che seguono la bambina, per
modulare le strategie applicate.
15 gennaio 2009, nasce Ballata (P. Giomi)
Benedetta, educatrice che da due anni segue Teresa ogni giorno a scuola, porge
questo pensiero: Ballata è una canzone nata con piccole-grandi parole "uscite dal
cuore dei compagni di Teresa" durante un incontro con la musicoterapista Paola
Giomi a scuola, con la strategia e l'ascolto reciproco. Rielaborate e amalgamate con
l'intento di porgere uno strumento capace di dialogare con sé stessi e con Teresa.
Questa ballata è il risultato di menti e cuori pieni d'amore che, con l'aiuto della
musica, si stringono intorno a Teresa per comunicare, sorridere, gioire insieme. Noi
tutti: maestre, educatori, professionisti e soprattutto i bambini, crediamo in lei e
questa amorevole speranza ci porta a condividere ogni giorno con Teresa la
soddisfazione dei nuovi passi, esserne partecipi e protagonisti.
Firenze, 5 marzo 2009 Fabiola Cheli, insegnante di classe.
La musica per Teresa mantiene una forte carica comunicativa, ha valore relazionale,
di piacere e unione con l'altro. Ecco perché il percorso educativo propostole nelle
nostre giornate scolastiche è colmo di stimoli musicali, in primis il canto…la voce
degli adulti e dei bambini che l'accompagnano in questo cammino è rassicurante per
lei ed è un forte aiuto per il suo orientamento, accolta e sicura, dentro l'ambientescuola,
che rischierebbe di esser percepito e vissuto in maniera indiscriminata e
caotica. Cantiamo al saluto, la mattina quando lei entra in classe e il pomeriggio
quando ci lascia; cantiamo nelle routine (ogni volta che camminiamo in fila o
quando, tutti insieme, ci ritroviamo ogni giorno dopo pranzo per il rilassamento e le
attività basate sui linguaggi corporei e la modulazione della voce); cantiamo per
calmarla quando manifesta momenti di irrequietezza fisica e vocale. Tutto questo ,
appunto, la aiuta ad associare e discriminare. Il percorso di musicoterapia con Paola
Giomi si integra pienamente e in modo naturale con quanto già proposto alla bambina
nella ordinarietà. Nei momenti condivisi con Paola colgo la peculiarità del suo saper
dare magistralmente un taglio creativo alla musica e al canto. Partendo da libere
associazioni di idee e pensieri dei bambini su Teresa e sulle emozioni in genere,
nascono dei prodotti musicali e performance vere e vissute. Si tratta di didattica
"attiva" e di scrittura creativa: lingua e parole, esplorate e "manipolate", oltre i canali
del codice e delle regole, si incontrano e si completano, nel grande contenitore della
comunicazione, con linguaggi "altri" come quelli musicali, liberando emozioni ma
soprattutto dando la possibilità a noi e a Teresa di condividere uno stesso "codice",
quello dell'espressione dell'amore.
-La funzione del musicoterapista sta proprio in un lavoro di traduzione e
interpretazione di un protolinguaggio, nell'accogliere nel canto e nella musica la voce
dell'altro.
Significa, come dice Paul Ricoeur " dare ospitalità linguistica, nella quale il
piacere di abitare la lingua dell'altro è compensato dal piacere di ricevere presso
di sé, nella propria casa di accoglienza, la parola dello straniero".
Conclusioni: anche se persistono serie problematiche nella sua vita, si è accesa una
luce che le permette di vivere momenti di piacere e condividerli con i compagni, con
le persone che la seguono per aiutarla a crescere. Oggi, Teresa, riesce a deambulare
sostenuta con una mano, dialoga con noi tutti con la gestualità di una ragazzina
civettuola, è particolarmente graziosa, e a volte fa i capricci e si offende se noi non la
capiamo. Per questo le ho scritto questa canzone: Teresa, non fare l'offesa. Voce e
chitarra. Ringraziando dell'ascolto, desidero salutare tutti con questo pensiero.
Riflessioni
Paola Giomi
Fiesole, 16 novembre 2008
La musica, o meglio dire
i suoni della natura
sono diventati per me
elemento primario.
Sono indispensabili
per vivere ogni giorno
il cammino
che mi vede andare ...
vacillante, decisa
impaurita, coraggiosa
nelle ombre,nella luce
del cammino meraviglioso
chiamato VITA.
Paola Giomi
Bibliografia
Rolando Benenzon Manuale di musicoterapia
Il Suono, la Musica e ... noi Paola Giomi Tipografia Comune di Firenze 1997
Paola Giomi: Artista - Cantautrice – Musicoterapista
Presidente Girasole Associazione Culturale fondata 5/02/2000
Girasole condivide il percorso del Comitato Musicoterapia Democratica.
Curriculum di Paola Giomi in arte Erika
Via Faentina, 220/c 50010 Fiesole Italy – t. 055 5040139 - c. 333 3629926
Presidente Girasole Associazione Culturale, nata per diffondere la propria metodologia con una Didattica Musicale
Olistica, promossa dal 1996 Commissione Servizi Educativi e Commissione Cultura, Quartiere 4 Comune di Firenze.
Socio fondatore Comitato Musicoterapia Democratica. Artista - Musicoterapista - Cantautrice -
Cantante di musica leggera, esperta in canti popolari italiani e canti tradizionali internazionali.
·Ha collaborato con il Comune di Fiesole per l'attività Canto e Musica Folklorica nelle scuole primarie del
territorio dal 1984 al 1988 e, dal 1988 al 1991 nei Centri attività Teatro-Musica, nell'ambito del Progetto
Giovani, favorendo nei gruppi classe, l'inserimento di alunni portatori di handicap.- Sempre per il Comune di
Fiesole dal 1991 al 1994 ha coordinato un progetto pilota e condotto il Laboratorio di Musicoterapia con 12
utenti con handicap per un totale di ore 1.040 – Nell'ambito delle occasioni didattiche, ha progettato e
realizzato Laboratori di Canto e Tradizioni Folkloriche anno sc.1996/1997 e a.s, 2002-2003.-
·Per il Comune di Firenze nell'ambito delle occasioni didattiche dal 1995 al 2005.
·Come operatrice di musicoterapia presso la scuola elem. Montagnola(FI) dal 1996 al 2009- Progetto Il Gioco
Sonoro "Comunicazione-relazione-genitori-figli" realizzato presso la ludoteca "L'Albero di Alice" e La
Carrozza di Hans" in Firenze, finalizzato per prevenire sostenere e favorire la relazione e l'affettività fra
genitori-figli.
·Nel 1994 ha relazionato al Convegno Nazionale di Musicoterapia organizzato dall'Arterp - Cetom a Firenze. Per
il Comune di Firenze Quartiere 4, giugno 1997 ha pubblicato il suo primo libro dal titolo Il Suono la Musica
e ... noi, dove sono raccolte prove sperimentali di ascolto reciproco alla scuola elementare Italo Calvino di
Firenze, proponendo una propria metodologia che offre una chiave di lettura per aprirsi al mondo e favorire la
relazione e la comunicazione verso il sé e verso l'altro.- Gennaio 1997 a Torino ha presentato una
comunicazione: Emozioni, Colori, Suoni, al III Congresso Nazionale di musicoterapia. - Novembre 1999 a
Firenze al IV Congresso Nazionale di Musicoterapia ha partecipato con una comunicazione musicale dal titolo
ISOLA DEI SUONI-OLTRE IL SUONO. - Ha curato la regia e prodotto lo spettacolo "Itinerario della
Tradizione Popolare Toscana" partecipando anche come cantante e musicista al VI European Youth Music
Festival Trondheim – Norvegia 2000 May 31June 4. - Ha condotto programmi musicali per bambini per TV
private e Nazionali. Sono in commercio due audiocassette di canti popolari per adulti e per bambini dal titolo
"L'amore è come l'ellera" e "Canzoni per bambini".- Nel 2002 ha prodottoun CD Erika ... Tracce di Vita ...
con il patrocinio del Comune di Fiesole e Comune di Firenze, Sponsor Grand Hotel Tombolo Centro benessere
e Talassoterapia di Marina di Castagneto Carducci (LI). Nel 2003 ha prodotto il CD "Il Grillo e la Formica"
contenente filastrocche ninne nanne e giochi della tradizione toscana. Gennaio 2004 in collaborazione con il
circolo ANSPI di Caldine Girasole Associazione Culturale, ha progettato e realizzato il DC
Cantabilidiversamente per e con ragazzi/e diversamente-abili. Nel 2006 pubblica il CD "Io la Toscana la
canto così".- Ottobre 2008, con il Patrocinio del Comune di Fiesole, Girasole Associazione Culturale e Circolo
Anspi di Caldine, nella suggestiva cornice del Teatro Romano a Fiesole, viene presentato il CD+DVD
CantabilidiversamenteVol. 2. - Per il Quartiere 4 Comune di Firenze ha tenuto come docente un corso base di
Aggiornamento in Mtpia ad insegnanti di scuole infanzia e primarie. - Organizza e conduce Corsi di Cultura
Tradizionale e Musicoterapia con Girasole Associazione Culturale Fiesole. Impegnata nella ricerca per
promuovere e diffondere la proprietà della musica come terapia per un miglio benessere psicofisico con
migliaia di ore effettuate in ambito della prevenzione e riabilitazione.
·18 Maggio 2009 nel giardino di Villa Vogel Firenze, verrà esposta una targa con la poesia "L'albero dei Suoni"
testimonianza che il Comune di Firenze offre ai suoi cittadini per avvalorare il lavoro e la creatività musicaleartistica
svolta da Paola Giomi in questi anni nelle scuole comunicando e promuovendo le proprietà della
musica, sensibilizzando ad un attento ascolto dei suoni della natura.
Come cantate di musica offre:
a) Concerti di canti popolari toscani come momento di aggregazione e interazione con la musica e lo
spettacolo proposto al pubblico – Erika Paola Giomi: voce e chitarra - L. Gagliardi, chitarra.
b) Concerto di musica d'autore e poesia, (trio strumentale + attore)
c) Programma di Jazz Samba - d) Serate di Piano bar - Trio
Ha conseguito attestati come musicista e musicoterapista:
- Licenza di teoria e solfeggio – Ha studiato 4 anni oboe alla Scuola di musica di Fiesole con il M° Ravenni
- Privatamente ha studiato canto e chitarra classica
- Seminario di Musicoterapia 150 ore USL sesto Fiorentino a.1990
- Seminario di Musicoterapia Didattica con il Prof, Dott. Rolando Benenson
- Seminario di Pedagogia Olistica Dott. Vincenzo Lombardi
- Corso sulla Globalità dei linguaggi Dott. S. Guerra Lisi
- Triennio di Autoformazione organizzato dal CE.TO.M Firenze
- Corso Musicoterapia Immaginativa Dott. F. De Lucia
- Corso base AURA SOMA Terapia vibrazionale dei Colori.
GiochInMusica
Progetto di Musicoterapia applicato ad un caso di ritardo pervasivo dello
sviluppo
Nell'ambito della Scuola dell'Infanzia
A cura di Vincenzi Elisa
Introduzione
"La musica fa parte della vita e agisce come uno specchio di ciò che siamo, di ciò
che viviamo nell'istante presente" (G. Vaillancourt, 2006).
Il suono è un'importante elemento costitutivo del nostro sviluppo affettivo,
cognitivo e relazionale oltre che un mezzo per conoscere la realtà circostante.
L'esplorazione del mondo dei suoni viene intesa come modalità di aiuto per il
bambino nel suo personale processo di crescita e conoscenza nella sua totalità,
dato che si favorisce l'avvicinamento agli eventi sonori non in senso unilaterale
ma promuovendo l'interazione tra il linguaggio musicale e gli altri linguaggi,
verbali e non.
La musica si pone infatti in stretta relazione col movimento, con l'educazione
sensoriale e con quella intellettuale. La Musicoterapia, rispetto ad altre forme di
"cura", ha il vantaggio di utilizzare il canale sonoromusicale per intervenire in
situazioni di disagio psichico, affettivo, sociale e intellettivo, al fine di migliorare
la qualità di vita delle persone coinvolte. Inserita all'interno del contesto
scolastico, essa costituisce un'importante strumento preventivo, in quanto agisce
sulle potenzialità del bambino e sulla sua motivazione, valorizzandone le risorse
e aiutandolo a migliorare la percezione della propria identità.
Presentazione del progetto
Il progetto GiochInMusica, si svolge presso la Scuola dell'Infanzia "Don A.
Piccinelli" di Orzivecchi, in provincia di Brescia e avviato nel gennaio 2008, può
essere distinto in due momenti. La prima fase dell'intervento, articolata in nove
incontri, si è svolta da gennaio ad aprile 2008 ed ha coinvolto due bambini, Paolo
e Diego (nomi di fantasia scelti nel rispetto della privacy dei minori in questione)
rispettivamente di 4 e 5 anni, affetti da disturbo pervasivo dello sviluppo.
La seconda fase è tuttora in corso e ha avuto inizio ad ottobre 2008. A differenza
dello scorso anno, coinvolge solo Paolo, in quanto Diego è passato nel frattempo
alla Scuola Primaria. Ogni seduta ha una durata che varia dai trenta ai
quaranta minuti e ha luogo all'interno di una delle aule della scuola, utilizzata
solitamente per i laboratori espressivi e grafico-pittorici. In occasione degli
incontri di Musicoterapia, viene predisposto un tappeto con alcuni cuscini al
centro della stanza, su cui poi viene allestito il setting. L'equipe di lavoro è
composta dalla musicoterapista, dall'assistente ad personam, dalle insegnanti
della scuola e dal neuropsichiatra dell'ASL di zona.
Motivazione e obiettivi del progetto. L'inizio della mia esperienza alla Scuola
dell'Infanzia "Don A. Piccinelli", risale a circa due anni fa, quando sono stata
contattata per condurre laboratori di propedeutica musicale con i bambini
grandi e mezzani. All'inizio dello scorso anno scolastico, le insegnanti decidono
di inserire nei gruppi di lavoro anche Paolo e Diego, affiancati dall'assistente ad
personam, soprattutto per osservare i momenti di interazione da parte di Paolo
con il gruppo dei pari e i livelli di attenzione e partecipazione alle attività da
parte di Diego.
Durante lo svolgimento dei suddetti laboratori, è stata osservata una
predilezione da parte di Paolo verso alcune tipologie di timbri, fra cui quelle del
flauto dolce, della kalimba, dell'arpa celtica, del tamburo del mare e del bastone
della pioggia. Si tratta di suoni delicati, arcaici e tranquillizzanti, che favorivano
un avvicinamento del bambino verso l'altro. È stata inoltre osservata una
marcata agitazione da parte di Paolo, nei momenti in cui non era lui a
controllare il suono, perché emesso da altri, in riferimento soprattutto all'uso di
tamburi e percussioni.
Si verificavano spesso episodi di crisi durante i quali il bambino gridava di
smettere, tappandosi le orecchie, o altri in cui scappava a rifugiarsi in un angolo
del salone gettandosi a terra piangendo. Purtroppo si rendeva necessario il suo
allontanamento dal gruppo. Per quanto riguarda Diego, che invece dimostrava
progressivamente un elevato livello di attenzione durante i laboratori di
propedeutica musicale e una buona condivisione col gruppo, sono state
evidenziate alcune grosse difficoltà di comunicazione verbale. A seguito di
attente osservazioni e in accordo con le insegnanti e i genitori dei bambini in
questione, è stato quindi ipotizzato un progetto parallelo di Musicoterapia da
attuare all'interno della scuola, per poter favorire i livelli di comunicazione di
Paolo e Diego verso gli altri, puntando in maniera più mirata sulle loro risorse e
potenzialità in un contesto privilegiato.
Per ciò che riguarda Paolo l'obiettivo principale consisteva nella riduzione degli
stati ansiosi e dei momenti di crisi, mentre per quanto concerne Diego, si è
pensato alla possibilità di ampliare l'esperienza sonoro-musicale, per lui già
gratificante, al fine di stimolare lo sviluppo del linguaggio verbale.
Attraverso questo progetto si cerca di favorire l'emergere di processi
comunicativi, soprattutto nei confronti dei pari, utilizzando il suono quale canale
privilegiato d'espressione, inteso in ogni sua dimensione: corporea, vocale,
strumentale e ambientale.
Inizialmente si è trattato quindi di:
·  Favorire la comunicazione e la relazione verso gli altri bambini
·  Sostenere lo sviluppo del linguaggio
·  Favorire la gestione di stati ansiosi
·  Sviluppare la creatività ai fini della maturazione affettivo-emotiva
Metodologia di riferimento
Il progetto condotto si basa sull' interdisciplinarietà di alcuni fondamenti teorici
e metodologici.
·  La Musicoterapia Attiva, secondo il modello fondato da Rolando Benenzon.
Rolando Benenzon, neuropsichiatra e musicoterapeuta argentino, ha il grande
merito di aver definito il concetto di ISO. L'ISO è l'identità sonora che
caratterizza ogni individuo e che forma parte della sua personalità. Questa
identità è costituita da un'infinità di energie sonore, continuamente in
movimento. Le energie che si trovano nell'Inconscio, vengono definite ISO
Universale e ISO Gestaltico.L'ISO Universale è riconducibile all'eredità filo e
ontogenetica dell'umanità e in esso rientrano le sonorità legate al battito
cardiaco, ai processi di inspirazione ed espirazione, ai rumori intestinali,
oltre che ai suoni della natura, come quello prodotto dal vento e dall'acqua, e
ancora, tutte le strutture che nel corso dei millenni si sono incorporate
all'eredità arcaica, come le melodie infantili e le ninne nanne. Tutto ciò che
compone l'ISO Universale, costituisce terreno fertile su cui costruire la relazione
e gettare le basi per favorire l'emergere di qualsiasi processo comunicativo.
L'ISO Gestaltico si innesta sull'ISO Universale ma è diverso perché si struttura
a partire dall'embrione in gestazione ed è fortemente connesso con la storia
unica ed irripetibile di ogni singola persona. Ogni individuo organizza, sullo
sfondo della propria interiorità e delle esperienze vissute (da qui il termine
mutuato dalla psicologia della Gestalt), qualsiasi elemento sonoro-musicale
percepito, riempiendolo di un significato del tutto particolare, personale,
soggettivo e intimo. Tutti gli uomini, per esempio, sono in grado di riconoscere il
suono di un battito cardiaco o la melodia che caratterizza una ninna nanna (ISO
Universale) ma ogni madre possiede un proprio battito cardiaco e un timbro di
voce, discriminabili dal feto (ISO Gestaltico). Quindi, tutto ciò che ascoltiamo,
percepiamo, viviamo e tutto quello che ci è stato tramandato da generazioni,
rimane scritto in noi. È la memoria del nostro corpo. Per questo motivo quando
ci si riferisce al far emergere la ritmicità di base del bambino, significa aiutarlo a
diventare consapevole della spontanea musicalità che fa già parte di lui.
·  Il Dialogo Sonoro, ampiamente illustrato da Mauro Scardovelli.
Il suono può essere posto in relazione al tempo, allo spazio e all'energia. La
durata del suono dipende dalla durata del movimento, oltre al tipo di materiale
posto in vibrazione. Nella dimensione spaziale è invece possibile comprendere sia
la forma del movimento, sia la struttura e il materiale che caratterizzano oggetti
e strumenti musicali usati. Per ciò che riguarda l'energia, si può affermare con
certezza che una maggiore forza posta nel movimento si traduce in una
maggiore intensità del suono e viceversa. Partendo da questi parametri, a cui ne
viene aggiunto un quarto definito "alternanza dei turni", è possibile analizzare
l'evento sonoro, traendo utili indicazioni circa il comportamento-comunicazione
proveniente dai partecipanti al Dialogo Sonoro.
In questa sede è inoltre importante sottolineare alcuni dei principi teorici che
hanno segnato la nascita e l'evoluzione del Dialogo Sonoro e a cui il presente
progetto fa riferimento: il principio della "base sicura" di Bowlby, il concetto di
facilitazione di Rogers e l'analisi dei processi intrapsichici condotta da Bandler e
Grinder nell'ambito della PNL.
·  Il Metodo Ritmia, ideato da Sonia Simonazzi.
Ritmia è un approccio alla propedeutica musicale rivolta ai bambini, che integra
il fare e ascoltare musica con l'espressione corporea. Il bambino può comunicare
attraverso il suono, utilizzandolo come mezzo d'espressione e, dal momento che
è stimolato ad ascoltare e ascoltarsi, entra in contatto col proprio corpo, che si
muove e respira.
Un aspetto molto interessante di questo metodo consiste nell'ascolto del silenzio
e del respiro, che partono dal nostro corpo e che permettono di entrare in
relazione con la nostra dimensione più intima e profonda. In Ritmia si vive
l'emozione attraverso il silenzio, il quale possiede una timbrica specifica. Ogni
riposo è studiato in base ad un movimento che segue e precede, così come una
pausa è pensata in relazione ad un suono e diventa parte integrante di una
struttura ritmica e melodica. Nell'ambito di Ritmìa è inoltre molto utilizzato
l'aspetto simbolico, come contenitore per le attività e sfondo integratore per i
giochi proposti. Importante è anche il fatto che oltre all'acquisizione delle
capacità di ripetere, discriminare e rielaborare i parametri musicali di base, uno
degli obiettivi di Ritmia, consiste nella ricerca di sensazioni volte allo sviluppo
dell'autocontrollo e del rilassamento della persona. Gli incontri di musicoterapia
Come già accennato nella presentazione, è possibile distinguere il progetto in due
momenti distinti. La prima fase, articolata in nove incontri, si è svolta nel
periodo compreso fra gennaio e aprile 2008 e ha interessato Paolo e Diego, due
bambini affetti da ritardo pervasivo dello sviluppo e che all'epoca avevano
rispettivamente 4 e 5 anni. Le sedute si sono svolte di pomeriggio, fra le 14.45 e
le 15.20 circa (con alcuni sforamenti d'orario nell'ordine dei 5-6 minuti), a
cadenza settimanale, nelle giornate in cui ero già presente a scuola per i
laboratori musicali. Oltre a Paolo e Diego, agli incontri di musicoterapia hanno
partecipato l'assistente ad personam e a rotazione, altri bambini della scuola
dell'infanzia (fino ad un massimo di due contemporaneamente) scelti in base ad
alcune osservazioni svolte dalle insegnanti: preferenze dimostrate da parte di
Paolo e Diego verso alcuni compagni di scuola piuttosto che altri, carattere e
temperamento dei bambini, coinvolgimento nel gioco, concentrazione e
attenzione verso le attività proposte. L'intento principale era quello di iniziare a
lavorare col piccolo gruppo per poi allargare il contesto relazionale.
Gli incontri erano costituiti in linea di massima da un momento di accoglienza,
una fase centrale e un momento di conclusione. Pur riconoscendo l'importanza
di ognuno di essi, in questa sede interessa soprattutto analizzare le fasi centrali.
Si è trattato in sostanza di portare avanti due percorsi pensati ad hoc rispetto
alla specificità di entrambi i minori in un unico contesto di intervento. La
particolarità di questa fase del progetto è infatti caratterizzata dal reciproco
coinvolgimento dei due bambini nei giochi proposti, andando talvolta ad
incrociare gli obiettivi prefissati. Per quanto riguarda Diego, si è puntato
soprattutto sulla narrazione in accompagnamento alle produzioni sonore e sulla
costruzione di filastrocche per stimolare lo sviluppo del linguaggio verbale. Viste
le difficoltà manifestate dal bambino si è deciso di partire dalle sue canzoni
preferite per poi modificarle e arrivare a crearne alcune nuove. E' stato molto
buono l'uso del simbolico: le nacchere sono diventate farfalle che volano al
suono dell'arpa, le piastre sonore dei pesci che nuotano nel mare e il tamburo lo
squalo che li spaventa. Un altro "gioco" messo in atto è stato quello di applicare
le singole lettere del suo nome e cognome sulle piastre sonore: per poterle
suonare doveva prima pronunciarle ad alta voce. In questo modo il suo nome
veniva anche associato ad una melodia che si poteva cambiare e trasformare di
volta in volta. Nel corso delle sedute è emerso ancora di più come per lui la
musica sia un elemento stimolante, coinvolgente e gratificante. Già dopo i primi
cinque incontri, sono stati notati ottimi tentativi di proposte sonore e musicali,
autonome e creative.
È stato inoltre notato un aumentato livello di interazione, condivisione e
comunicazione con gli altri partecipanti agli incontri fin quasi a sfociare in una
ricerca dell'altro (ha suonato sul tamburo di un altro bambino, seguito i ritmi
proposti sia dalla musicoterapista sia dai compagni di scuola e ha accettato di
scambiare il proprio strumento con quello di un altro).
Ci sono stati anche importanti momenti d'ascolto da parte di Diego verso le
proposte sonore provenienti da me e dall'assistente ad personam, oltre che
occasioni di rilassamento e di scarica di tensioni. Per quanto riguarda Paolo, si è
cercato innanzitutto di rallentare i suoi ritmi frenetici, sintomatici di un
frequente stato ansioso e si è puntato a stimolare la sua partecipazione nelle
attività del piccolo gruppo. Anche per lui la partenza è stata determinata
dall'esecuzione canora e strumentale delle sue canzoni preferite, a cui si è
aggiunta la creazione di nuovi testi, ritmi e melodie.
Si è inoltre cercato di modificare la sua modalità di approccio agli strumenti,
spesso molto violenta e irruente (come colpire le corde dell'arpa con le piastre
sonore e usare i battenti con molta forza su ogni tipo di strumento a mo' di
martello), sintonizzandosi sui suoi ritmi per poi rallentarli attraverso
l'improvvisazione di nuovi pattern sonori. Al termine del primo ciclo di incontri,
è stato notato un graduale e lento cambiamento da parte di Paolo in alcuni suoi
comportamenti, cambiamenti evidenziati anche nel corso delle attività in sezione
È aumentata la tendenza a richiamare l'attenzione dell'insegnante e soprattutto
a dare una risposta quando necessario. Per esempio, le prime volte in cui
chiamava "Elisa!" e chiedevo cosa volesse dirmi, non ottenevo risposta, cosa che
invece è accaduta all'ultimo incontro, quando Paolo mi ha detto "I pesci"
(riferendosi alla melodia che stavamo improvvisando sulle piastre sonore). Tende
inoltre ad esprimere la propria opinione quando una cosa è di suo gradimento
(dice spesso: "Bella musica!").
Durante gli ultimi due incontri, ha anche condiviso lo strumento con Diego,
suonando sul suo tamburo. È positivo il fatto che riesca ad utilizzare il simbolico,
chiamando "pesci" le piastre sonore o "farfalle" il suono dell'arpa.
Anche le modalità di utilizzo di alcuni strumenti è mutata, sottolineando un
apprendimento a livello cognitivo (uso del battente sulle piastre sonore, dello
djembè, dell'arpa). È rimasta comunque la tendenza ad usare gli strumenti in
modo frenetico e di ripetere alcuni ritmi molto veloci che poi ripropone in
sezione suonandoli con i pennarelli. È stata notata l'importanza di mantenere
una situazione tranquilla durante gli incontri, senza interferenze esterne e con la
partecipazione di bambini non agitati, per evitare l'emergere di ulteriori stati
ansiosi da parte di Paolo. Il suo allontanamento dal setting è avvenuto infatti
solo in una occasione, quando, durante il sesto incontro, si è verificata una
situazione caotica, con la presenza di troppi suoni non controllabili da lui.
La seconda fase ha avuto inizio ad ottobre 2008, è ancora in svolgimento e
coinvolge solo Paolo in quanto Diego si trova alla Scuola Primaria. Anche
quest'anno le sedute si svolgono con cadenza settimanale e durano dai trenta ai
quaranta minuti circa. Dopo un incontro d'equipe avvenuto ad inizio anno
scolastico, sono stati ridefiniti gli obiettivi, mantenendone alcuni e aggiungendo
un nuovo ipotetico traguardo:
·  Stimolare la comunicazione e la relazione verso gli altri bambini
·  Favorire la gestione di stati ansiosi
·  Sostenere il graduale abbandono di stereotipi
Essendo trascorsi parecchi mesi dall'ultimo incontro, e avendo manifestato una
brusca regressione al rientro dalle vacanze estive, si è optato per una ripresa
"morbida" (anche se il bambino nel rivedermi mi ha collegato immediatamente
all'esperienza vissuta chiedendomi: "Facciamo musica?").
I primi cinque incontri si sono svolti solo con la musicoterapista e sono stati
utilizzati per cercare di riprendere il discorso da dove era stato interrotto,
mentre dal sesto partecipa anche un'altra bambina (scelta di nuovo dalle
insegnanti in base alle osservazioni effettuate in sezione).
La cosa interessante emersa dopo le prime sedute (a differenza di qualche mese
prima) è il maggior tempo dedicato all'utilizzo dei tamburi, soprattutto djembè,
con i quali propone alcuni ritmi memorizzati.
Spesso mi incita a cantare e a seguirlo nelle performance musicali. È comunque
ancora molto attratto dal suono di ocean drum, piastre sonore e arpa, verso i
quali ha assunto un impatto meno turbolento e con i quali vengono creati la
maggior parte delle canzoni.
Chiede frequentemente il gioco dello specchio, nel quale a turno, ognuno deve
imitare quello che fa l'altro, sia con gli strumenti, sia a livello di gesti e mimica.
Paolo sorride spesso e ci osserva per vedere se stiamo facendo esattamente quello
che fa lui o meno. Si sta inoltre lentamente abituando al rispetto dei turni e alla
condivisione degli strumenti. Purtroppo è stato notato che Paolo tende sempre di
più a creare dei rituali anche durante le sedute di musicoterapia, non solo in
termini di scansione "accoglienza- fase centrale- conclusione" ma anche a livello
di sequenza di giochi proposti ed eseguiti.
In accordo con insegnanti e neuropsichiatra, si sta quindi attualmente cercando
di rompere tali rituali che lo riporterebbero ad un progressivo isolamento (per
esempio invertendo l'ordine delle attività o stimolandolo a suonare gli stessi
strumenti con modalità diverse da quelle messe in atto sinora).
Bibliografia
AA. VV., Attaccamento e ciclo di vita, ed. IPP, Brescia, 2006
Rolando Benenzon, Manuale di musicoterapia , Borla , Roma, 1998
Scardovelli Mauro, Il dialogo sonoro, Cappelli, Bologna, 1992
Sonia Simonazzi, Nella terra dei Respirasbuffo, Città di Castel San Giovanni,
2004
VINCENZI ELISA
Nata a Mantova il 27 Novembre 1974, vivo e lavoro a Brescia.
Laureata in Scienze dell'Educazione presso l'Università Statale di Verona nel
1998, con tirocinio in pratica psicomotoria secondo il Metodo Globale di B.
Aucouturier e relativa tesi, inizio fin da subito a lavorare nel sociale come
educatrice in situazioni di disagio minorile e come assistente ad personam nelle
Scuole dell'Infanzia.
Sento però presto la necessità di specializzarmi in un ambito che mi possa
permettere di approfondire le conoscenze necessarie per meglio sintonizzarmi
sulle problematiche dei minori seguiti. Decido di iscrivermi al CEMB (Centro
Educazione Musicale di Base) di Milano, per diplomarmi in Musicoterapia.
Stavolta l'argomento di tesi e ricerca viene orientato verso il mondo delle Case
di Riposo e dei racconti di vita degli ospiti, spinta probabilmente dal fatto che
nel frattempo avevo iniziato a lavorare anche come Animatrice Sociale in RSA.
Gli ambiti di interesse diventano molteplici, dalle RSA agli asili nido, passando
per Centri di Aggregazione Giovanile e Scuole dell'Infanzia.
Nel contempo frequento i Corsi di Musicoterapia Didattica secondo il Modello
Benenzon, presso il Centro di Musicoterapia Benenzon a Torino e
successivamente avviene l'incontro con Sonia Simonazzi e il Metodo Ritmia
conseguendo il diploma presso "Ritmia, La Scuola" a Piacenza.
Da questo fortunato connubio traggo ispirazione per progettare successivi
interventi in Accademie Musicali e Scuole dell'Infanzia e Scuole Primarie, dove
agli obiettivi educativi di integrazione, benessere e cura della persona, si
affiancano obiettivi di propedeutica musicale. I più recenti approfondimenti in
ordine cronologico, riguardano:
- l'approccio alla Musicoterapia svolta in acqua, tramite il Metodo ideato da
Paola Ulrica Citterio con bambini in età neonatale e con donne in stato di
gravidanza, -specializzazione in Arpaterapia presso il Centro di Ricerca
Musicoterapico Arpamagica, Milano.
Progetti di intervento significativi sono:
·  Percorso di Musicoterapia con pazienti Alzheimer presso Fondazione
Geriatrica "Istituto Valsabbino A. Passerini", Nozza di Vestone (BS), insieme
alla collega Gnecchi Jessica;
·  "Gioco, Suono, Movimento", musicoterapia presso Scuola dell'Infanzia
"Giovanni XXIII", Nuvolera (BS);
·  "Musicando al nido", musica e suoni per favorire l'inserimento e
l'integrazione dei bimbi all'asilo nido "A. e M. Fenaroli", Rodengo Saiano (BS);
·  Percorso di musicoterapia per bambini da 5 a 8 anni, con l'integrazione di un
bambino non vedente, presso Associazione Noi "S. Zeno", Pradelle di Nogarole
Rocca (VR);
·  Educazione al Suono e al Movimento presso Scuole dell'Infanzia e Primarie
della provincia
di Brescia (Torbole Casaglia, Lodetto di Rovato, Frontignano, Fornaci, Rodengo
Saiano, Orzivecchi, Gussago);
·  "GiochInMusica", progetto di musicoterapia applicato a ritardo pervasivo
dello sviluppo presso Scuola dell'Infanzia "Don Piccinelli", Orzivecchi (BS);
·  "La culla della vita", organizzazione e conduzione di un concerto-evento
dedicato alle donne in gravidanza in collaborazione con Accademia Musical-
Mente, Gussago (BS).
Neuroterapia Musicale Integrativa™
nella prevenzione dei disturbi mentali: applicazioni nell'ambito scolastico.
Dr. Alexander J.Graur, Ph.D., MT8BC
Presidente, Medicamus I taliana Torino
Abstract
NOTA: per det tagli sul metodo ed esempi di terapia si rimanda
alla bibliografia del presente materiale e al sito web:
La prevenzione della salute mentale rappresenta un valido
strumento sia per det tetare i casi singoli interessati sia per
l'efficacia dell'ulteriore intervento medico specializzato.
Nel contesto della politica sanitaria di prevenzione le terapie
appar tenenti alla medicina complementare hanno un ruolo
molto importante, per la possibiltà manifesta d'intervento
effetivo a sostegno delle tecniche investigative e terapeutiche
proprie della medicina in generale.
A livello mondiale la medicina complementare beneficia
dell'at tenzione at tiva del mondo medico; specialisti nelle varie
discipline appartenenti a questo ramo della medicina lavorano
nelle squadre ospedaliere /ambulatoriali in stret ta relazione
con, e sot to il controllo del, personale medico tradizionale.
Per esempio, negli Stati Uniti d'America, Canada,Argentina e
in qualche paese europeo quali Norvegia, Svezia, Olanda, la
medicina complementare è inclusa nell'organizzazione delle
strut ture sanitarie e scolastiche. In I talia siamo appena
all'inizio di un percorso che porterà nel prossimo futuro anche
il nostro Paese al livello degli altri paesi occidentali.
Per quello che riguarda la musico terapia, viene riconosciuto
l'apporto che la musico terapia clinica da sia nella fase di
prevenzione sia in quella della terapia propriamente det ta e
della riabilitazione.
Ovviamente, viene preso in considerazione solamente questo
ramo della musico terapia, in quanto si basa sui concet ti
validi scientificamente e produce dei risultati dimostrabili
at traverso i consueti esami clinici e comportamentali.
Il metodo che presento a questo convegno, la "NeuroTerapia
Musicale Integrativa™ (Music Integrative Neurotherapy™)
appar tiene a questo ramo della musico terapia. Non vengono
utilizzate in fase di prevenzione e cura le tecniche di musico
terapia quale at tività terapeutica, per la validissima ragione
che i risultati non sono dimostrabili, in quanto sia le tecniche
stesse sia gli operatori non hanno un valido background
scientifico medicale. Questo tecniche di musico terapia quale
at tività terapeutica sono invece efficacissime nella
riabilitazione generale, specialmente neurologica e
fisioterapica.
Nell'ambito scolastico la Neuro Terapia Musicale Integrativa™
è utile nella prevenzione e cura dei disturbi d'attenzione, dell'
umore, della personalità e del sonno.
In questa brevissima presentazione saranno evidenziati
solamente gli aspet ti salienti dell'applicazione della
Neuroterapia Musicale Integrativa nell'ambito scolastico,
quale strumento nella prevenzione della salute mentale. Per
ulteriori det tagli vedi la NOTA sopra.
Il metodo
Neuroterapia Musicale Integrativa (Music Integrative
Neurotherapy™) è una terapia multimediale (musica e video)
non invasiva, basata esclusivamente sull'uso del computer;
per le sue carat teristiche fa par te del gruppo di terapie
appar tenenti alla Neuro Scienza. Questa terapia combina le
leggi della scienza musicale con i dati medici d'ogni paziente
per creare una speciale musica correlata a specifici disturbi.
A differenza delle metodologie usuali nella musico8terapia, la
Neuroterapia Musicale Integrativa (Music Integrative
Neurotherapy™) utilizza in esclusività musiche composte
specificatamente per uso terapeutico, basate sul modello
quantico delle relazioni cervello8mente8cervello8organismo
perfezionato e sviluppato dal dr. Graur tra il 197881998.
Il concet to di base della Neuroterapia Musicale Integrativa
(Music Integrative Neurotherapy™) è: per aiutare a guarire
veramente, la musica deve essere composta in base ai dati medici di
ogni paziente. Essa deve andare oltre le barriere psicologiche e
culturali personali ed agire diret tamente sui organi oppure
i processi fisiologici affet ti dai vari disturbi. Deve avere un'
effet to paragonabile ad una medicina e non dipendere dalle
preferenze oppure le abitudini culturali del paziente.
Per adempire a questo principio, le leggi della scienza
musicale insieme con determinati aspet ti della fisiologia
umana vengono utilizzate per comporre una musica destinata
ai vari disturbi. Molti di questi disturbi sono di natura
psichiatrica e neurologica, ma anche altre, diverse condizioni
mediche vengono migliorate da questa terapia. Neuroterapia
Musicale Integrativa segue i processi con i quali il sistema
nervoso riceve, analizza, trasmet te e processa l'informazione.
Qualche esempio di dati fisiologici utilizzati in questa terapia:
la catena di reazione dello stress; l'azione dei campi
elet tromagnetici del cervello e del cuore così come la loro
reciproca interazione;la produzione e l'azione di determinati
elementi chimici nel organismo; i processi di
feedback/feedforward della trasmissione dell'informazione.
Esami medici di ciascun paziente forniscono preziosi dati per
comporre la musica adat ta ; per esempio gli esami del sangue
e dell'urina, l'elet trocardiogramma, l'elet troencefalogramma,
la risonanza magnetica ed il PET scan. L'efficacia della
Neuroterapia Musicale Integrativa viene ulteriormente
rinforzata dall' uso delle terapie del colore e dell'ar te,
integrate con la musica via il computer. Di fat to, il paziente
segue dei piccoli filmati (tra i quattro ed i dodici minuti circa
per ognuno), creati e programmati per le sue necessità
terapeutiche.
Le barriere psicologiche tra il paziente ed il medico vengono
drasticamente abbassate grazie alla specificità di questo
metodo terapeutico. Il paziente comunica meglio, più in fret ta
ed apertamente con il terapeuta, il quale riporta le sue
osservazioni al medico riferente, per ulteriore valutazione. In
cer ti casi un piano di lavoro investigativo viene concordato tra
il medico ed il terapeuta, per approfondire vari aspet ti medici
che il disturbo crea nello paziente.
Neuroterapia Musicale Integrativa (Music Integrative
Neurotherapy™) non è una terapia alternativa, non si propone in
nessun caso di sostituire la terapia medicamentosa proposta
dal medico curante. Neuroterapia Musicale Integrativa (Music
Integrative Neurotherapy™) è una terapia complementare,
integrativa.
Essa aiuta ad eliminare gli effetti secondari inerenti a cer te
medicine quali gli antidepressivi, gli ansiolitici ed i sonniferi; è
utile altresì nel trat tamento della epilessia, l'ictus cerebrale e
nella riabilitazione post8infarto cardiaco.
Valutazione
La valutazione in questo metodo è di quat tro tipi: iniziale, di
percorso, finale e complessiva. La valutazione comprende i
seguenti esami:
1. Pressione del sangue8 polso – ritmo respiratorio;
2. La capacità auditiva e auditiva – discriminatoria (test
audiometrico + test MINT/Graur)
3. La capacità moto8sensoria, la capaci tà percet tiva e le
capacità locomotori;
4. Il profilo psicologico e comportamentale.
Un profilo audiologico (incluso un audiogramma) ed un profilo
psicologico saranno a disposizione del
medico curante/medico specialista in seguito a questo
accer tamento, con le conclusioni e le proposte del
terapeuta.
Di seguito il modulo standard di valutazione. (anessa 1)
Trat tamento
A seguire qualche breve esempio clinico.
1. Insonnia (anessa 2)
Materiale terapeutico
2. Deficit d'attenzione (anessa 3)
Materiale terapeutico
3. Disturbo di Asperger (anessa 4)
Materiale terapeutico
4. Ansia acuta (panico) (anessa 5)
Materiale terapeutico
Bibliografia
1. GRAUR, Alexander : Music Integrative Neurotherapy, vol. 1: Body
and Sound
MPD/Medicamus Publishing Division, USA/Italy 2003
(edizione italiana 2006)
2. GRAUR, Alexander: Music Integrative Neurotherapy, vol.2:
Composing for Healing
MPD/Medicamus Publishing Division, USA/Italy, 2008
3. GRAUR, Alexander: Musical Memes and their role in composing
for healing
(paper presentation, American Music Therapy Association
Conference 2009. Available from AMTA ,
December 2009)
ANESSE:
1. Modulo di valutazione
2. Scheda insonnia 8 Scheda ADD8 Scheda Asperge8r Scheda
panico
Do NOT write in the space bellow
File……………….. Folder……………CD#………..
ASSESSMENT VALUTAZIONE
?��Initial ?�� Ongoing ?�� Final ?��Comprehensive
?��Iniziale ?�� di percorso ?�� Finale ?��Comprensiva
Date Data ……………… Start Inizio ……………. End Fine
………………………..
Section A- Physiological Data DATI FISIOLOGICI
Music Therapy Form 2 Pg 1/4
Ó1998/2003 Alexander Graur
A1
Blood Pressure Pressione del sangue: min…………. max……….
Pulse Polso ……………………..
Respiratory Rhythm Ritmo respiratorio ………………………..
A2 Auditory tests (see Section E for the Audiogram)
Esami audiologici (vedi Sezione E per l'audiogramma)
1. Hearing Capacity Capacita Auditiva(dB/ Hz)
Left Ear Orecchio Sinistro: min………………… max………………..
Right Ear Orecchio Destro: min………………… max………………..
SRT min………………… max………………..
2. Other Auditory tests (specify/results) Altri esami audiologici (quali / risultati)
…………………………………………………………………………………………
………
…………………………………………………………………………………………
………
…………………………………………………………………………………………
………
…………………………………………………………………………………………
………
A3
1. Sensory – Motor skills Capacita Motorie Sensoriali
1.1. Gross- Motor ?�� poor scarsa ?�� average media ?�� good buona ?�� excellent
eccelente
1.2. Fine- Motor ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
2. Perceptual – Motor Skills Capacita Motorie Percettive
2.1. Auditory Discrimination Discernimento Auditivo
Pitch Match Altezza dei suoni ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
Rhythm Match Ritmo ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
2.2. Kinesthetic Capacita di movimento ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
2.3. Color Discrimination Discernimento dei colori ?�� poor ?�� average ?�� good
?�� excellent
2.4. Touching Senso Tattile ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
2.5. Smelling Odorare ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
3. Locomotor skills Capacita locomotorie ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� 
excellent
Section B- Cultural Data DATI CULTURALI
Music Therapy Form 2 Pg 2/4
Ó1998/2003 Alexander Graur
B1 Musical Skills Capacita Musicali
1. Singing Alone Cantare da solo ?�� poor scarso ?�� average medio ?�� good
buono ?�� excellent
eccelente
2. Singing in group Cantare in gruppo ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
3. Playing an instrument alone Suonare da solo ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� 
excellent
4. Playing an instrument in group Suonare in gruppo ?�� poor ?�� average ?�� 
good ?��
excellent
B2 Musical preferences Preferenze musicali
1. classical music musica classica
?�� opera ?�� symphonic ?�� chamber ?�� choral ?�� contemporary ?�� musical
(named authors / titles) ………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
……..
………………………………………………………………………………………..
2. Entertainment music Musica leggera
?�� rock ?�� pop ?�� jazz ?�� country ?�� bluegrass ?�� r&b ?�� house ?�� rap/hip
hop
(named authors / titles) ………………………………………………………….
……………………………………………………………………………………..
………………………………………………………………………………………….
.
B3 Other Preferences Altre preferenze
1.Literature Litteratura
?�� romantic ?�� fiction ?�� non-fiction ?�� adventures ?�� SF ?�� poetry ?�� other
(named authors / titles) …………………………………………………………..
………………………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………….
2.Movies Film
?�� romantic ?�� action ?�� SF ?�� horror ?�� true life ?�� other
(named authors / titles) ………………………………………………………..
……………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………….
3.Television
?�� entertainment ?��news ?�� documentaries ?�� trivia ?�� other
(named authors / titles) …………………………………………………………….
…………………………………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………..
Section C- Behavioral Data (DSM IV TM / Axis V) Dati Ref. Al Comportamento
Section D- Conclusions and strategies CONCLUSIONI ed STRATEGIE
Music Therapy Form 2 Pg 3/4
Ó1998/2003 Alexander Graur
C1 Skills Capacita
1. Communication Communicazione ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
2. Cognitive Conoscenza ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
3. Attention Attenzione ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
4. Self – awareness Coscienza di se stesso ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� 
excellent
5. Self – concept Conoscenza di se stesso ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� 
excellent
6. Self – esteem Stima di se stesso ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
7. Participation Partecipazione ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
8. Cooperation Cooperazione ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
9. Compliance Collaborazione ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
10. Interpersonal Relazioni Interpersonali ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� 
excellent
11. Interaction Reagire ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
12. Emotional Emozionali ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
13. Vocational Lavorative ?�� poor ?�� average ?�� good ?�� excellent
C2 Needs Bisogni
Psychological Psicologici ?�� no ?�� yes si – what quali………………………
Educational Pedagogici ?�� no ?�� yes –
what…………………………………………….
Activities Attività ?�� no ?�� yes – what…………………………………………….
Leisure Divertimento ?�� no ?�� yes –
what…………………………………………….
Vocational Lavorativi ?�� no ?�� yes –
what…………………………………………….
Spiritual Spirituali ?�� no ?�� yes – what…………………………………………….
D1
1. Strengths
Capacita………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
…..
2. Weaknesses Punti deboli
…………………………………………………………………………………………
………
…………………………………………………………………………………………
………
…………………………………………………………………………………………
………
…………………………………………………………………………………………
………
…………………………………………………………………………………………
………
…………………………………………………………………………………………
………
Section E – Attachments ALLEGATI
Name and signature of the person who made the assessment
………………………………………………………………………………..
Music Therapy Form 2 Pg 4/4
Ó1998/2003 Alexander Graur
D2 Initial Strategy Strategia Iniziale
1. Goals Finalita
1.1. Long Term
Lungo termine………………………………………………………………………..
1.2. Short Term
Breve Termine…………………………………………………………………….
2. Targets Bersagli
2.1. Behavior Comportamento…………………………………
2.2. Organ Organo…………………………………………………………………….
D3 Ongoing Strategy Strategia in corso
Previous Goals
Finalita
Precedenti
Results
Risultati
Confirm (Y/N)
Conferma
Valutazione
Precedente (S /N)
New
Nuova strategia
Long Lungo
Term termine
Short Breve
Term Termine
D4 Termination Strategy Strategia di dimissione
Previous Goals
Finalita
Precedenti
Results
Risultati
Confirm (Y/N)
Conferma
Valutazione
Precedente (S /N)
New
Nuova strategia
Long
Term
Short
Term
D5 Therapy Proposed MusicoTerapia Proposta
?�� Individual ¨ Number of Sessions…………
·Frequency/week……………………..
?�� Group ¨ Number of Sessions………… ·Frequency/week……………………..
Methods
?�� Music Integrative TherapyÔ ?r  Teaching Skills
Associate techniques: ?�� Relaxation ?�� Respiratory ?�� Occupational ?�� Speech
1. Ex- Assessment: ?�� Audiogram
2. Other Sources: ?�� ECG ?�� EEG ?�� MRI ?�� PET ?�� Blood Test ?�� Urine
Test
?�� Other Tests (specify) …………………………………………
Reports to ?�� Referent ?�� Other (specify)
……………………………………………………
In date (M/D/Y)
……………………………………………………………………………….
ANESSA 2
MATERIALE
Title: S D Insomnia 6
Duration: 10.25 min.
Disease: Dysomnias : Insomnia GMD
Use : Insomnia
Second part of the session
Target : Hypothalamus
Solar Plexus
Audio Frequency Range : ± C00 (31.0…32.703Hz) to
± G7 (6,130…6,272 Hz)
Amplitude Range : 0 to - 6.5 dB
Musical Form : Field Heterophony
ƒx,y{[(x1y1x2)(y2x2y1)][(x2y2x1)(y1x1y2)]}
Orchestration : Synthesizer
Sound's Panoramic : Center: Rear L -75
Front: L +100/ R -50
Rear : L +50/ R -100
Movement: helix out/in
Front R- Rear L- Front L- Rear R- Center
Color Frequency Range : Violet (0.43 - 0.40μ)
Green (0.56 - 0.49μ)
Imagery : Abstract
Movement: helix out/in
ANESSA 3
MATERIALE
Title: ADD 1
Duration: 6.57min
Disease: ADD
Use : Second part of the session
Target : Thalamus
Cardio-pulmonary Plexus
Solar Plexus
Audio Frequency Range : ±A00 (27.5…28.8Hz) to
± D7 (4600.0…4698.0Hz)
Amplitude Range : 0dB
Musical Form : [AxBxC x][AxBxCx][ AxBxCx]
12 voices polyphony
Orchestration : Percussion Ensemble/ Synthesizer
Sound'sPanoramic : Center: 0
Front: L +100/ R +100
Rear: L -100/ R -100
Movement: converging Center(Rear L-Front L- Front R- Rear R- Center)
Color Frequency Range : multiple
Imagery : Abstract
Movement: converging points
Helix out/in
ANESSA 4
MATERIALE
Title: Dev.Dis.-Asperger 1
Duration: 2.35 min
Disease: Asperger's Disease
Use :Asperger Disease, Developmental Diseases, early Alzheimer.
The second and the third part of the session.
Target : Hypothalamus
Solar Plexus
Pituitary Gland
Audio Frequency Range : ±G00(47.8…49.5Hz) to ±C7 (4186.0Hz)
Amplitude Range : 0 dB
Musical Form : A B A B A
Orchestration : Full Orchestra
Sound's Panoramic : Center 0
Front L100 R100
Rear L-100R-100
Movement: Circle (Rear R-Front R-Front L- Rear L)
Color Frequency Range : mixed
Imagery : Figurative (animated slideshow)
Movement: no transition
ANESSA 5
MATERIALE
Title: GAD Sample (GAD 6)
Duration: 6.48 min
Disease: General Anxiety Disorder –NOS
Use : Second part of the session
Target : Cardio-pulmonary Plexus
Solar Plexus
Audio Frequency Range : ± A00 (27.5…28.8Hz) to
± G6 (3065.0…3136.0Hz)
Amplitude Range : -7.5 to - 3.6 dB
Musical Form : [AB] [ (x1y1)(x2y2)][AB]
Orchestration : String Orchestra/Percussion/Mixed Choir
Sound's Panoramic : Center: 0
Front: L-30/R-30
Rear: L+50/R +50
Movement: static
Color Frequency Range : Red (0.65 - 0.60μ)
Blue (0.49 - 0.45μ)
Green (0.56 - 0.49μ)
Imagery : Abstract
Movement: concentrating points
Biomusica
Nato a Bucarest (Romania)nel 1952, Alexander Graur è vissuto in Italia dal 1981
al 2001. Cittadino italiano, vive e lavora negli Stati Uniti ed in Italia dal 2004.
Laureato in composizione‐musicologia e diplomato in musica strumentale
presso l'Accademia di Musica di Bucarest, Alexander Graur si è specializzato in
musica contemporanea a Darmstadt, Germania. Ha studiato altresì Anatomia e
Fisiologia Umana e Psicologia presso la Facoltà di Medicina dell'Università di
Bucarest. Dott. Alexander J.Graur è certificato in seguito all'internato
ospedaliero e all'esame di certificazione
nazionale dalla Commissione Nazionale di Certificazione per i Musico Terapeuti
dell'Associazione Americana dei Musico Terapisti (l'unica organizzazione
nazionale accreditata negli Stati Uniti d'America a livello federale); la
certificazione (MT‐BC) è riconosciuta in tutto il mondo.
Dopo una lunga carriera come solista, compositore ed insegnante (nella
Romania, Italia, Grecia e Germania) dott. Graur ha deciso di dedicarsi alla
Musico Terapia. Applicando la sua propria esperienza riguardante le relazioni
complesse tra l'ascolto della musica, la fisiologia e la psicologia umana ha creato,
a partire dal 1978, il suo proprio metodo di terapia.
Questo metodo (in Italiano: Neuroterapia Musicale Integrativa) consiste
nell'utilizzare le leggi della Scienza
Musicale e della Medicina per creare una speciale musica basata sui dati medici
di ogni paziente. Per le sue caratteristiche, questo metodo appartiene al gruppo
di terapie derivate dalla Neuroscienza.
Il metodo è stato presentato alle conferenze nazionale dell'American Music
Therapists Association in 2005
e 2007; alla conferenza internazionale di Musico terapia a Seoul (Corea del Sud)
nel 2006; nel 2008 al convegno dell'Alliance for Research in Music and Medicine
(Purdue‐Indiana University Fort Worth, USA);
alla prima edizione degli Incontri Internazionali di Musico Terapia Clinica‐
Piemonte 2008.
Nel 2009 sono programmate conferenze a Hong Kong (Cina)‐ nel quadro del
Congresso Internazionale di
Neuroscienza; e a San Diego (USA)‐ Conferenza Nazionale dell'A.M.T.A. In
Italia ha il suo studio privato a Torino (TO) e ha lavorato nella Comunità
Terapeutica Psichiatrica "Castello
di Vernone" a Marentino (TO). Negli Stati Uniti d'America ha lavorato
nell'AIM Center in New Jersey. In 2004 diventa co‐fondatore del Medicamus
Center LLC New Jersey, l'unica compagnia a offrire Neuroterapia Musicale
Integrativa negli Stati Uniti. A partire dal Gennaio 2005 funziona in Italia
(Torino) la Medicamus Italiana, di cui è presidente.
ESPERIENZA DI MUSICOTERAPIA COME PRASSI
EDUCATIVA-RIABILITATIVA
MARIA SPALLETTA
Dal punto di vista storico, la musica come terapia è insieme antica e recente.
Fin dall'antichità in molte civiltà la musica assumeva un potere curativo; essa
riesce ad esprimere, in modo diretto e immediato, i sentimenti più profondi.
La musicoterapia ha lo scopo di eliminare, modificare o diminuire stati di
malessere nella persona. E' un trattamento non verbale, adattabile anche a chi
ha l'utilizzo del linguaggio.
Perché un progetto di musicoterapia a scuola? Esso non ha la pretesa di formare
dei musicisti, attraverso questa esperienza questo tipo di terapia vuole
coinvolgere l'intera persona, con la sua sensibilità, la sua storia, le sue difficoltà,
quindi sviluppare insieme ad altre discipline: la concentrazione, l'attenzione, la
creatività; favorire la socializzazione, la comunicazione, la relazione.
Il bambino comunica sempre con azioni sonore, mediante segnali sonori, vive in
un mondo sonoro che non è certamente quello di una volta, l'ambiente sonoro
che lo accoglie è quello delle strade, in casa è quello degli elettrodomestici, dei
televisori, video-giochi, è un ambiente di frastuono, una sonorità sempre più
aggressiva.
La musicoterapia è l'arte della comunicazione. E' una modalità di approccio
sensoriale che utilizza l'elemento sonoro con finalità terapeutiche per intervenire
su un certo numero di disagi.
Nel programma ministeriale per la scuola elementare si afferma che:
"Nell'ambito di attività di educazione al suono e alla musica è da tener presente
il valore che possono assumere eventuali interventi specialistici di musicoterapia
rivolti a soggetti in situazione di handicap". Quali sono le finalità della scuola?
Certamente favorire lo sviluppo cognitivo, affettivo, emotivo, sociale e morale
dei ragazzi.
L'intervento musicoterapico a scuola, si riferisce a collaborazioni in cui
operatori musicoterapisti vengono affiancati dagli insegnanti articolando
interventi integrativi e preventivi. Infatti, l'handicap sociale che grava su ogni
disabile se non opportunamente considerato può ridursi, espandersi;
l'isolamento affettivo si ripercuote sulla stabilità emotiva, sul rendimento
cognitivo, che può diventare il dato saliente di tutta l'età evolutiva. In questo
caso l'obiettivo dell'intervento non è più l'educazione, ma la cura, la
prevenzione, la riabilitazione, quindi è indispensabile che a farsi carico siano
figure competenti.
Le varie attività consentono esercizi e giochi aperti, cioè non codificati da regole
fisse; invitano all'espressione non costretta da vincoli e schemi prefissati.
Il Progetto è stato realizzato da una musicoterapista, da tre insegnanti di
sostegno. Hanno partecipato al progetto due classi di scuola elementare dove
sono inseriti bambini diversamente abili.
Il fine è facilitare l'integrazione delle diversità individuali tramite la
condivisione dell'esperienza.
Prima di attivare gli incontri, vengono invitati gli insegnanti interessati al
progetto ad un incontro preliminare con la musicoterapista, per raccogliere i
dati utili e far conoscere il progetto.
In quell'occasione vengono esplicitati i contenuti della musicoterapia, il ruolo
che gli insegnanti ricopriranno all'interno del setting, la stesura del protocollo
per ogni incontro, la relazione finale come strumento di verifica.
Gli incontri di 50 minuti ed aventi una frequenza settimanale della durata di 20
sedute, hanno avuto luogo all'interno della scuola in una stanza adattata
all'esigenza, con a disposizione uno strumentario vario.
Mi sono avvalsa, come modelli interpretativi, di diversi metodi appresi durante
il mio corso di studi. (Benenzon, Guerra S., Porena)
Nei primi incontri è stata favorita l'esplorazione si strumenti musicali e
improvvisazione spontanea. Nell'improvvisazione collettiva è necessario stabilire
un rapporto con gli altri. Quindi la consegna di improvvisare in gruppo investe
in primo luogo l'individuo ma contiene l'invito implicito di prestare attenzione
agli altri e quindi alle differenze. Questa possibilità di sperimentare e stabilire
un rapporto privilegiato non verbale con l'altro, ma anche con se stessi
attraverso i suoni, penso sia un prezioso mezzo per raggiungere l'integrazione
delle diversità. Inoltre ho cercato di abituare i bambini ad una corretta
respirazione in forma ludica, con emissione vocale (canti di diverso genere).
Dopo i primi incontri la ricerca sonora è stata meno aggressiva; i bambini hanno
imparato a manifestare attitudini ad un gioco cooperativo e di regole.
Dopo la fase osservativa ho ipotizzato un intervento centrato sulle competenze
sonoro-musicali dei bambini al fine di delineare i seguenti obiettivi:
-favorire l'avvicinamento relazionale;
-migliorare l'iperattività attraverso il suono;
-facilitare il rapporto comunicativo attraverso giochi sonori e strumentali.
Ho proposto ai bambini la costruzione di semplici strumenti, quindi la consegna
di riciclare diversi oggetti; durante la costruzione i bambini erano contenti
perché ognuno di loro poteva scegliere le diverse sonorità per la realizzazione.
Dopo alcuni incontri ho cercato di abituare i bambini ad una corretta
respirazione, in forma ludica ho invitato i bambini ad eseguire dei giochi in
posizione rilassata controllando i movimenti dell'inspirazione e dell'espirazione;
inoltre si è ritenuto opportuno guidare i bambini alla costruzione di un codice
non prestabilito, l'improvvisazione informale. Le combinazioni sonore ottenibili
sono state le più varie, per scrivere la partitura è stata data la consegna di
utilizzare un simbolo per ogni suono: facile da disegnare e da memorizzare.
(Riporto alcuni esempi di partitura informale composta dai bambini).
Durante i primi incontri ho avuto l'impressione di una condizione di
disarmonia: la ricerca sonora è stata aggressiva, i movimenti disarticolati;
successivamente si è assistito ad una evoluzione che ha portato ad acquisire stati
di armonia gruppale, i bambini hanno imparato a manifestare attitudini ad un
gioco cooperativo e di regole, mentre l'impiego dei parametri sonoro-musicale è
stato finalizzato ad una comunicazione intenzionale e non solo più imitativa.
Maria Spalletta
Convegno
Musicoterapia
La scrittura e la differenza: imparare e
sentire; ipotesi di percorso relazionalecognitivo
nella scuola elementare e media
secondaria per utenti con diagnosi di
autismo.
Marica Costigliolo
Associazione L'orchestra onlus, Genova
Questo lavoro è dedicato alla memoria di
Maurizia e di Claudio.
Questo lavoro si fonda sulla "la consapevolezza
che ci fa ritenere una chimera la terapia del
bambino incentrata solo sul bambino. Questa
invece è possibile, anche se non sappiamo
ancora se risolutiva, affrontando l'approccio in
termini globali, pervenendo ad una strategia
d'intervento che pur nel rispetto degli ambiti e
delle specificità delle competenze e dei compiti,
persegua un obiettivo comune a partire da una
piattaforma metodologica condivisa". (Brutti-
Parlani)
Poter ricomporre l'unità della persona attraverso
le osservazioni, il male-benessere che si
evidenziano nei due contesti, dal lato emotivo e
relazionale è stato l'obiettivo del progetto La
scrittura e la differenza.
Metodologia Musicoterapia
Particolare rilievo è stato dato alla fase
osservativa dell'intervento: sono stati stesi i
protocolli riguardanti le sedute osservative. Le
sedute sono state videoriprese. Le tecniche usate
sono state: Musicoterapia recettiva, dialogo
sonoro.
Metodologia supervisione e verifica
Musicoterapia
La verifica si è articolata nel mondo seguente:
riunioni di equipe con i docenti, incontri di
verbalizzazione con i docenti che hanno
partecipato alla seduta, incontri con i genitori
ed un incontro conclusivo con il Dirigente
scolastico.
Il caso di A.
A. è una bambina autistica con tratti psicotici di
12 anni: ciò che viene rilevato è l'incapacità di
contenere le proprie ansie e paure, che vengono
proiettate all'esterno attraverso atteggiamenti
aggressivi. In particolare A. ripete frasi e parole
quasi sempre volgari o insulti: la
musicoterapeuta ha lavorato su questo aspetto
della modalità comunicativa di A. ottenendo
ottimi risultati.
La Musicoterapia è una disciplina che favorisce lo
sviluppo cognitivo della persona, ma pure
l'espressione della propria emotività, poiché la
seduta è incentrata sull'espressione e la
regolazione delle emozioni da parte della
persona. In questo modo la persona ha la
possibilità di esprimere la propria preferenza o
il proprio disagio su di un'attività concreta, un
percorso reale, che al centro pone proprio
l'ineffabilità dei meccanismi legati alle
emozioni.
Damasio applica una distinzione tra 'sentire' e 'sapere di avere un sentimento';
questo dipende dal fatto che lo stato di sentire non implica che l'organismo che
sente sia pienamente cosciente dell'emozione e del sentimento che si stanno dispiegando.
Damasio sostiene che un organismo possa rappresentare in schemi
neurali e mentali quello stato che gli individui consci chiamano sentimento, senza
neppure sapere che quel sentimento sta avendo luogo. Mantenendo netta la
distinzione tra emozione (una collezione di risposte, molte delle quali sono osservabili
pubblicamente) e sentimento (l'esperienza mentale privata di un'emozione),
si può affermare che alcuni aspetti delle emozioni che danno origine ai sentimenti
sono chiaramente osservabili. Sentire un'emozione è una cosa semplice:
consiste nell'avere immagini mentali che nascono dagli schemi neurali che rappresentano
le variazioni nel corpo e nel cervello che costituiscono un'emozione.
Ma sapere che abbiamo quel sentimento, sentire quel sentimento (feeling that
feeling), si verifica solo dopo aver costruito le rappresentazioni di second'ordine
necessarie alla core consciousness. L'emozione non è controllabile: è un processo
che però può essere controllato nel momento in cui trova spazio la sua propria
espressione. Il problema di molti soggetti psicotici è l'incapacità a regolare l'emozioni:
trovare un canale comunicativo per esprimere l'emozione in modo conscio
e attraverso una modalità relazionale è l'obiettivo perseguito dal Musicoterapeuta
per il soggetto in terapia.
Per far sì che sia possibile per il soggetto trovare la possibilità di esprimere il
proprio sé, è necessario lavorare sull'accoglienza attraverso l'imitazione e la
modulazione: nel caso di A. le parole oscene sono state ripetute e poi variamente
modulate. In questo modo si sono ottenute tre conquiste significative:
·il significato negativo che dava luogo a reazioni negative delle persone
circostanti, tramite l'imitazione del Musicoterapeuta, è andato via via
perdendo di centralità
·A. ha potuto così trovare un supporto emotivo rispetto alla propria
modalità di espressione e conseguentemente sperimentare le proposte del
Musicoterapeuta
·l'espressione delle emozioni che A. metteva in atto attraverso gli insulti si è
trasformata da una manifestazione di aggressività e di disagio verso
l'altro, in un momento di dialogo sonoro e di rinforzo dell'autostima.
Questi risultati conseguiti all'interno dell'ambiente scolastico rivestono
particolare importanza, poiché la scomparsa dell' aggressività verbale ha
facilitato il rapporto di A. con i docenti e i compagni di classe. Inoltre la scuola è
diventata "contenitore emotivo", in cui A. ha potuto essere accolta e compresa.
Risultati complessivi
Confronto differenti metodi di intervento tra
Musicoterapeuta, docenti, educatori.
Analisi dei problemi e delle esigenze cadenzata dai
periodici incontri.
Momento di valutazione collettiva per il personale
e per il Musicoterapeuta.
Intervento di rete tra docenti, famiglie,
Musicoterapeuta.
Il consolidarsi delle premesse comuni, attraverso
il perseguimento di micro-obiettivi che vengono
valutati periodicamente.
Riflessioni sulla Musicoterapia in ambito
scolastico
Il progetto La scrittura e la differenza ha dato
l'occasione di verificare se ed in quale misura la
Musicoterapia possa essere una risorsa per la
scuola. Sovente questa disciplina viene
confinata in ambulatori, istituzioni per
portatori di handicap, associazioni, ma
raramente viene diffusa come vera e propria
risorsa disponibile in tutti gli ambiti. Esistono
molti modi di fare e di essere musicoterapisti,
ma per tutti vale il principio fondamentale di
contribuire al raggiungimento del benessere
psico-fisico della persona.
Tramite questo progetto è stato però possibile
osservare anche come il perseguimento di
precisi obiettivi possa costituire una modalità di
lavoro concreta e benefica, sia per il rafforzarsi
della validità della disciplina, sia per lo stesso
Musicoterapeuta, che può valutare ed
"aggiustare" il proprio intervento in modo
coordinato e monitorato dalle riunioni e dalle
verifiche costanti. Gli obiettivi sono stesi sulla
base di ciò che il docente rileva in relazione alle
esigenze dell'ambiente scolastico, alle mancanze
o agli eccessi comportamentali della persona.
Inoltre in situazioni di estremo disagio, come
cambiamenti o assenze prolungate di figure
educative di riferimento, la Musicoterapia si
pone come linea di continuità all'interno delle
attività scolastiche: l'intervento di
Musicoterapia è pure l'occasione per il
personale e per il Musicoterapeuta di
confrontarsi periodicamente ed esporre le
proprie esigenze o i propri disagi in relazione
all'andamento del progetto.
Convegno
Musicoterapia
La scrittura e la differenza: imparare e
sentire; ipotesi di percorso relazionalecognitivo
nella scuola elementare e media
secondaria per utenti con diagnosi di
autismo.
Marica Costigliolo
Associazione L'orchestra onlus, Genova
Questo lavoro è dedicato alla memoria di
Maurizia e di Claudio.
Questo lavoro si fonda sulla "la consapevolezza
che ci fa ritenere una chimera la terapia del
bambino incentrata solo sul bambino. Questa
invece è possibile, anche se non sappiamo
ancora se risolutiva, affrontando l'approccio in
termini globali, pervenendo ad una strategia
d'intervento che pur nel rispetto degli ambiti e
delle specificità delle competenze e dei compiti,
persegua un obiettivo comune a partire da una
piattaforma metodologica condivisa". (Brutti-
Parlani)
Poter ricomporre l'unità della persona attraverso
le osservazioni, il male-benessere che si
evidenziano nei due contesti, dal lato emotivo e
relazionale è stato l'obiettivo del progetto La
scrittura e la differenza.
Metodologia Musicoterapia
Particolare rilievo è stato dato alla fase
osservativa dell'intervento: sono stati stesi i
protocolli riguardanti le sedute osservative. Le
sedute sono state videoriprese. Le tecniche usate
sono state: Musicoterapia recettiva, dialogo
sonoro.
Metodologia supervisione e verifica
Musicoterapia
La verifica si è articolata nel mondo seguente:
riunioni di equipe con i docenti, incontri di
verbalizzazione con i docenti che hanno
partecipato alla seduta, incontri con i genitori
ed un incontro conclusivo con il Dirigente
scolastico.
Il caso di A.
A. è una bambina autistica con tratti psicotici di
12 anni: ciò che viene rilevato è l'incapacità di
contenere le proprie ansie e paure, che vengono
proiettate all'esterno attraverso atteggiamenti
aggressivi. In particolare A. ripete frasi e parole
quasi sempre volgari o insulti: la
musicoterapeuta ha lavorato su questo aspetto
della modalità comunicativa di A. ottenendo
ottimi risultati.
La Musicoterapia è una disciplina che favorisce lo
sviluppo cognitivo della persona, ma pure
l'espressione della propria emotività, poiché la
seduta è incentrata sull'espressione e la
regolazione delle emozioni da parte della
persona. In questo modo la persona ha la
possibilità di esprimere la propria preferenza o
il proprio disagio su di un'attività concreta, un
percorso reale, che al centro pone proprio
l'ineffabilità dei meccanismi legati alle
emozioni.
Damasio applica una distinzione tra 'sentire' e 'sapere di avere un sentimento';
questo dipende dal fatto che lo stato di sentire non implica che l'organismo che
sente sia pienamente cosciente dell'emozione e del sentimento che si stanno dispiegando.
Damasio sostiene che un organismo possa rappresentare in schemi
neurali e mentali quello stato che gli individui consci chiamano sentimento, senza
neppure sapere che quel sentimento sta avendo luogo. Mantenendo netta la
distinzione tra emozione (una collezione di risposte, molte delle quali sono osservabili
pubblicamente) e sentimento (l'esperienza mentale privata di un'emozione),
si può affermare che alcuni aspetti delle emozioni che danno origine ai sentimenti
sono chiaramente osservabili. Sentire un'emozione è una cosa semplice:
consiste nell'avere immagini mentali che nascono dagli schemi neurali che rappresentano
le variazioni nel corpo e nel cervello che costituiscono un'emozione.
Ma sapere che abbiamo quel sentimento, sentire quel sentimento (feeling that
feeling), si verifica solo dopo aver costruito le rappresentazioni di second'ordine
necessarie alla core consciousness. L'emozione non è controllabile: è un processo
che però può essere controllato nel momento in cui trova spazio la sua propria
espressione. Il problema di molti soggetti psicotici è l'incapacità a regolare l'emozioni:
trovare un canale comunicativo per esprimere l'emozione in modo conscio
e attraverso una modalità relazionale è l'obiettivo perseguito dal Musicoterapeuta
per il soggetto in terapia.
Per far sì che sia possibile per il soggetto trovare la possibilità di esprimere il
proprio sé, è necessario lavorare sull'accoglienza attraverso l'imitazione e la
modulazione: nel caso di A. le parole oscene sono state ripetute e poi variamente
modulate. In questo modo si sono ottenute tre conquiste significative:
·il significato negativo che dava luogo a reazioni negative delle persone
circostanti, tramite l'imitazione del Musicoterapeuta, è andato via via
perdendo di centralità
·A. ha potuto così trovare un supporto emotivo rispetto alla propria
modalità di espressione e conseguentemente sperimentare le proposte del
Musicoterapeuta
·l'espressione delle emozioni che A. metteva in atto attraverso gli insulti si è
trasformata da una manifestazione di aggressività e di disagio verso
l'altro, in un momento di dialogo sonoro e di rinforzo dell'autostima.
Questi risultati conseguiti all'interno dell'ambiente scolastico rivestono
particolare importanza, poiché la scomparsa dell' aggressività verbale ha
facilitato il rapporto di A. con i docenti e i compagni di classe. Inoltre la scuola è
diventata "contenitore emotivo", in cui A. ha potuto essere accolta e compresa.
Risultati complessivi
Confronto differenti metodi di intervento tra
Musicoterapeuta, docenti, educatori.
Analisi dei problemi e delle esigenze cadenzata dai
periodici incontri.
Momento di valutazione collettiva per il personale
e per il Musicoterapeuta.
Intervento di rete tra docenti, famiglie,
Musicoterapeuta.
Il consolidarsi delle premesse comuni, attraverso
il perseguimento di micro-obiettivi che vengono
valutati periodicamente.
Riflessioni sulla Musicoterapia in ambito
scolastico
Il progetto La scrittura e la differenza ha dato
l'occasione di verificare se ed in quale misura la
Musicoterapia possa essere una risorsa per la
scuola. Sovente questa disciplina viene
confinata in ambulatori, istituzioni per
portatori di handicap, associazioni, ma
raramente viene diffusa come vera e propria
risorsa disponibile in tutti gli ambiti. Esistono
molti modi di fare e di essere musicoterapisti,
ma per tutti vale il principio fondamentale di
contribuire al raggiungimento del benessere
psico-fisico della persona.
Tramite questo progetto è stato però possibile
osservare anche come il perseguimento di
precisi obiettivi possa costituire una modalità di
lavoro concreta e benefica, sia per il rafforzarsi
della validità della disciplina, sia per lo stesso
Musicoterapeuta, che può valutare ed
"aggiustare" il proprio intervento in modo
coordinato e monitorato dalle riunioni e dalle
verifiche costanti. Gli obiettivi sono stesi sulla
base di ciò che il docente rileva in relazione alle
esigenze dell'ambiente scolastico, alle mancanze
o agli eccessi comportamentali della persona.
Inoltre in situazioni di estremo disagio, come
cambiamenti o assenze prolungate di figure
educative di riferimento, la Musicoterapia si
pone come linea di continuità all'interno delle
attività scolastiche: l'intervento di
Musicoterapia è pure l'occasione per il
personale e per il Musicoterapeuta di
confrontarsi periodicamente ed esporre le
proprie esigenze o i propri disagi in relazione
all'andamento del progetto.
Musicoterapia e autismo
un'esperienza presso la scuola secondaria di 1° grado
ALESSANDRA MESSINA
Contesto: l'istituzione scolastica di riferimento
Sono una docente di musica presso una scuola secondaria di 1° grado della
periferia di Catania, mi sono sempre occupata dell'organizzazione e del
coordinamento di progetti musicali e teatrali dedicati alla prevenzione della
dispersione scolastica e al recupero degli alunni disagiati.
L'esigenza di svolgere attività pratica in ambito musicoterapico e la voglia di
mettermi in gioco mi ha spinto a stilare e proporre un progetto di mt rivolto ai
bambini in difficoltà presenti nel mio istituto; esso è stato presentato alla
Dirigente Scolastica la quale si è mostrata subito entusiasta della mia proposta
ritenendo che l'avvio di un'attività di musicoterapia inserita nel POF della
scuola avrebbe permesso di ampliare e diversificare l'offerta formativa rivolta ai
numerosi alunni in difficoltà presenti nell'istituto, sapendo bene che migliorare
la qualità della vita dei bambini con disagio fisico, psicologico e/o ambientale
favorisce una migliore integrazione con se stessi e con gli altri e, dunque, un
equilibrato processo di crescita.
La D.S. mi chiese di presentare il progetto in sede di Collegio dei Docenti per la
discussione e l'approvazione dello stesso.
Premessa al progetto
Musicoterapia e educazione musicale: differenze
Nella premessa al progetto ho voluto mettere in evidenza alcuni dei fattori che
distinguono l'educazione musicale dalla musicoterapia per chiarire ai colleghi
l'ambito in cui intendevo muovermi.
Se per l'educazione musicale l'obiettivo è quello di promuovere la musica come
forma artistica, in musicoterapia la prima esigenza è quella di rivolgersi al
disagio del bambino (problemi comportamentali, difficoltà d'apprendimento,
disabilità psicosociale, ecc.) e la funzione della musica è quella di agire come
mezzo per andare incontro ai bisogni dei bambini, dunque l'acquisizione delle
abilità musicali non costituisce l'obiettivo principale dell'attività musicoterapica.
Il musicoterapista accetta l'espressione musicale del bambino senza alcuna
preoccupazione per i suoi meriti artistici o estetici, mentre nell'educazione
musicale il docente deve valutare tramite giudizi (oggi numerici) le competenze e
le abilità acquisite dagli alunni attraverso processi d' apprendimento che
tendono ad un obiettivo comune.
Se nell'educazione musicale si opera sul mondo musicale universalmente
condiviso, nella musicoterapia si enfatizza il mondo musicale privato della
persona.
La musicoterapia consente di addentrarci nella complessità dell'essere umano,
di avvicinarci al bambino considerandolo nella sua globalità, nella sua specificità
e nella sua unicità.
Discussione in sede collegiale
Il progetto, presentato ai colleghi attraverso la premessa e letto in tutte le sue
parti (finalità, destinatari, obiettivi, spazi, tempi, ecc.), è stato bocciato dal
Collegio dei Docenti che non ha ritenuto opportuno ribattere all'intervento di
una collega di sostegno, la quale faceva notare che l'attività di mt avrebbe
portato i ragazzi ad uscire dalla loro classe durante l'ora destinata ad una
disciplina curriculare, non usufruendo, in questo modo, del relativo
insegnamento.
Ancora una volta l'insegnamento delle discipline "più importanti" prendeva il
sopravvento sull'aspetto comunicativo non verbale dell'individuo, sul potenziale
di possibilità creative ed espressive, sull'affettività della persona, su un percorso
di crescita che si offriva ai ragazzi su strade però, fuori della "norma".
La Dirigente Scolastica tenendo in considerazione che il progetto, utilizzando
una mia ora a disposizione, non presentava oneri a carico della scuola, mi diede
ugualmente incarico di iniziare l'attività chiedendomi però, di avviare un lavoro
di mt individuale per evitare il coinvolgimento di un numero elevato di alunni.
L'attività di musicoterapia
Musicoterapia individuale
L'attività è stata rivolta verso E. un alunno di 11 anni frequentante la prima
media che viveva in un contesto socio-economico e ambientale molto disagiato e
la cui diagnosi funzionale parlava di ritardo mentale medio con tratti autistici.
Il ragazzo creava numerosi problemi all'interno della classe ed era gestito con
enorme difficoltà dai docenti curriculari.
Le informazioni ricavate dall'insegnante di sostegno e dai docenti della classe
definivano l'alunno inquieto (mostrava notevole difficoltà a rimanere seduto a
lungo e girava per l'aula o si chiudeva nell'armadio che si trovava all'interno
della classe suscitando l'ilarità dei compagni), non aggressivo, con assenza quasi
totale della comunicazione verbale e frequenti stereotipie soprattutto nei
momenti di maggiore tensione e confusione in classe; mostrava, inoltre, difficoltà
di relazione con i compagni e l'insegnante ed esprimeva con decisione le sue
scelte attraverso i "No".
Prima fase: attività di osservazione
Dopo le prime informazioni ho deciso di realizzare 3 sedute di osservazione
diretta partecipe in un'aula dedicata all'attività avendo a disposizione un
pianoforte digitale e lo strumentario Orff.
In tali sedute sono state evidenziate e, quindi, trascritte su protocolli oltre i dati
di base (data, ora, presenza, ecc), tutti gli elementi di tipo relazionale più
rilevanti accaduti durante gli incontri e una trascrizione degli elementi musicali
più evidenti.
Lo schema del protocollo seguito sia in fase di osservazione che di attività
pratica è il seguente:
Data Ora Seduta n°
Docenti
presenti_____________________________________________________________
___________________
Alunni
presenti_____________________________________________________________
___________________
Ambiente musicale proposto (Strumenti e disposizione degli stessi nello spazio)
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
______________________________________
Durata di permanenza nell'aula ____________________
Posture assunte e modalità di utilizzo dello spazio
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
_________________________________________________________
Relazioni attivate nei riguardi di sé
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
_________________________________________________________
Relazioni attivate nei riguardi del mt
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
_________________________________________________________
Relazioni attivate nei riguardi di altro (oggetti, persone, strumenti, ecc.)
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
_________________________________________________________
Trascrizioni delle espressioni musicali più rilevanti all'interno della seduta
Annotazioni
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
____________________________________________________________________
_________________________________________________________
Il suddetto protocollo veniva ogni volta riassunto nello schema che segue; esso
mi consentiva una più immediata lettura e verifica del percorso attuato:
Nome:
DATA
Relaziona con l'operatore il gruppo
autonomamente
solo se stimolato
non relaziona
esprime rifiuto
Umore
sereno/sorridente
tranquillo
collerico
agitato
apatico
atteggiamenti stereotipati
Espressione vocale
Parole ben
scandite
Parole non comprensibili
Vocali o sillabe
Nessun suono
Saluto finale
Canto
Canta chiaramente
Canta con parole incomprensibili
ma con ritmo
Esprime suoni non comprensibili
Non canta
Uso degli strumenti
Suona rispettando le
consegne
Suona relazionandosi
agli altri
Suona in modo stereotipato
Non suona
Suona rivolto
a sè
Ritmo
Realizza ritmi non riconoscibili
Realizza ritmi autonomamente
Realizza ritmi semplici se stimolato
Non è in grado di realizzare
ritmi
Stereotipie ritmiche
Abilità
Discriminazione lungo/corto
Discriminazione forte/
piano
Comprensione causa/
effetto
Comprende le consegne
Distingue i
colori
Nozione di
numero
Conoscenza schema
corporeo
Altro
Risultati delle sedute di osservazione
Le sedute di osservazione mi hanno permesso di individuare i mezzi sonoromusicali
probabilmente più adatti per facilitare la comunicazione e le evidenti
problematiche vissute dal ragazzo quali:
·Disadattamento temporale (la sua permanenza nel corso delle prime 3
sedute è variata dai 10 min. ai 20 min. al massimo).
·Disadattamento spaziale (la sua postura è stata di solito quasi sempre eretta
ed ha utilizzato lo spazio in modo circolare e stereotipato).
·Disadattamento relazionale (molto diffidente nei miei confronti, ha rifiutato
la mia vicinanza e tanto meno il contatto, ha sempre suonato gli strumenti
voltandomi le spalle; solo rare volte ha rivolto lo sguardo verso di me).
La verbalizzazione, a parte l'uso di qualche fonema impostato sul registro grave
(b, p), è stata quasi del tutto assente; anche con gli strumenti E. preferisce
produrre suoni gravi sostenuti da ritmi regolari semplici, anche suonati su più
strumenti contemporaneamente e/o alternativamente.
Ha mostrato molta curiosità nei riguardi del tom-tom che ha esplorato con
attenzione e concentrazione; è stato in grado di utilizzare i battenti usando
entrambe le mani, sia in modo simultaneo sia alternato.
E' stato anche molto incuriosito dal pianoforte digitale presente nella stanza che
ha suonato esplorandolo in ogni modo: ha eseguito cluster, scale ascendenti e
discendenti, glissandi, lo ha percosso con i pugni, ecc.
Molto evidente si è dimostrata la sua capacità di comprendere il legame
causa/effetto, infatti, è stato molto incuriosito da alcune sonorità da lui stesso
volontariamente prodotte come il cigolio del seggiolino del pianoforte, il suono
prodotto dalle lamine del metallofono, quando fuoriescono dalla loro sede, il
rumore del mazzuolo battuto sul bordo metallico del tamburo, ecc.
Numerose e frequenti sono state le stereotipie quali: lo sfarfallio delle mani
davanti gli occhi, il ruotare a lungo intorno alla stanza e il dondolio del corpo.
Seconda fase: determinazione degli obiettivi
Gli obiettivi programmati dopo il periodo di osservazione sono stati:
·Aprire un canale di comunicazione per facilitare la relazione
·Facilitare l'integrazione temporale e spaziale attraverso la tecnica delle
sintonizzazioni affettive
·Dare senso e forma alle stereotipie
·Aumentare l'attenzione, la concentrazione, la memorizzazione
·Facilitare l'integrazione sociale attraverso l'inserimento in un piccolo
gruppo (compagni della stessa classe)
·Fare dell'incontro un momento di gioia
Per il raggiungimento di tali obiettivi ho previsto 12 sedute individuali e, previa
verifica dei risultati raggiunti, 4 sedute di inserimento in piccolo gruppo; il tutto
si sarebbe svolto durante tutto il corso dell'anno.
Terza fase: attività pratica
La musicoterapia è in grado di attivare processi di cambiamento grazie alla
relazione bambino-terapeuta, una relazione che nasce in un contesto di piena
accettazione dell'altro e di non giudizio, da un'osservazione attenta e dall'uso
della tecnica delle sintonizzazioni affettive ( secondo la teoria di D.Stern le
sintonizzazioni costituiscono il fondamento di qualsiasi comunicazione non
verbale).
Il musicoterapista deve, prima di tutto, creare attorno al bambino un contesto in
cui possa sentirsi sicuro di agire, una cornice protetta (secondo il concetto di
base sicura di J. Bowlby) in cui poter esprimere se stesso liberamente, uno
spazio in cui tutte le sue modalità espressive sono accettate e valorizzate anche
attraverso la creazione di una forma e/o di un senso, perchè considerate
importanti espressioni della "sua" esistenza.
La prima fase è quella della sintonizzazione affettiva di tipo esatto attraverso la
quale le attività del bambino vengono rispecchiate dall'operatore che le rinvierà
come messaggio di accettazione; dunque, è necessario che il musicoterapista si
porti sulla frequenza tono-corporea del bambino per mezzo di improvvisazioni
musicali "su misura"; è, dunque, importante che ogni attività, ogni gioco sonoro
sia inventato per quel bambino e in quel determinato momento, in base alle
esigenze che sono da scoprirsi proprio attraverso la relazione in atto.
Le sedute iniziali basate, dunque, sul rispecchiamento hanno permesso
un'iniziale comunicazione sonora trasformatasi presto in un chiaro gioco
relazionale tra me ed E., al quale si è aggiunta poco dopo la prima parola
comprensibile.
Quest'ultima sottolinea la produzione, da parte del ragazzo, di un suono grave al
pianoforte con intensità molto forte e che viene da me subito rispecchiato sul
tom-tom; lo ripetiamo più volte, iniziando un dialogo sonoro che si struttura in
una precisa forma sonoro-ritmico-verbale con chiara alternanza di ruoli e di
intensità.
Nei nostri incontri, anche se con fatica, ho potuto riconoscere alcune frasi
melodiche che mi hanno consentito di agganciarmi e dare seguito alle proposte
musicali di E.: con colpi ben ritmati sul tom-tom cantiamo un coro da stadio, la
melodia di Fra'Martino e Girotondo; altre volte riesco a cogliere alcuni elementi
musicali che mettono in evidenza il lavoro svolto in classe dal docente di musica.
a)Dare "senso" alle sue stereotipie
In tutti i nostri incontri sono state presenti numerose stereotipie che ho sempre
tentato di inserire nel contesto sonoro e relazionale, leggendole come modalità
espressive necessarie alla sua esistenza.
Mi piace riportare l'episodio durante il quale, come spesso avveniva, E.
camminava in modo circolare per la stanza suonando il tamburello in modo
stereotipato isolandosi dal contesto; io mentre lo osservavo iniziai ad
improvvisare una semplice canzoncina al pianoforte cercando di dare senso e
forma a quell'atteggiamento stereotipato, che a volte durava per parecchi
minuti, rispecchiando l'incedere del suo passo e il ritmo dei colpi sul
tamburello.
In quel momento l'esecuzione di quella melodia creata e cantata per lui ha
consentito al ragazzo di uscire dal suo isolamento, infatti, pur continuando a
girare e a suonare il suo tamburello, E. cominciò a canticchiare insieme a me con
una specie di borbottio intonato e, nel frattempo, iniziò a sorridere.
b)La relazione con gli altri – L'integrazione sociale
Se durante le prime sedute E. mi respingeva voltandomi le spalle, alla fine ha
accettato anche il mio contatto fisico e se i nostri sguardi prima non
s'incrociavano mai, verso la fine degli incontri mi guardava spesso sorridendo.
La presenza di alcuni compagni di classe a conclusione dell'attività è stata ben
accetta anche se si sono ripresentate alcune stereotipie che erano diminuite nel
corso degli incontri.
E' stato in grado di discriminare e produrre suoni con parametri diversi
rispettando l'alternanza dei ruoli all'interno del gruppo.
Il ragazzo ha continuato ad esprimersi con serenità e sicurezza anche con la
presenza dei compagni ed è riuscito ad assumere, in alcuni momenti, anche il
ruolo di leader indirizzando i compagni all'uso degli strumenti e atteggiandosi a
"padrone di casa".
c)Il saluto
Il saluto cantato, con cui ho sempre concluso gli incontri, è stato da E. a lungo
ignorato e solo nelle ultime sedute con mia grande emozione, è stato utilizzato in
modo funzionale.
Alla fine dell'anno, a causa dell'interruzione improvvisa dell'attività, mi sono
sentita in dovere di comunicare ad E. che i nostri incontri erano finiti, anche se
non ero certa che avrebbe compreso il mio messaggio verbale.
Trovo il ragazzo in classe impegnato a disegnare, lo chiamo e gli comunico il
tutto con parole molto semplici, egli mi risponde con un secco "NO!" e si
allontana per tornare al suo posto poi, lasciandomi di stucco, inizia a
canticchiare tante e tante volte il nostro canto di saluto.
Se non mi era stato possibile concludere l'attività attraverso il gioco sonoro, è
stato proprio E. a scegliere il nostro mezzo per salutarmi.
Verifica dell'attività
Il ragazzo ha acquisito una buona capacità d'ascolto di sé e dell'altro pur
mantenendo momenti (sempre più brevi) d'isolamento.
Ha sviluppato la capacità di entrare in relazione con l'altro, con gli oggetti e con
l'ambiente mostrando di saper bene interagire con essi e ricavandone
soddisfazione e piacere.
L'attività di musicoterapia, rispettando i suoi tempi, gli ha consentito di dare
spazio alla sua voglia d'esplorazione e alla possibilità di esprimersi liberamente.
La comunicazione verbale ha assunto modalità relazionali e i fonemi e le
semplici parole sono stati utilizzati, verso la fine delle sedute, con chiari fini
comunicativi.
Le sue stereotipie sono notevolmente diminuite diventando giochi motori,
ritmici e melodici e assumendo "forma e senso", sono entrate a far parte del
contesto espressivo e relazionale.
Lo sguardo ha iniziato ad assumere "direzione"e, infine, l'aumento
dell'autostima gli ha consentito di vivere anche alcuni momenti da protagonista
all'interno del gruppo favorendo l'integrazione sociale.
Conclusioni
La musicoterapia a scuola, perché?
Nella scuola, così come nella vita, spesso la valutazione dell'alunno è ridotta ad
una somma dei suoi comportamenti che vengono definiti, da noi docenti, sensati
o insensati, rispettosi delle regole o meno, non rendendoci conto che per quel
ragazzo, quel comportamento è, spesso, l'unico modo che ha per esprimersi, per
"esserci" nonostante tutto e per difendersi dall'incomprensione altrui.
Il sentirsi "fuori della norma" porta, spesso, questi alunni a chiudersi agli altri,
ad innalzare intorno a sé una fortezza, un muro che permette loro di proteggersi
e di difendersi da un mondo che sentono ostile, difficile; spesso silenziosi,
lontani da tutto e da tutti, questi bambini sono quelli definiti "buoni" quelli che
a scuola non danno fastidio e, per questo, a volte trascurati.
Viceversa altri ragazzi esprimono il loro "essere nel mondo" con gran forza,
manifestando il loro disagio ad alta voce attraverso forme di violenza e
aggressività che sono, comunque, segnali di grande sofferenza, ai quali la scuola
risponde spesso con manifestazioni altrettanto aggressive: rimproveri, note
disciplinari, allontanamento dalla classe e, nei casi peggiori, dall'istituzione
scolastica.
Il potenziale di questi bambini è, spesso, elevato se solo noi adulti fossimo in
grado di guardare al di là dei canoni considerati "normali".
Noi adulti, come uomini e come docenti, dobbiamo sforzarci di cogliere i
messaggi e le richieste d'aiuto di questi ragazzi, modificando e ampliando la
nostra immagine della "norma" e cercando di vedere un orizzonte di senso più
ampio e complessivo; solo così saremo in grado di com-prendere anche
l'irrazionale, il caos, il disordine, riuscendo, così, a rendere spiegabile ciò che ci
appare inspiegabile.
Se tenessimo sempre presente che l'apparire non sempre coincide con l'essere e
se leggessimo tali atteggiamenti come espressione di una enorme sofferenza da
parte dei nostri ragazzi, saremmo forse in grado di accogliere meglio tali
difficoltà.
Le difficoltà come risorse
Le difficoltà incontrate per l'approvazione del progetto se in quel momento mi
hanno tanto demoralizzato, oggi riesco a sentirle come una risorsa, un ostacolo
che mi ha dato la possibilità di cogliere i miei limiti e tentare di superarli
attraverso alcune riflessioni.
Un docente che opera nella scuola e che ha la competenza per fare mt si trova a
rivestire un doppio ruolo ed è nella veste di musicoterapista che "invade", in un
certo senso, il campo degli insegnanti di sostegno; credo allora che, in alcuni
casi, quest'ambiguità di ruoli possa creare diffidenze e rigidità che possono
essere superate solo se il docente musicoterapista si mostra disponibile al
confronto e al dialogo con i colleghi assumendo un atteggiamento di totale
apertura
Se l'esperto esterno di musicoterapia viene contattato nel momento in cui la
scuola ha già fatto la scelta di accostarsi a tale disciplina, il docente che opera
nella scuola con competenze musicoterapiche, deve prima "farsi strada"
attraverso un lavoro di informazione e formazione su cosa è la mt; un lavoro che
deve essere svolto a piccoli passi, senza invadere, gettando un piccolo seme alla
volta nei terreni più fertili, senza fretta perché come diceva Gurdjieff " Solo
quando saremo pronti per una conoscenza ella verrà".
Consideriamo, comunque, che un docente di musica con una formazione in
musicoterapia avrà a sua disposizione una formazione teorica, modalità creative,
strategie educative e di approccio che tenderanno a favorire esperienze positive
all'interno della classe; inoltre egli sarà in grado di affrontare con maggiore
competenza momenti problematici vissuti dagli alunni e dal gruppo classe e se
tutto questo non fa (giustamente) diventare musicoterapia l'ora di musica è
proprio attraverso tale competenza che la mt potrà uscire allo scoperto!
Per finire provo a dare una risposta alla domanda del convegno "Musicoterapia
a scuola, perché?":
perché la mt all'interno dell'istituzione scolastica può essere sicuramente una
grande risorsa per sostenere e accompagnare nella loro crescita tutti i nostri
ragazzi (e non solo quelli che vivono situazioni di disagio), ma può anche essere
un'opportunità per i docenti che lo vogliono di mettere in gioco la propria
persona donandosi una possibilità diversa di osservare e conoscere meglio se
stessi e gli altri, attraverso un percorso di crescita che investe ognuno di noi
quando andiamo incontro, senza paura, verso la profondità e la verità dell'altro.
Bibliografia
Benenzon R., Manuale di musicoterapia, Borla, Roma,1988
Bonardi G., Dall'ascolto alla musicoterapia, Progetti sonori, 2007
Bowlby J., Una base sicura, Raffaello Cortina Editore,1988
Guerra Lisi S, Curti P.G., Stereotipite e arte di vivere, Edizioni ETS, 2004
Lorenzetti L.M., Dalla educazione musicale alla musicoterapia, Zanibon,1989
Postacchini, Ricciotti, Borghesi, Musicoterapia, Carocci editore,1997
Scardovelli M., Il dialogo sonoro, Cappelli Editore,1992
Stern D., Il mondo interpersonale del bambino,Bollati Boringhieri,1987
Watzlawick P.,Beavin J.H.,Jackson D.D., Pragmatica della comunicazione
umana, Astrolabio,1971
Alessandra Messina, docente di musica nella scuola secondaria di 1° grado di
Catania
Diploma di Pianoforte - Diploma di Master di 1° livello in "Comunicazione e
linguaggi non verbali" con tirocinio e tesi svolte nell'ambito musicoterapico
Musicoterapista in formazione presso la Scuola Quadriennale di Musicoterapia
presso il CEP di Assisi (4° anno)
Formazione in danzaterapia (metodologia Maria Fux).
Presidente dell'Associazione "MusicArtEmozioni"- Centro di ricerca
musicoterapica ed artistica con sede a Catania
Musicoterapia e scuola
di Rosa Maria Sarri
Sarebbe bello pensare alla scuola come ad un centro culturale
polivalente, un'isola dalle mille risorse, "che accoglie ed istruisce",
come dice la legge. L'avventura della ricerca, il gioco dell'esplorazione,
la sperimentazione, la creatività divergente, l'immaginazione,
potrebbero essere i ponti su cui fondare una nuova immagine
dell'ambiente scolastico attuale. Questo per ogni bambino e ragazzo
che si trova a intraprendere il cammino scolastico, indipendentemente
dalle sue "abilità". D'altronde, se si parla "diversabilità", c'è ancora
molta strada da fare nell'attuazione della legge n.104/92, per quanto
riguarda l'istruzione dei ragazzi disabili. Gli studenti con handicap
sono moltissimi e in aumento. Il numero di bambini e ragazzi
certificati nell'anno scolastico 1999-2000, pari nel 2000 a 124.155
alunni, è cresciuto del 33% dal 1989 al 1999 (dall'1,27% all'1,65%
della popolazione scolastica). Gli insegnanti di sostegno sono 60.457,
con un rapporto di un docente ogni 2,05 alunni. Se fosse rispettata la
normativa vigente (legge 448/98), che stabilisce il numero degli
insegnanti di sostegno, ci dovrebbero essere 57.400 posti di sostegno
in ruolo. Al di là di questo, la rivitalizzazione della scuola dovrebbe
anche essere basata su di un dialogo costantemente aperto fra ogni
professionalità che la forma. Insegnanti, operatori, esperti e molte
altre figure costituiscono le voci di un contrappunto che si muove (o
perlomeno dovrebbe) a strettissimo contatto per lo stesso obiettivo:
l'incontro-trasformazione nuove identità che si formano. Fra i tanti
elementi, in questo contesto, c'è anche la musicoterapia, confusa a
volte con l'insegnamento di educazione musicale. In effetti, al di là
della tendenza personale di ogni musicoterapista (e qui incide molto
l'opinione di chi scrive!), il professionista stesso può anche fare ricorso
a quella che potrebbe sembrare, ad occhi esterni, una pseudo
educazione musicale, ma le due figure non si doppiano a vicenda,
avendo invece l'occasione di convivere cooperando, anche per
amplificare le loro azioni. La musicoterapia nella scuola molto spesso
viene chiamata ad essere per l'integrazione, per l'handicap ed il
disagio. Viene richiesta per le più disparate situazioni, frequentemente
anche in modo inconsapevole. In effetti un'informazione a monte, da
parte delle strutture scolastiche e dei singoli, sarebbe un'ottima
strategia (di diffusione della disciplina e di risparmio temporale).
Quello per cui in realtà la musicoterapia dovrebbe esistere, come
elemento permanente all'interno delle strutture educative e formative
attuali, è la creazione e conservazione di un ambiente "ecologicamente
adatto" al confronto, alla discussione, alla valorizzazione di ciò che è
diverso (tutto!), alla formazione di competenze ed alla crescita:
l'esperienza umana e vitale col suono deve essere patrimonio della
totalità dei bambini, dei ragazzi che oggi si trovano a percorrere
l'avventura del cammino scolastico, per quanto lungo esso possa
essere, e, perché no!, anche di chiunque lo voglia all'interno della
scuola. Si lavora, si gioca, ci si incontra con la musica e col suono in
base a dove siamo, con chi siamo, nel momento presente dell' "hic et
nunc". Così il bambino o la bambina (con handicap e non) entrano in
relazione con la classe, con l'insegnante, con "l'amico musicale" in
mille modi diversi e tutti scoprono le risorse di questi modi, i quali
costituiscono anche opportunità di formazione, di relazione, di
confronto, di contaminazione, di mutazione pacifica, creativa e non
violenta. Sono preziose le figure dell'insegnante e dell'operatore che
affiancano il professionista nel suo ciclo lavorativo: per queste figure
stesse, per il contatto che hanno con i bambini/ragazzi (ad oggi sono
molte le ore di convivenza alunno-insegnante), per una rivitalizzazione
naturale che potrebbero scoprire attraverso la musica, per potenziare
ed anche replicare alcune esperienze proposte dal musicoterapista,
etc… Dopotutto l'armonizzazione delle varie identità sonore di ogni
persona comporta l'armonizzazione anche delle identità proprie, delle
professionalità, degli ambienti e di quanto altro è necessario per una
sana e pacifica collaborazione. Contemporaneamente a ciò è
necessaria anche una rimessa in discussione dei canali che
stabiliscono le conoscenze, le abilità già stabilite in partenza e che
tutti devono acquisire con ritmi, forme e tempi prestabiliti. In questo
sono importanti gli affetti, le emozioni, il principio del piacere,
contattabili tutti tramite il suono ed i sensi. Le esperienze di
musicoterapia all'interno della scuola nascono, come anche in quasi
tutti gli altri contesti, con degli obiettivi. Attività di composizione
assistita, manipolazione di oggetti e materiali sonori, improvvisazione
vocale e strumentale, G.I.M., drammatizzazioni sonore, costruzione di
strumenti musicali, sperimentazioni sonore col corpo e molto altro
ancora per provare a raggiungere questi obiettivi. Esperienze emotive,
relazionali ed estetiche. A volte più tese all'animazione ed al
coinvolgimento, altre ad un vero e proprio percorso terapeutico (anche
se poi, molto spesso, sfido a stabilire un confine fra queste due
frange). L'autostima, la consapevolezza, il gioco, il divertimento, lo
stare insieme generati da esperienze estetiche sonore (e non)
consentono al bambino/ragazzo di speerimentarsi, vedersi da molti
punti di vista diversi, capire il mondo intorno a lui e le persone che lo
formano. Nella scuola i materiali e le occasioni per fare questo sono
molteplici, rimanendo paralleli e contemporanei alla cura dello
sviluppo delle competenze cognitive o meno. L'interazione fra diverse
professionalità all'interno dell'organigramma scolastico, come in altre
occasioni lavorative, indirizza quasi obbligatoriamente a "tradurre" il
linguaggio di uso comune nella musicoterapia. Le attività sopra
elencate generano schede osservative, protocolli, materiale di
registrazione, etc…etc…; tutto questo entra in relazione con altri
elementi dello staff educativo, i quali, molto spesso, non conoscono
niente o quasi della disciplina. Perciò, il lavoro di "traduzione" di
questi ausili musicoterapici è sicuramente un ottimo supporto alla
comprensione dell'attività professionale del musicoterapista.
Chiaramente il vantaggio che se ne ricava è ovvio ed il lavoro è
indubbiamente molto più efficace. In un anno scolastico standard non
si può fare musicoterapia, per esempio, il martedì ed il mercoledì dalle
9 alle 13; bensì la si vive 365 giorni l'anno, 24 ore su 24, su ogni
attimo che il bambino ed il ragazzo costruiscono nell'ambiente scuola
(ed, oserei dire, fuori). Il ciclo temporale per un percorso di
musicoterapia è lungo; si basa sui piccoli mattoni dell'ora che ogni
volta è destinata al professionista perché viva il suo lavoro col singolo
e/o col gruppo, tuttavia si snoda su di un percorso di mesi o meglio
ancora anni. Interagire con le scuole, le scuole di musica, i comuni e
tante altre istituzioni significa attivarsi per una educazione alla pace,
al valore della diversità ed al miglioramento della qualità della vita di
ogni bambino, con e dentro la musica. I bambini ed i ragazzi
producono suono per varie ragioni (così come gli adulti e gli anziani);
ricercare all'interno di queste ragioni ci dà materiali e possibilità per
portare avanti la nostra disciplina. Importante è porsi comunque e
sempre in atteggiamento di ascolto Porre al centro del suono le
dinamiche vitali significa ri-generare questo suono, ri-animare
l'individuo che lo porta dentro ed indirizzarlo verso un'ipotetica
trasformazione, che noi possiamo solo suggerire ed aiutare.
L'accoglienza del quotidiano, dell'improbabile, dell'improponibile, il
riuscire a farne ingredienti per l'interazione, fonemi di nuovi linguaggi,
ci spingono in maniera continuativa verso idee ed occasioni di
cooperazioni alla luce del suono e della musica. Questo anche perché:
"…..a scuola il bambino va «tutto intero» e non soltanto «con la
testa»" (Rudolf Steiner).
Nota all'articolo: Ho pubblicato questo scritto anni fa su internet.
Tuttavia mi rendo sempre più conto, arrivata a questo punto del mio
mestiere (dopo circa 12 anni di professionalità) che, a dire la verità, gli
ingredienti per un buon lavoro sono insospettabili: un buon team,
rispetto reciproco, spietata sincerità, analisi oggettiva delle risorse che
abbiamo a disposizione, la possibilità di formarci, ammalarci avere
diritti lavorativi di base e ricrearci (altrimenti cosa possiamo regalare
agli altri?), qualche risata in più,…………..e la voglia di farci stupire e
divertire dai nostri bimbi e ragazzi.
Non ci sono predisposizioni o professionalità che tengano,
datemi quanto detto e vi alzerò il mondo! E non solo quello
scolastico.
CURRICULUM VITAE contestualizzato
Di Rosa Maria Sarri
Dati anagrafici
Nome e cognome: Rosa Maria Sarri
Luogo e data di nascita: Firenze, 26/06/1974
Luogo di residenza: Sesto Fiorentino (FI)
Telefono: 339 1317987
E-mail: rosamariasarri@virgilio.it (lavoro/allegati)
Laurea in D.A.M.S. presso l'università di lettere e filosofia di Bologna –
laureanda-.
Licenza di TEORIA e SOLFEGGIO conseguita presso il conservatorio L.
Cherubini di Firenze.
In corso le lezioni per conseguire il diploma di strumento in
conservatorio: chitarra classica.
Corsi di formazione, scuole di specializzazione, esami…..
–Training Professionale-
• Diplomata al "Corso di Specializzazione per Musicoterapeuta dell'Età
Evolutiva" presso il Ce.To.M. (Centro Toscano Musicoterapia).
L'associazione A.Fo.Ri.S.M.A. (Agenzia Formativa per la Ricerca e la
Sperimentazione in Musicoterapia e nelle Arti) in attuazione del P.O.R.
Ob.3 FSE 2000-2006 ha organizzato il "Corso per Musicoterapeuta
Specializzato in Età Evolutiva" di 600ore, co-finanziato dal Fondo Sociale
Europeo, dal Ministero del Lavoro e dale Politiche Sociali, dalla Regione
Toscana e dalla Provincia di Firenze.
• Dichiarata "idonea", avendo superato l'esame per l'ammissione all'albo
dei musicoterapisti dell'associazione A.I.M.. La scelta è di non iscriversi
all'associazione stessa.
• Università Popolare di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi,
metodo Stefania Guerra Lisi (discipline della comunicazione e
dell'espressione nella globalità dei linguaggi), sede di Firenze –ho
conseguito la laurea in MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi -.
• Corso di qualifica professionale per MUSICOTERAPEUTA, riconosciuto
dalla Regione Toscana, frequentato e terminato presso Ce.To.M. di Firenze,
della durata 1400 ore, -del. 1508 del 28.12.1998-.
• Corso di Tecnico del suono presso il Centro Didattico Musicale Lizard di
Fiesole (FI).
Stages, tirocini e convegni
• Stage come Musicista nella terapia presso l'associazione culturale
"Athenaeum Musicale Fiorentino" (FI) dal titolo "l'invenzione musicale",
con il professor Victor Flusser (direttore del C.F.M.I. di Strasburgo).
• Tirocinio come Musicoterapista presso il centro diurno "C.I.R.S." di
Serpiolle, (FI) (40 ore).
• Tirocinio come Musicoterapista all'ospedale di Prato in T.I.N. e PEDIATRIA
ed a Careggi a Firenze presso NEUROPSICHIATRIA INFANTILE (al C.T.O., III°
piano).
• Tirocinio presso l'U.C.C. dell'ospedale di S. Maria Annunziata (Firenze)
in "musicoterapia domiciliare per pazienti oncologici in fase terminale".
• PARTECIPAZIONE a CONGRESSI, CONVEGNI, etc….: Convegno
Percorso scolastico
"Musicoterapista: dal riconoscimento della figura professionale alla
realtà operativa" (Pisa, febbraio 2001), Congresso Internazionale di
Musicoterapia (Castel dell'Ovo, Napoli, aprile 2001), Convegno "Felicità e
Illusione" realizzato dal Laboratorio di Ricerca Freudiana (Livorno, aprile
2003), Convegno di Studi "Il Viaggio dell'Eroe: la globalità dei linguaggi
come sfida all'emarginazione dell'handicap" (Teatro Agiplas, Livorno,
giugno 2003), VIII° Convegno Nazionale della Globalità dei Linguaggi
(Riccione, ottobre 2003) e seguenti Convegni della Globalità dei Linguaggi
(2004, 2005, 2006, 2007)……
• Relatrice alla giornata sulla didattica (AIdSM) intitolata "FRA TERAPIA
ED EDUCAZIONE, musica come prevenzione, educazione, comunicazione e…."
(tenutasi presso il Centro di Ricerca e di Sperimentazione per la Didattica
Musicale della Scuola di Musica di Fiesole, Firenze 2003) con la relazione
"EMOZIONI, MUSICA e SENSO", come collaboratrice della Scuola Comunale
di Musica di Greve in Chianti.
• Progettazione e realizzazione del manifesto dell'associazione Itinerari
Sonori per l'intervento al convegno "Musica in Ospedale" (Ospedale Meyer,
Firenze, settembre 2002).
• Realizzazione della presentazione multimediale per la relazione alla
Giornata per la Salute Mentale del Comune e della A.S.L. di Firenze e
Prato (con l'associazione "ITINERARI SONORI") e relativo workshop per
operatori del settore, Firenze, ottobre 2003.
Esperienze professionali
• Diplomata al Corso di qualifica professionale per MUSICOTERAPEUTA,
riconosciuto dalla Regione Toscana (frequentato e terminato presso
Ce.To.M. di Firenze, della durata 1400 ore, -del. 1508 del 28.12.1998-)
nell'anno 2000, esercito la professione di musicoterapeuta
ininterrottamente dall'anno 1998/99.
• Musicoterapeuta presso il laboratorio musicale del comune di viareggio,
dove classi di varie scuole di ordine e grado (Stazzema, Forte dei Marmi,
Torre del Lago,…) vengono accompagnate dai pulmini comunali per incontri
di gruppo (durata: circa 2 anni);
• Musicoterapeuta (esperta esterna) presso il Circolo Didattico n°2 di
Empoli (Fi) nelle scuole elementari "Giovanni bosco", "S. Maria" e
"Michelangelo" per tre anni consecutivi (in tutte e tre mi sono occupata
anche di insegnamento di didattica musicale "ecologica" all'interno dello
stesso circolo);
• Musicoterapeuta per il progetto del comune di Firenze denominato
"Tuttinsieme" (durata: 2 anni circa);
• Musicoterapeuta presso la scuola materna "Acciaioli" di Firenze (durata:
2 anni);
• Musicoterapeuta nelle sezioni elementari e medie dell'istituto
comprensivo "Baccio da Montelupo-Sinibaldi" a Montelupo Fiorentino,
Empoli, (Fi) per cinque anni consecutivi;
• Musicoterapeuta nella scuola materna "La Torre" a Montelupo Fiorentino
(durata: un anno);
• Musicoterapeuta all'Istituto Comprensivo di Calenzano (attualmente in
corso) come tecnico professionista per l'associazione Ar.Ter.P.;
• Musicoterapia e didattica musicale in collaborazione con la scuola di
musica "Vettori liutaio" di Firenzuola (scuola materna di Pietramala,
scuola maternal di Firenzuola, scuola materna parificata di Firenzuola)
(durata: un anno);
• Integrazione e prevenzione con la musica in varie scuole di Firenze con la
scuola di musica Athenaeum Musicale Fiorentino (elementare "Pilati",
elementare S. Maria a Castagnolo,….) (durata: 2 anni e mezzo circa);
• Insegnamento di didattica musicale in varie scuole di Firenze con la
scuola di musica Athenaeum Musicale Fiorentino (materna ed elementare
"Acciaioli,….) (durata: 4 anni e mezzo circa);
• Collaborazione con la cooperativa "Il Koala" di Scandicci (FI) per un mini
laboratorio di costruzione di strumenti musicali con materiale di
recupero, in occasione delle feste natalizie, per i genitori dei bambini che
usufruivano della cooperativa stessa;
• Esperienze di musicoterapia in centri per salute olistica a Firenze
(Harmony, Energylab);
• Operatrice di musicoterapia nel reparto "Pediatria I" del prof. Macchia
nell'ospedale "S. Chiara" di Pisa (durata: due anni e mezzo circa);
• Musicoterapeuta presso l'U.C.C. dell'ospedale di S. Maria Annunziata
(Firenze) in "musicoterapia domiciliare per pazienti oncologici in fase
terminale" –dipendente Calcit- (dall'anno 2004);
• Musicoterapeuta –tecnico professionista per l'associazione Arterppresso
Villa Le Terme, a Falciani, Impruneta (Firenze), per la musicoterapia
con il coma (dall'anno 2005/2006);
• Collaboratrice con il centro di pedagogia clinica "L'Albero Azzurro" di
empoli;
• Musicoterapeuta per l'associazione "Vivere Insieme" (onlus): incontri
presso il centro giovani "Gavinuppia" del Quartiere 3 (FI) (durata: un anno
e mezzo circa);
• Musicoterapeuta per il gruppo "Insieme" di Greve in Chianti (durata: un
anno);
• Musicoterapeuta per "Casa Vittoria" (residenza protetta per malati di
a.i.d.s.) (durata: due anni);
• Musicoterapeuta per la scuola di musica di Greve presso varie scuole
del chianti fiorentino (materne, Elementari e medie inferiori di Greve, S.
Polo, Strada in Chianti e limitrofe) per incontri con singoli e con gruppi, in
particular modo per un lavoro di musicoterapia clinica svolto presso la
scuola media inferiore "G. da Verrazzano", dove, in una stanza attrezzata
per l'occorrenza, vengono accompagnati alunni di questa e di altre scuole
(durata: 2/3 anni);
• Breve esperienza con l'associazione "La Finestra" (FI), che si occupa di
sclerosi multipla;
• Esercito la professione di Musicoterapeuta (dall'anno 2002/2003) anche
privatamente, per consulenze, sedute, percorsi terapeutici, etc…. .
Progettazione
Ogni volta che propongo un progetto in una struttura, scuola, ospedale o
ente in genere ne sono anche l'ideatrice, a meno che non lavori con
progetti di altri, come è successo con il menzionato "tuttinsieme", ma
questo succede molto sporadicamente e poi, all'interno del progetto
stesso, cioè nella messa in opera effettiva, nella operatività, ci sono molti
pochi vincoli, tanto che quasi si effettua lavorando come una sorta di
coprogettazione sul campo.
Formazione ed Insegnamento
• Formatrice per insegnanti di scuole materne, elementari e medie inferiori
con un progetto del comune di Firenze denominato "Le Chiavi della Città"
(con incontri sulle emozioni e le competenze musicali di base ed incontri
sull'improvvisazione all'interno di un corso, facente parte di questo
progetto, che si occupa di IN-Formazione sulla musicoterapia nelle
scuole);
• Formatrice per le insegnanti delle scuole materne "La Torre" e "Rodari",
a Montelupo Fiorentino, con un corso di aggiornamento sulla
musicoterapia;
• Docente di musicoterapia all'interno dei corsi tenuti nel centro di
pedagogia clinica "L'Albero Azzurro" ad empoli per: pedagogisti, psicologi,
laureati e laureandi in scienze dell'educazione e formazione primaria,
logopedisti, docenti funzione obiettivo, insegnanti, operatori socio sanitari
e socio assistenziali;
• Membro dello staff formativo del Corso di Qualifica Professionale per
MUSICOTERAPISTA, riconosciuto dalla Regione Toscana, -del. 1508 del
28.12.1998- organizzato dal Ce.To.M. di Firenze.
Inoltre: docente per l'università per la facoltà di infermieristica e nel
master per le cure palliative per medici e psicologi (quest'ultimo promosso
da F.I.L.E.).
Articoli e Pubblicazioni
All'indirizzo internet www.porpore.com è online una rivista di cultura,
poesia edcarte in genere; all'interno di questa pubblicazione virtuale
tengo una rubrica periodica sul suono, sulla musica e sulla terapia.
Scrivo, sempre in riguardo alla musicoterapia, anche su www.edumus.com.
Associazioni ed Adesioni (formative o meno)
Ho fondato, assieme ad altri miei colleghi, musicisti e musicoterapeuti,
l'associazione no profit "ITINERARI SONORI" con la quale ci occupiamo di
musica a 360° e svolgiamo attività di intervisione per aiutarci in ogni
difficoltà lavorativa che si possa paventare, sia essa musicoterapica o
musicale.
Faccio inoltre parte del consiglio direttivo dell'associazione
"Ar.Te.R.P." in qualità di vice presidente.
Conoscenze e Capacità
• Suono il flauto traverso, l'organetto diatonico e molti altri strumenti,
come le percussioni, oltre al mio strumento principale (la chitarra) per
svolgere al meglio il mio lavoro di musicoterapista;
• Mi occupo di informatica musicale da tempo sia su piattaforma Mac che su
Win (preferendo la prima), applicando le mie conoscenze e capacità anche
per generare, in particolar modo, nuovi (o meno) ausili per la terapia;
• Ottime conoscenze di molti softwares non musicali: editor grafici, fogli
elettronici, data base, elaboratori di testo, etc….;
• Ottima conoscenza, su sistemi Mac e Windows, di pacchetti di applicazioni
musicali e multimediali. Ottima conoscenza su sistemi informatico musicali:
sistemi di HD recording, software di sintesi/editing del suono, computer
music.
• Buona conoscenza di softwares pre progettazioni grafiche (Photoshop,
Illustrator, Freehand, QuarkXpress, etc…) e progettazione di cd-rom
• Ho abilità di clownerie, microgiocoleria, micromagia, mimo, etc….
conoscendo bene l'attività di clown dottore ed usando questi strumenti
anche nella terapia con bambini ed adulti.
Allegato: Breve estratto del CV
MUSICALE
COMPETENZE DI INFORMATICA MUSICALE
Ecco di seguito un elenco delle esperienze pratiche e
teoriche che mi riguardano relative all'ambito in
questione:
• Ottima conoscenza di elementi di psicologia della percezione
musicale, psicoacustica, acustica e fisica nella musica (esame D.A.M.S.
di psicologia della percezione musicale col prof. caterina: 27/30).
• Conoscenza di testi: everest, pierce, righini, prieberg, etc….etc…
• Sistemi operativi usati: Apple, Windows.
• Ottima conoscenza Hardware e software per sistemi audio
(elaboratori, schede, sistemi professionali d'interfacciamento,
etc….etc….).
• Ottima padronanza su mixer analogici e digitali (tascam,
allen&heath, yamaha, phonic).
• Buona esperienza di tecniche di ripresa microfonica e conoscenza
dell'hardware in questione (microfoni, cavi, cablaggio,….).
• Uso di elementi avanzati della programmazione midi, interazione tra
audio e midi, applicazioni live del midi e hardware per il midi.
• Ottime conoscenze di sintesi sonora e di campionamento.
• Softwares usati per hd recording, editing digitale, sintesi del
suono….etc…: wave editors, vst instruments, campionatori,
sintetizzatori virtuali, etc….etc…..(cubase, logic audio, dp4,
protools, pacchetto native instruments, reason, recycle,
etc….etc….).
• Softwares "commerciali": fruity loop, acid, etc….etc…
• Conoscenza csound.
• Ottima padronanza di programmi di score editor-notazione musicale
al computer- (finale e sibelius).
• Progettazione ed uso di sistemi di informatica musicale per ausilio
all'handicap ed alla musicoterapia.
Estratto CV Musicale Performativo
• Ho cantato, per 2 anni circa –dalla fondazione, con la direttrice M.
Fracassini-, nel coro Vocimania, come soprano secondo e contralto;
• Ho suonato la chitarra in molti gruppi dell'area emiliana e toscana di
estrazione leggera, jazz ed etnica;
• Sto suonando la chitarra e, come secondo strumento il basso -freetless e
tastato-, in vari gruppi fiorentini: Elektrolaiv , Oltremodo, BazArt,….;
• Ho partecipato in qualità di ALLIEVA EFFETTIVA alla nona edizione dei
laboratori di ricerca e perfezionamento musicale –sotto la guida del
maestro Alvaro Company per la chitarra classica. Comune di lizzano in
belvedere provincia di Bologna. "nuovi aspetti della tecnica chitarristica.
La biodinamica musicale nel vissuto interpretativo. Repertorio solistico e
da camera" e sono inoltre allieva effettiva del maestro Company stesso;
• Ho partecipato, in qualità di allieva effettiva, alla seconda edizione del
masterclass "Chitarrae", alla Villa di Bivigliano in Firenze, con i maestri
L. Vander Borght e V. Sulbout.
• Insegno strumento privatamente.
Ai sensi della legge 675/96, sulla "Tutela delle persone e di altri
soggetti rispetto al trattamento dei dati personali", autorizzo
espressamente al trattamento dei miei dati personali per esigenze di
selezione e conoscenza e dichiaro di essere informata dei diritti di cui
all'art. 13 a me spettanti .
DALLA COMPETIZIONE ALLA COOPERAZIONE:
Musicoterapia come tecnica attiva in una scuola media inferiore.
BEATRICE MAZZA
I giovani nella scuola media vivono il passaggio che dall'infanzia porta
all'adolescenza, un passaggio che può implicare conflitti e contraddizioni. I
problemi evolutivi tipici di questa età possono richiamare una serie di tematiche
inerenti la violenza, l'emarginazione sociale, la devianza e il bullismo.
L'istituzione si trova a dover bilanciare due poli opposti di uno stesso mandato
sociale; da una parte la gestione di regole, norme e direttive generalizzate
necessarie per organizzare l'apprendimento, dall'altro l'ascolto e il rispetto dei
bisogni formativi ed educativi dei suoi utenti.
La scuola non sempre trova spazi sufficientemente significativi in cui
l'individualità dei giovani possa emergere ed essere riconosciuta. Si diffonde così
un senso di falsa identità che trova il fulcro della sua essenza nell'ingroup. Il
gruppo diventa il "terreno di coltura" del proprio io, ma è un terreno fortemente
connotato da aggressività, discriminazione, competizione e regole implicite che,
proprio come quelle esplicite dell'istituzione, non consentono una reale
espressione dell'individualità.
Ecco delinearsi una serie di possibili obiettivi per un intervento preventivo che si
pone come un'esperienza di socializzazione e integrazione.
La scuola media inferiore della provincia di Latina in cui si è realizzato il
progetto di seguito descritto si presenta come una realtà dalle problematiche
complesse. Le due classi seconde con cui si è svolto il lavoro sono caratterizzate
da profonde divisioni interne, contrasti, violenza, scarso rispetto per la
disciplina. Agli insegnanti è richiesto un consistente lavoro di contenimento che
si traduce in una drastica riduzione delle strategie messe in atto. I ragazzi sono
stigmatizzati come intrattabili, difficili, indisciplinati, non motivati. Il
rendimento delle classi è molto basso e le dinamiche dell'istituzione e delle
famiglie sembrano interamente assorbite da reciproche colpevolizzazioni.
Sembra mancare uno spazio di riflessione e di comprensione, ma soprattutto
sembra che ogni investimento emotivo e curricolare da parte dell'istituzione sia
limitato ad arginare un dato di realtà avvertito come incontrollabile. Tutto
questo si traduce in una sensibile riduzione dell'offerta di opportunità in cui i
giovani possano maturare ed affermarsi.
Da questa valutazione del contesto nasce la consapevolezza di collocare
l'intervento di musicoterapia come uno spazio "altro" in cui rendere possibile la
condivisione e l'elaborazione dell'emotività come nuove esperienze di
comprensione di sé e degli altri. Uno spazio di libera espressione che permetta
alla creatività di emergere e veicolare tutto ciò che non trova spazio e parole per
essere comunicato.
Il tema portante del progetto è il confronto tra la cooperazione e la
competizione, un confronto esperito attraverso il coinvolgimento diretto che
aiuti a maturare la consapevolezza delle profonde diversità tra i due
atteggiamenti e la capacità di discriminare quando e come può essere utile
adottare l'uno piuttosto che l'altro. La metodologia di intervento globale si rifà
all'uso di tecniche attive nelle quali la persona è artefice del proprio processo
evolutivo. Un requisito, questo, di fondamentale importanza in un prospettiva di
lavoro che tende a enfatizzare il contesto relazionale come esperienza di sé,
dell'altro e dell'istituzione. La musicoterapia si inserisce così in un progetto
multilivello che incorpora differenti tecniche e si articola in diversi tipi di
attività.
TECNICHE ATTIVE
Brainstorming
Condivisione scritta
in forma anonima
(Scatola dei pensieri)
Attività di raccordo
con le famiglie
Musicoterapia
Costruzione di
strumenti musicali
Attività di supporto e
rendicontazione tramite
cartelloni e slogan
L'attività di brainstorming in fase iniziale ha come oggetto il gruppo classe così
come viene vissuto e visto dall'interno. I ragazzi espongono ciò che viene loro in
mente o ampliano quello che emerge dall'intervento di altri. Si cerca di
mantenere un clima esente da giudizio dando importanza ad ogni intervento.
Dal materiale emerso si enucleano alcuni aspetti significativi che vengono
suddivisi in aree di risorsa e aree di criticità. In seguito questa attività viene
riproposta su diverse problematiche emerse nel gruppo con l'obiettivo di
vagliare possibili soluzioni e proposte in modo collettivo.
La scatola dei pensieri che viene predisposta per ogni gruppo è destinata alla
comunicazione in forma anonima. Viene spiegato che i messaggi possono essere
rivolti a insegnanti, istituzione, gruppo o ai conduttori dell'attività e viene
garantita la massima riservatezza. Le scatole dei pensieri vengono lasciate in
classe in modo che chiunque possa servirsene in ogni momento, e i messaggi
vengono recuperati prima dell'inizio di ogni incontro.
Il coinvolgimento delle famiglie viene effettuato chiedendo ai ragazzi di farsi
raccontare quali erano i giochi che hanno caratterizzato l'infanzia dei loro
genitori. Nel gruppo si è cercato di classificarli in giochi di competizione, di
cooperazione e misti. In un secondo tempo ai ragazzi è stato chiesto di costruire
un oggetto sonoro insieme ai genitori e di decorarlo secondo il proprio gusto.
Le diverse attività sono state organizzate tramite cartelloni di cui ci si è serviti
sia come supporto per il lavoro di brainstorming e classificazione dei giochi, sia
per esportare l'esperienza e darle visibilità attraverso slogan che ne
riassumessero i tratti significativi.
Dopo aver brevemente accennato alle varie tecniche attive di base del progetto
mi occuperò ora più specificatamente dell'aspetto musicoterapico.
Agli incontri della durata di un ora con cadenza settimanale hanno partecipato
piccoli gruppi di 8-10 ragazzi (metà classe per volta). In generale la
presentazione del progetto viene accolta con molto scetticismo e nello specifico
l'idea della musicoterapia sembra incongrua, incomprensibile, inutile. Alcuni
ragazzi dichiarano esplicitamente che seguiranno gli incontri per saltare le
lezioni, ma non si faranno coinvolgere, altri sembrano particolarmente
contrariati per essere stati divisi dai loro amici a causa del criterio alfabetico di
formazione dei gruppi. All'inizio del percorso viene proposta una sola regola:
"Non fare male e non farsi male". Questa apparente mancanza di rigidità
sembra costituire una vera e propria sfida: se tutto o quasi tutto è consentito
vale la pena esplorare i limiti di ciò che questo spazio può contenere. Durante
l'improvvisazione le modalità relazionali, l'uso degli strumenti, dello spazio e
della voce sono improntate all'urgenza di prevalere sugli altri, di prevaricare, di
imporsi all'attenzione di tutti. Non c'è ascolto, né di sé né degli altri. Non c'è
spazio per applicare tecniche, per sottolineare il senso di un'esperienza comune,
ma i ragazzi esplorano una nuova libertà entro i limiti (Bruscia 1987), prendono
familiarità con gli strumenti e assorbono le novità di un nuovo tipo di contesto
dove molto è permesso, ma dove ogni cosa va condivisa. Il caos dei primi
incontri lascia ben presto spazio alla necessità di negoziare insieme e condividere
alcune regole ulteriori che permettano di qualificare lo stare insieme. In questa
prima fase si cerca di rimandare il senso della responsabilità personale,
dell'importanza del contributo unico e inimitabile che può venire da ognuno di
loro, la disponibilità all'ascolto. Il feedback mette in luce una impossibilità di
vivere il gruppo come risorsa, un certo grado di difficoltà ad esprimersi e ad
aprirsi per il timore di essere giudicati o penalizzati al ritorno alla quotidianità,
la paura di sperimentarsi e confrontarsi. Su queste basi vengono scelte delle
attività di gruppo che non espongano troppo individualmente, ma rendano
chiara l'importanza di ogni singola presenza. Ne illustrerò alcune. Gli
"ingranaggi musicali" vengono costruiti con semplici ostinati ritmici su cui si
inseriscono gli interventi dei ragazzi. Dopo aver scelto uno strumento di loro
gradimento e averne sperimentato le possibilità timbriche ed espressive, si
lasciano guidare dal direttore musicale che coordina le diverse produzioni.
Ognuno di loro si sperimenta in ogni ruolo, l'ostinato ritmico, gli interventi
aggiuntivi, la direzione, avendo così la possibilità di vivere la stessa realtà da più
angolazioni. L'attività viene svolta mediante l'utilizzo di tecniche di
strutturazione, procedurali e di familiarità come la base ritmica, il mettere in
grado, il modulare (tecnica che permette alle iniziative personali di diventare
risorsa per tutto il gruppo, valorizzandone il senso e la ricchezza) e la
condivisione di strumenti6. Queste tecniche sono fondamentali per strutturare un
tipo di lavoro che aiuti i ragazzi a realizzare un prodotto finale di cui sono stati
compartecipi non solo attraverso la loro personale prestazione, ma anche
mediante il rispetto dei turni, l'ascolto reciproco, il rispetto degli altri e la
tolleranza agli "errori" propri e altrui. I diversi gruppi sembrano percepire la
differenza tra un lavoro coordinato e compartecipato e l'aspetto confusivo che
aveva caratterizzato l'inizio del loro percorso. Emergono idee, proposte, scambi
di impressioni e sensazioni, osservazioni e riflessioni su se stessi e sugli altri.
La "sonorizzazione del movimento" viene sperimentata prima in forma
collettiva: un sottogruppo sonorizza il movimento dell'altro per arrivare
progressivamente, e non senza iniziali reticenze, alla sonorizzazione del
movimento del singolo. Il tipo di tecniche usate per questa attività è molto
differente e segna in qualche modo il passaggio dalla mera esecuzione musicale
ad un livello più profondo di coinvolgimento. Le tecniche empatiche (imitare,
sincronizzare, incorporare, andare al passo, riflettere, amplificare) usate per dare
un suono al movimento del corpo necessitano di uno "stare con" l'altro che
enfatizza l'accettazione e il riconoscimento.
"Dare movimento al suono" è un'altra attività svolta come conseguenza della
precedente. La produzione musicale guida il movimento del corpo e permette
l'impiego di tecniche attive ulteriori come quelle di provocazione (ripetere,
esemplificare) o procedurali (recedere, cambiare, fare pause). L'estemporaneità
dell'interpretazione corporea facilità la spontaneità e l'espressione diretta e
immediata delle proprie emozioni. La sinestesia amplifica la capacità di
risonanza con il contesto attraverso il movimento e permette di dare corpo alle
emozioni, di tradurle all'esterno in una forma visibile e osservabile. L'ascolto
diventa attivo, creativo e utile al confronto, alla socializzazione e ad aumentare
la fiducia in sé stessi7. L'esperienza di chi suona è ugualmente ricca di
implicazioni emotive che vanno dal desiderio di mettere l'altro alla prova, alla
possibilità di comunicare attraverso i canali dell'improvvisazione e della
fantasia.
Il momento della restituzione diventa il luogo dove la verbalizzazione
dell'esperienza vissuta rivela una nuova capacità di esprimersi e di condividere.
Emerge un' identità di gruppo nella quale si enuclea una nuova forma di rispetto
che porta a considerare se stessi e gli altri in una nuova chiave di lettura
caratterizzata dall'emergere di competenze comuni, di nuove risorse e capacità.
Diventa possibile una riflessione sul significato della cooperazione, di ciò che può
significare a livello personale e di gruppo. La competizione tuttavia rimane sullo
sfondo. E' una modalità molto familiare e attraente, ma non più l'unica
6 Bruscia, K. (1987). Modelli di improvvisazione in musicoterapia. Roma: Ismez.
7 Guerra Lisi, G., Stefani, G., Balzan, A., Burchi, R., Parrini G. (1998). Musicoterapia nella Globalità dei
Linguaggi. Roma: Borla.
possibile. Ai ragazzi viene rimandata l'importanza di saper discernere le varie
situazioni in cui la competizione o la cooperazione possono essere una risorsa o
un ostacolo, si apre inoltre un'importante puntualizzazione sul potere e sulle
conseguenze delle proprie scelte.
Gli ultimi incontri sono nuovamente dedicati all'improvvisazione. Ciò che ne
scaturisce è qualcosa di completamente diverso da quanto emerso nella fase
iniziale. I ragazzi si ascoltano, cercano un contatto visivo ed emotivo con chi
sentono in sintonia con loro, la produzione musicale si raffina in direzione di un
prodotto esteticamente fruibile in cui ognuno trova lo spazio per potersi
esprimere e per lasciarsi coinvolgere, godendo nel contempo dell'effetto musicale
di insieme. I gruppi evolvono in qualcosa di estremamente dinamico in cui gli
assembramenti e le divisioni si susseguono rapidamente e sono mediate dalla
produzione musicale. Le sonorità oscillano tra picchi di elevata intensità e
momenti di calma in cui l'ascolto degli altri ispira e spinge ad esplorare nuovi
strumenti, nuove sonorità e ulteriori modalità di partecipazione. Prendiamo
spunto dall'acronimo M.U.S.I.C. con cui Tony Wigram definisce la funzione
dell'improvvisazione - cioè Motivazione, Comprensione (Trad. Understanding),
Sensibilità, Integrazione, Contenimento8 - per un lavoro di restituzione
sull'esperienza. La motivazione ci informa sul perché fare un'esperienza
musicale insieme, qual è il fattore stimolante e quali sono le aspettative
prevalenti. La comprensione rimanda al significato personale dell'esperienza e
all'ascolto della musica condivisa e compartecipata. L'interpretazione del
comportamento musicale e non (linguaggio corporeo, espressioni del viso, uso
dello spazio) fornisce importanti informazioni sull'altro e aumenta in ogni
ragazzo le competenze comunicative ed empatiche. Anche la sensibilità sembra
essere un requisito indispensabile per integrare la propria produzione, ma più in
generale il proprio modo di essere, a quella del gruppo, così come per permettere
agli altri di integrarsi alla propria. Questa comunicazione a due vie è proprio
l'elemento che segna un profondo cambiamento di cui i ragazzi si sentono
protagonisti e artefici. Imparare ad ascoltare, a confrontarsi, a unire gli sforzi
per raggiungere qualcosa di nuovo e di unico è il prerequisito indispensabile per
affrontare e comprendere fino in fondo l'integrazione. Nella performance dei
gruppi non ci sono perdenti o vincenti, ma solo partecipanti, tutti con le stesse
opportunità e ognuno con la propria identità. Il contenimento ha permesso ai
ragazzi di esplorare ed esplorarsi. Quello che loro hanno rimandato come
"l'opportunità di lasciarsi andare" presuppone in primo luogo un riuscire ad
affidarsi, ma anche l'aver sperimentato uno spazio accogliente in cui
l'espressione di sé ha trovato nuove vie e nuovi canali di comunicazione.
BIBLIOGRAFIA:
8 Wigram, T. (2004). Improvvisazione. Roma: Ismez.
Benenzon, R. (1998). Manuale di Musicoterapia. Roma: Borla.
Benenzon, R. (2002). La nuova musicoterapia. Roma: Phoenix.
Bruscia, K. (1987). Modelli di improvvisazione in musicoterapia. Roma: Ismez.
Guerra Lisi, G., Stefani, G., Balzan, A., Burchi, R., Parrini G. (1998).
Musicoterapia nella Globalità dei Linguaggi. Roma:
Borla.
Wigram, T. (2004). Improvvisazione. Roma: Ismez.
CURRICULUM:
Beatrice Mazza, diplomata in tromba e laureata in discipline musicali, ha
esercitato per diversi anni la professione di musicista collaborando con le più
prestigiose orchestre sinfoniche italiane. Dal 1994 svolge attività didattica in
ambito musicale e gestisce corsi di musica riservati ai disabili. Dopo la
formazione in musicoterapia presso l'associazione Nuova Plaim di Latina si
dedica a progetti in ambito preventivo nelle scuole elementari e medie e ad
interventi in ambito riabilitativo con pazienti affetti da demenza, ritardo
mentale e handicap.
L'insegnante e il musicoterapista
Un'intesa fruttuosa
Il laboratorio di musicoterapia crea uno SPAZIO ALTRO, nuovo, diverso da quello
della classe:
sia dal punto di vista fisico dello spazio (ci si avvale di un'altra aula, non ci
sono banchi e spesso neppure sedie, il luogo è aperto e ampio, ci si siede per
terra)
sia dal punto di vista comunicativo (si usa il linguaggio corporeostrumentale-
vocale mentre il linguaggio verbale è ridotto ai minimi termini)
sia dal punto di vista educativo-formativo in quanto è l'esperienza diretta ed
esperita in prima persona che tende a far emergere certe competenze o certi
vissuti interiori.
L'insegnante che riesce a cogliere e a trovare un suo posto in questo SPAZIO
ALTRO va a stabilire un altro tipo di relazione con il gruppo classe, diverso da quello
che si è instaurato durante lo svolgimento delle materie curriculari.
L'insegnante può entrare a far parte delle attività laboratoriali:
·mettendosi in gioco fisicamente ed emotivamente (partecipando all'attività
con i bambini e il musicoterpista)
·mettendosi in una posizione di osservatore:
¨presente per garantire l'ordine e la concentrazione dei bambini
¨presente per cogliere spunti dalle attività che il musico terapista mette in atto
per potersene avvalere durante le sue attività curriculari
¨presente per cogliere ciò che emerge nei bambini e tra i bambini, e fra i
bambini e il musicoterapista, per poterlo poi rielaborare ed approfondire in
colloqui con il musicoterapista stesso al fine di conoscere sempre meglio i
propri alunni e poter migliorare l'offerta educativo-formativo ma anche
emotivo-relazionale
A proposito di quest'ultimo punto:
La particolare "atmosfera ed energia" (in quanto ad attenzione e a coinvolgimento)
che il musicoterapista riesce a creare in un gruppo classe durante un'attività è in
strettissimo rapporto al grado di interesse e di partecipazione emotiva dell'insegnante
che accompagna i bambini.
Tuttavia in questa atmosfera-energia viene coinvolto empaticamente anche
l'insegnante che partecipa, anche se solo osservatore. (Quanti insegnanti vorrebbero
essere loro in prima persona a fare l'esperienza che stanno facendo i bambini? Potersi
confondere con loro? Poter suonare uno strumento o muoversi senza strutturazioni e
stereotipie?).
Quando l'insegnante entra in questa dimensione avviene un processo di sinergia
particolare: egli diventa un collaboratore validissimo del musicoterapista e il musico
terapista un validissimo collaboratore dell'insegnante.
Ecco che allora in alcune occasioni particolarmente importanti, in cui un alunno sta
esprimendo un suo disagio, una sua disarmonia o al contrario un suo agio ed armonia
il lavoro del musicoterapista in sintonia con l'insegnante presente va a lenire la
sofferenza del bambino o a potenziare il suo stato di benessere.
In questi casi basta solo uno sguardo tra i due adulti presenti per lavorare bene
insieme e costruire ponti armonici che i bambini possono attraversare e
riattraversare più volte gustandone tutta la bellezza.
Sonora
Riflessioni di una docente di musica
Patrizia Ciardella,PIA Versilia
In una società dove tutto scorre sulla nostra pelle senza mai fermarsi e rallentare
un pò, scopriamo che anche i bambini li lasciamo camminare senza dare impulsi
semplici,puri,chiari.
Nelle nostre ore si osservano dinamiche molto complesse;abbiamo pochi ragazzi
"solari"...tutti, chi più chi meno, sono compressi,ansiosi,paurosi e quando
possono scaricarsi con gli strumenti o con la propria voce diventano
irrefrenabili.
Difficile è l'ascolto.Non ci si ascolta più...si deve per forza urlare per metterci al
centro delle situazioni...si deve per forza urtare per toccarci...non un gesto
amorevole...guai viene frainteso.
Quando otteniamo il silenzio e sperimentiamo con l'aiuto degli strumenti alcuni
momenti ricreativi..ecco che tutti sono meravigliati e coinvolti...non abbiamo
fatto niente di speciale,abbiamo solo fermato qualche piccolo evento.
Sarà difficile far capire,ma soprattutto far venir fuori dal proprio guscio,i loro
sentimenti,però ne vale la pena perchè almeno solo per poche ore,riescono a
provare "vibrazioni"che sia la televisione che i videogame non daranno mai.
Abbracciando diverse aree di intervento,insieme agli operatori abbiamo offerto
percorsi diversi:i propri sentimenti,percezioni
ambientali,presentarsi,incontrarsi,condurre.
Quando si lavora con i ragazzi,le prime lezioni sono molto calme ed
impostate,cioè il ragazzo essendo educato su regole comportamentali
scolastiche,non riesce a esternare le proprie sensazioni, anzi rimane perplesso
dalle proposte semplicistiche che vengono richieste...si guarda intorno...si
vergogna.
Passando man mano il tempo,aumenta la confusione ma diminuisce la tensione.
Ed ecco che è possibile creare qualcosa che nasce dal loro profondo.
Nascono dinamiche di riflessione,di ascolto ,di organizzazione, di comando.
Nei gruppi ci sarà chi dirige e chi vuol essere diretto,chi si fida dell'altro e invece
chi è sempre scettico,chi si pone in ascolto e chi invece non gli importa niente.
Gli alunni però,mettendosi alla prova,iniziano a liberarsi ed a trovare un loro
percorso.
Spesso riescono ad inserire anche un loro vissuto,dettato anche dalle esperienze
degli altri,per fare ciò,i giochi che vengono fatti,possono aiutare a liberare la
tensione ed a creare, con gli strumenti, delle vere atmosfere da rendere partecipi
i sentimenti di tutti.
"L'ascolto e l'attività musicale
potenziano la capacità di raggiungere
uno scopo ampliando il sistema
cognitivo e relazionale "
A.Tomatis
UNO SPAZIO ACCORDATO: POSSIBILI SINERGIE NELLA SINTONIA
MUSICOTERAPISTA INSEGNANTE
LA RICERCA DI SINERGIA. Sappiamo tutti molto bene quanto le linee
progettuali informino e diano nuova forma al nostro agire, fare e comunicare. Così
quando 13 anni fa abbiamo progettato il laboratorio per il cred Versilia, ci siamo
immediatamente chiesti come inserire organicamente un progetto di musicoterapia
all'interno delle varie scuole. Sapevamo bene come rapportarci con i bambini, ma ci
sembrava che fosse essenziale la relazione con le/gli insegnanti, i soggetti primari del
fare scuola, in modo da proporre un intervento integrato nella realtà scolastica,
comprensibile e fruibile per tutti.
Abbiamo cominciato a riflettere sugli aspetti confluenti di educazione, insegnamento
e musicoterapia, ben attenti a non creare un ibrido ma ad affinare linguaggi
consonanti connessi all'avventura conoscitiva: il musicoterapista e l'insegnante si
muovevano, a nostro parere, su un terreno simile, tra ascolto espressione ed
educazione, pur con passi e coloriture diverse. Ma intonate o comunque intonabili.
La realtà complessa della scuola, i bisogni variegati dei nostri ragazzi che ogni
insegnante ben conosce, necessitano sempre più di un sistema non lineare
dell'apprendimento, di strategie antiche come il mondo ma non sempre facilmente
attivabili,per aprire nuove prospettive dando ali alle potenzialità individuali di
ciascun ragazzo.
In questa dimensione di ricerca creativa che accomuna moltissimi docenti, la
musicoterapia si presenta come una possibilità altra ed insieme affine: il possibile del
naturale, si esprime aprendo al dialogo profondo tra identità sonoro musicali, quella
dell'insegnante , il soggetto dell'educazione -spesso prosciugato dalle difficoltà insite
nel ex-ducere - e del musicoterapista, centrato sulla professione di aiuto, facilitatore
per sua natura della relazione non verbale fondata sul suono, della forma che
smussando attriti e dissonanze apre spazi alla consonanza , alla dimensione del
vivere insieme, sintonicamente.
Nessun appiattimento di ruolo, prevaricazione di competenze, messa in ombra di …
ma apertura di spazi di condivisione su difficoltà insite in un lavoro tanto delicato e
fondamentale per la crescita sana dei nostri ragazzi.
La triade divertire,ascoltare, sollevare fondanti la nostra pratica musicoterapica
imposta e realizza le potenzialità di uno spazio fisico e mentale, una bolla sonora che
contiene e permette una relazione ludica in cui sia possibile esprimersi riducendo il
timore del giudizio: nell'ascolto di ciò che l'altro esprime ci apriamo alla
comprensione, con conseguente ampliamento di punti di vista che riduce tensioni
colorando di nuova luce punti di vista abituali da tempo consolidati.
Possiamo sostenere che il nostro lavoro, in sinergia con quello degli insegnanti, può
aiutare a integrare processi disattivati e frammentati, facilitando l'apprendimento.
La bolla di suono che si crea nell'attività di musicoterapia insieme attiva
comportamenti mentre contiene dubbi, stati d'animo ed emozioni.
Attivando un'esperienza di vero scambio, noi adulti per primi, sul modello che
proponiamo spesso ai bambini, possiamo iniziare ad apprendere gli uni dagli
altri,cercando strade nella dimensione dell'indicibilmente complesso,nella professione
del musicoterapista che incontra quella del docente.
Quando la nostra musica – identità ed espansione musicale- incontra quella degli
altri, si compongono nuove armonie, un linguaggio nuovo e coerente e
comprensibile, vero e vitale perchè modulato sui sogni e bisogni di ciascuno.
Lo specifico del musicoterapista. Il linguaggio proposto dal mtpista si basa
sull'essere: l'esperienza, la percezione che si raccontano nel dire, creando spazi di
fiducia che motivano e rendono maggiormente propositivi.
Nel dialogo sostenuto ed accompagnato dal suono l'altro è vissuto pragmaticamente e
riconosciuto come depositario di un sapere comprensibile e commensurabile al
nostro, facilitante l'integrazione con punti di vista distinti, ma simili : un sostegno alla
curiosità per lo sconosciuto, una molla per vivere in modo vitale la relazione,
realisticamente educatori, perchè educati alla pace, finalmente in pace.
La nostra proposta esperienzale avvia alla comprensione del suono come trasversale
ai diversi saperi, portatore impalpabile di modificazioni sensibili; capace di inserire in
uno stile sempre socializzante, destinato a strutturare la personalità.
Il lavoro del musicoterapista oscilla tra educazione- l'espansione nel rispetto del
ritmo, organizzazione della forma, ascolto della melodia, decodificazione di strutture
e paramentri – ed il contenimento emotivo.
Nell'esperienza dell'improvvisazione, a differenza della dimensione verbale, è
possibile accettare e sintonizzarsi sul rumore dell'altro,finalizzando le tracce personali
di bisogni consci o meno presenti alla coscienza, spesso difficilmente condivisibili
socialmente, ad un progetto di apprendimento.
Crescere con il suono può significare essere consapevoli, esercitandosi
nell'accettazione,nella condivisione, nello scoprire e saper scegliere, sviluppando
un'operatività sempre più autonoma, tramite l'esperienza sonora con l'ascolto, gli
strumenti, la voce.
Sono modalità specifiche del musicoterapista:
Comunicare con il linguaggio diretto , arcaico del suono e del tatto,proiettarsi in una
dimensione analogica sapendo attendere i ritmi dell'altro.
Riconoscere il vissuto nel suono espresso cercando di vedere il non visto, ridefinendo
e significando espansioni contraddittorie ed opache.
La capacità di gestire l'imprevisto come risorsa. La metodologia parte da elementi del
Naturale, radicandosi successivamente nel culturale, sempre passando per una
espressione divergente.
Alla base sta il dialogo tra chi ascolta e chi si sente ascoltato, fondato sulla
comunicazione arcaica del tatto- suono, che si sperimenta nel suonare, vocalizzare,
ascoltare, giocando la comunicazione con la musica, portatrice di valenza simbolica.
Il musicoterapista si basa con fiducia sull'evocazione di memorie legate ai primi
momenti di vita, facilitando l'espansività, dalla superficie al profondo necessaria alla
modificazione del tono umore stati d'animo. Tende ad attivare una funzione poietica
che trae la sua forza dal riconoscimento del vissuto espresso con la vocalità e
l'improvvisazione strumentale.
L'apparente divergenza con il lavoro dell'insegnante si mostra, in effetti, come una
multiversità, una espressione complessa tra consonanza e dissonanza che sfocia
nell'integrazione.
Il non verbale sonoro ci aiuta a pensare con/tramite il linguaggio della musica,
evocando ed attivando nel ragazzo un contenuto della mente inizialmente di tipo
alalico, che aiuta a strutturare immagini interne fondanti tracce mnestiche, sia che
poi ci sia la possibilità di divenire dei significanti verbali- nel caso dei bambini
normodotati- che non- in situazione di deficit o trauma-
Pensiero sdrucciolevole come il
pestar delle foglie secche
Ruvido come un muro sbucciato
è così il mio pensiero profondo e
improvviso…
L'improvvisazione l'espressione personale e/o corale, che gestisce l'incidente,
l'inaspettato, il magma primordiale con creatività. Si integra e rende possibile
comprendere ed apprendere, con una buona ricaduta sull'apprendimento. Il
musicoterapista aiuta a cogliere la musica come una possibilità, un agito secondo
patterns riconoscibili, nel riconoscimento intuitivo di suono, ritmo, timbro: propone
un approccio globale alla musica come linguaggio per leggere e decodificare le
proprie emozioni: intuitivo ed arcaico insieme, immediatamente fruibile. Non
presentando strutture precostituite, il lavoro di ascolto propone un modello
fluidamente strutturato come il suono, si apre al probabile e al possibile, trova
anche vita nella performance,nel racconto di sé che propone prospettive, dando ali
alla speranza, alla fiducia nelle proprie intuizioni,senza timore per il giusto o lo
sbagliato. La natura ondivaga del suono permette di delineare limiti plasmabili, non
scoraggia e permette al ragazzo di avvicinarsi alla musica, nell'accezione
dell'archetipo del volo.
La creatività della improvvisazione si svolge trasversalmente al pensiero
razionale,lo comprende ma va oltre,nella dimensione della logica analogica che
risignifica tutto il resto.
Siamo convinti perchè lo abbiamo verificato, che i ragazzi abbiano bisogno di
momenti particolari nella scuola per comprendere i propri ritmi e il musicoterapista
propone una accordatura di spazio e tempo, dove il tempo personale possa interagire
con quello istituzionale, nella bolla di suono che consente l'apertura alla logica
analogica, altra e integrante quella più assertivamente definita del linguaggio
verbale.
Il suono e le emozioni che lo generano si strutturano nella metodologia facilitante:
gli strumenti e la vocalità divengono intermediari della relazione, permettendo
l'espressione diretta delle emozioni in forma simbolica, personale e insieme condivisa
. Anche l'intensità emotiva che spesso si incista nei suoi aspetti socialmente
inaccettabili, nel non dicibile, nell'incomunicabile, può essere contattata con l'aiuto
della musica, poi sentita e narrata con grande essenzialità con suoni e poesie,
divenendo tollerabile e condivisibile.
Qualcosa di rotto…
e' rumoroso, ma non è forte,
qualche volta penso che qualcosa di
rotto,
se fa troppo rumore è pesante.
Dolce e melodioso può essere
il pensiero
o un oggetto
il mio pensiero è titubante, spesso opaco.
Sempre confusione nel mio pensiero..
s.n.
Il gesto sonoro espande e facilita la riflessione. Il gesto sonoro, il fare musica
insieme si basa sulla ripetizione di moduli ritmici, di intervalli e melodie,ponendo
attenzione al timbro. Ma lq ripetizione in questo contesto consolida e non stanca: tra
il gesto e la sua ripetizione- variazione prende forma un radicamento, una maggior
sicurezza in sé stessi, che consentono uno stato riflessivo.
Prende forma un'idea, musicale e non, da percepire, decodificare, cum-prendere.:
fare musica insieme permette di affrontare l'approfondimento, la ripetizione che
consolida e non stanca. Possiamo sostenere che tra il gesto e la sua ripetizione- in
forma simile quanto variata- prende forma la riflessione ed il musicoterapista facilita
questo contesto operativo/riflessivo per incentivare l'ascolto e la riflessione nel
ragazzo.
Consonanze insegnante musicoterapista- Procedimenti operativi verso una
consapevole scoperta delle proprie potenzialità.
Poter apprendere dagli altri è un percorso che conduce alla ricchezza, uno spazio
aperto, un vuoto circondato dal culturalmente pieno, tendenzialmente confinante tra
essere e poter immaginare di essere,in cui riscoprire nello spazio dilatato e rarefatto
delle infinite potenzialità di cui eravamo sforniti, che per fortuna esiste l'altro.
Così per noi è stato possibile inserire la nostra metodologia all'interno della
programmazione di classe, elaborando talvolta i contenuti della programmazione con
le strutture fondanti la mtpia: la città degli assiri con i commerci si può ricostruire
con il palazzo del proprio corpo che ha delle idee da scambiare: ognuno un suono,
sviluppando piani sonori condivisi, cercando forme simmetriche nel gioco degli
specchi delle statue di suono, ricercando l'equilibrio nel proprio baricentro....
Un laboratorio per comunicare con il suono e musica
uno spazio fisico, quello del laboratorio del Marco Polo e dei decentramenti in alcune
scuole polo, organizzato con strumentario, una struttura acusticamente idonea per
l'espansione del suono, ma sopratutto uno spazio mentale in cui il musicoterapista e
l'insegnante riescono a sperimentare una sinergia tra educazione e formazione, per
il sostegno al disagio ed il potenziamento del benessere a scuola.
Uno spazio ed un tempo dove fare esperienza di ascolto ed espansione, cultura e
ricercazione tra
scomposizione/ricomposizione/ecodificazione/codificazione,realizzando un
concertando, l' espressione di un "noi" musicale, condividendo parole e suoni
melodiosi, scoprendo nuovi ritmi e piani sonori, per facilitare la formazione e
l'apprendimento,accordati (con le corde del cuore).
Abbiamo provato con i colleghi insegnanti ad attivare una percezione sinestesica,
alogica, non verbale, verificando la possibilità di attivare l'espressione di strutture
neuronali modulari interconnesse-indipendenti, coinvolgendo l'area noetica con
quella di attivazione linguistica tout court:un accordo per un intervento che si centri
sull'ottimizzazione formativa, in aiuto alla relazione pedagogica, per implementare gli
standard formativi.
Abbiamo condiviso e motivato come il linguaggio musicale potesse attenuare quelle
difficoltà di socializzazione e/o di apprendimento, concordando attività che si
fondassero ed articolassero sullo spessore simbolico del suono musica, proponendo
in una valenza rieducativa e specificamente formativa del suono e della musica in
sintonia con la progettualità finalizzata alla formazione del ragazzo come persona
inserita nella comunità civile e come studente, per la riduzione del disagio
scolastico, relativamente al disagio socio affettivo e relazionale, con particolare
riguardo all'integrazione interculturale e ai disturbi di apprendimento nella
dimensione della disabilità e del cognitivo in generale.
Le insegnanti hanno condiviso le riflessioni intorno agli aspetti antropologici del
rapporto uomo suono, necessari all'elaborazione di una competenza comunicativa sul
non verbale sonoro.
L'orecchio, il
primo organo a
formarsi,
viene a svolgere la
funzione
di un'antenna che
decodifica il
suono/
musica e le sue
strutture
(Tomatis).
Spunti condivisi tra neuroscienze e musicologia a servizio della didattica
Le neuroscienze hanno evidenziato che i circuiti neuronali della corteccia
cerebrale si attivano durante l'ascolto, rinforzando i processi creativi
dell'emisfero destro e il ragionamento spazio-temporale, contribuendo con la
percezione alla crescita e all'apprendimento. L'attività musicale attiva i
neuroni specchio, che potenziati dall'ascolto si riflettano sulla capacità
immaginativa ed ideativa del ragazzo. Quindi la musica influisce sulle abilità
cognitive (Sloboda), integrando le potenzialità innate del soggetto.
Sul piano affettivo il linguaggio musicale permette di comunicare
sensazioni emozioni ed anche problematiche, rendendole condivisibili e
socialmente accettabili. Questo processo solleva da situazioni ansiogene e
facilita l'espressione, nonché riduce i problemi di apprendimento (Gordon).
La musica aiuta a sviluppare atteggiamenti, capacità e conoscenze atti a
comprendere lo sconosciuto e a relazionarsi con gli altri in modo più
adeguato. Le strutture del suono/musica, infatti, sostengono le multiformi
situazioni di disagio, presenti nella realtà scolastica, riguardanti i bambini
problematici e/o diversamenteabili e potenziano abilità specifiche. I
bambini vengono incoraggiati e rinforzati sul piano socio-affettivo e
dell'autonomia.
Il rilassamento psicocorporeo, derivante dall'ascolto, facilita
l'apprendimento (Lozanov) e lo sviluppo dell' intera personalità (Kodaly e J.
Dalcroze).
Le potenzialità della pratica musicale si innervano sulla teoria delle
intelligenze multiple, nel rispetto della individualità specifica di ciascun
bambino (Gardner).
Dati osservati/ osservabili.
Per quanto riguarda la letteratura musicoterapica specifica e l'esperienza
professionale che ci appartiene, possiamo individuare alcuni elementi ricorsivi che
caratterizzano gli effetti della musica nel processo di formazione ed anche
dell'apprendimento, dimensione condivisa e centrale per gli insegnanti.
Innanzi tutto una più serena accettabilità dello spazio e del tempo scolastico, con
una sintonizzazione del tempo personale kairos col tempo kronos condivisibile
socialmente, che induce un rilassamento psicocorporeo derivante dall'ascolto ,
facilitante l'apprendimento e lo sviluppo della intera personalità .
La formazione di ciascun ragazzo passa per un training zigzagante, tra creatività e
regressione: il confronto sul piano profondo del nostro essere persone musicali, nella
logica del suono, attiva spesso una relazione formativa con i caratteri dell' alleanza
formativa- nel pear group e nel confronto con il musicoterapista.-
Si realizzano in aula momenti in cui ci si può consentire di provare fiducia,
affidandosi all'immagine mentale di contenimento attento e rigenerante, il
musicoterapista con l'insegnante con i ragazzi, consolidando l'esperienza
condivisione e di cooperazione.
La possibilità di sperimentare l' intevento musicoterapico, aiuta la comunità
scolastica a comporre una forma formante -emotiva e razionale-, predispone ad un
dinamica mentale serena che facilita nell'aiutare concretamente ad individuare e
ricomporre saperi, spesso opacizzati dalle potenzialità incistate che inibiscono le
competenze.
L'apprendimento degli alunni cui tendono i docenti si nutre e si rinforza con
l'esperienza di attivazione di processi mentali adeguati, che sintonizzano i
comportamenti sulle circostanze, spostandosi dai contenuti da acquisire alle strutture,
in un processo che rinforza e rassicura il ragazzo.
Il suggerimento musicoterapico tende a coinvolgere nell'interazione danzante dello
psicocorporeo, aiutando a frapporre una giusta distanza cosciente fra il senso di sé
come persona e ciò che viene percepito come incrinato, tra sogni e bisogni, per
sentirsi persona ed il senso oggettivo del limite.
Il senso di benessere si mostra nel miglioramento dell'escursione respiratoria,
accompagnata da un evidente alleggerimento del tono dell'umore.
In classe si sperimenta una modalità efficacemente reattiva, i ragazzi si sentono
protagonisti e capaci di consentirsi una traccia espressiva, grazie alla
consapevolezza realistica del proprio modo di essere raggiunta. L'esplorazione
simbolica del suono rende generalmente disponibili al coinvolgimento nella gestalt
musicale, più d'insieme che analitica.
Il punto d'arrivo tende con fiducia alla possibilità di elicitare strutture mentali
sottese a comportamenti adeguati, accompagnate da una più serena accettabilità del
cambiamento, che ciascun ragazzo possa direttamente percepire nel tono psicofisico,
nella gestione dello spazio e del tempo, nell'immagine personale, nella relazione,
scoprendo possibilità di apertura al mondo tramite le possibilità offerte
dall'osservazione e conoscenza.
Aiutare i ragazzi a formarsi non è una passeggiata, ma
CI SIAMO TUTTI NELLA RICERCA DI NUOVE CONFIGURAZIONI PER
UNA RELAZIONE EDUCATIVA I NDIVIDUALIZZATA.
Come musicoterapisti lavoriamo con il linguaggio del suono, passando per
archetipi e metafore attivanti l'espansione e la riflessione: in sinergia con la
competenza degli insegnanti i risultati sono incomparabilmente migliori.
Sonora
BIBLIOGRAFIA
M.Baroni, Suoni e significati, Guaraldi, firenze 1978
M. De Natale, Strutture e forme della musica come processi simbolici, merano,
palermo , 1978
H. Gardner, Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza , Feltrinelli,
Milano, 1987
M.E. Morin, Il metodo, Feltrinelli, Milano, 1988
G.Rizzolatti, C. SINIGAGLIA,So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, ,
Cortina Raffaello, 2006
J. A.Sloboda "La mente musicale" Ed. Il Mulino 1988
G.Stefani, La competenza musicale, CLUEB, Bologna, 1982
A.Tomatis, L'oreille et la vie, R.Laffont, Paris, 1981.
P.Watzlawick, la prospettiva relazionale, Astrolabio, Roma 1978
CURRICOLO
L'associazione professionale di musicoterapisti Sonora è composta da
musicoterapisti formati presso il CETOM di Firenze e la scuola di G.
Manarolo. Sono professionalmente impegnati nel CRED versilia, in centri
diurni per la riabilitazione psichiatrica, in terapie individuali con pazienti
psichiatrici e disabilità in genere, gestiscono gruppi di pazienti oncologici. Si
occupano di formazione con insegnanti ed operatori sociosanitari, alcuni sono
docenti di corsi per musicoterapisti. Sonora condivide il percorso del comitato
musicoterapiademocratica.
Studio preliminare sull'applicazione della musicoterapia nella scuola
primaria
di Sandra Masci
Presentazione
Le numerose esperienze di musicoterapia in ambito scolastico e in particolare
nella scuola primaria, ci hanno condotto a rivedere nel tempo le modalità di
realizzazione, individuando alcuni presupposti di tipo metodologico. L'assetto
dell'intervento che oggi riteniamo essere il più efficace, è quello in cui la
musicoterapia si collega con il contesto scuola e famiglia, innestandosi nel
processo educativo-didattico. In questo modo il cambiamento può essere
rilevato sulla base di una osservazione condivisa e di un puntuale confronto,
che in modo fluido integra tra loro obiettivi e risultati di ciascun ambito
operativo.
Il lavoro svolto con questa impostazione di base, ci ha portato ad individuare
degli indicatori di efficacia, (che in questa fase preliminare è forse meglio
definire "presupposti di efficacia") che ci appaiono assai significativi, e che ci
auguriamo possano costituire un primo risultato sulla base del quale
impostare una futura ricerca.
Le osservazioni raccolte fanno riferimento a trenta interventi in classi con
soggetti portatori di handicap, in 24 diverse scuole primarie, per un totale di
ottocento ore di musicoterapia e la partecipazione di settecentoventi allievi in
età compresa tra i cinque e i dieci anni, dei quali quarantuno in possesso di
certificazione di handicap.
La valutazione si centra su classi con soggetti con gravi disturbi della
comunicazione e del comportamento, escludendo altri interventi in gruppiclasse
con soggetti affetti da ritardo mentale o con deficit neurosensoriale. La
delimitazione alle patologie sopra specificate è motivata dal fatto che tale
casistica è risultata quella più complessa per un approccio globale e come
tale, quella il cui andamento ha fatto emergere una maggiore coincidenza e
complessità di presupposti di efficacia.
Motivazione
La scuola è uno dei luoghi dove la musicoterapia ha avuto un certo spazio
quale attività afferente all'area creativo-espressiva. La problematica emersa
nel corso delle diverse esperienze risultava essere l'inadeguatezza del
monteore complessivo destinato al progetto, rispetto agli obiettivi ipotizzabili.
D'altro canto, accadeva spesso che la collaborazione con le insegnanti veniva
informalmente proseguita attraverso il dialogo con le stesse: ciò si connotava
da una parte come una richiesta di aiuto per quelle medesime situazioni di
disagio seguite negli interventi, dall'altra come un reciproco e motivante
scambio tecnico e di competenze.
Ciò premesso, lo sforzo è stato quello di organizzare e formalizzare un tipo di
intervento maggiormente integrato, con attenzione particolare alle
potenzialità e criticità del contesto scolastico.
Il condividere in questa sede di confronto il nostro lavoro ci sembra essere un
primo punto di arrivo rispetto al pensare la musicoterapia nella scuola come
portatrice di una scoperta e ri-scoperta del non verbale che coinvolge non
solo i bambini, ma l'intera equipe pedagogica..
Obiettivi
Le finalità dell'intervento di musicoterapia nella scuola sono quelli della
socializzazione e dell'integrazione. Ne consegue che l'intervento individuale
deve essere inteso solo come momento temporaneo in funzione dell'attività
con il gruppo, con obiettivi che se primariamente sono a misura del soggetto
disabile, non possono prescindere dalla tipologia della classe e dalla reale
situazione di integrazione e socializzazione. Qualsiasi denominazione daremo
al progetto – educazione alla salute, educazione all'affettività, laboratorio
espressivo - l'individuazione degli obiettivi presuppone un riconoscimento
dell'alunno come soggetto attivo di conoscenza, nella consapevolezza che la
diversabilità (1) nella scuola è occasione di arricchimento per tutti
nell'emblematica rappresentazione di una reale integrazione.
Metodologia
Tutti gli interventi a cui si fa riferimento in questa sede rientrano nella
tecnica attiva che prevede l'uso dello strumentario musicale, convenzionale e
non, e lo sviluppo di attività di improvvisazione musicale.
Nel tempo abbiamo maturato la convinzione che una rielaborazione sia
verbale che non verbale delle sedute vada a costituire parte della memoria
della storia sonora del gruppo. In tal senso abbiamo sempre lavorato perché
le insegnanti potessero dare continuità al tempo dell'attività di musicoterapia
attraverso uno spazio dedicato a quanto avevano da raccontare i bambini112
sull'accaduto e sul sentire. Il materiale raccolto ha costituito fondamentale
oggetto di riflessione per noi musicoterapisti e filo conduttore con le
insegnanti, nonché forma indiretta del coinvolgimento di queste ultime
nell'attività stessa. La presenza partecipe dell'insegnante curriculare o di
sostegno, si è spesso rilevata utile nel senso di facilitare il passaggio di
contenuti, sensi e significati nel lavoro educativo-didattico. Su complessivi
trenta progetti presi in analisi per questo studio, solo in quattro abbiamo
condotto alcune sedute individuali per poi passare al piccolo gruppo di
lavoro: in tutti i casi si trattava di una classe prima elementare con rilevati
problemi generalizzati di scolarizzazione e scarso rispetto delle regole.
I presupposti metodologici per l'efficacia dell'intervento
Abbiamo distinto i presupposti di efficacia in presupposti di ambito,
costituiti da quelli intrasetting e quindi riferibili specificamente ai bambini, e
quelli di contesto relativi all'equipe pedagogica e alla famiglia.
Presupposti di efficacia di ambito Presupposti di efficacia di
contesto
La comunicazione non verbale,
sonoro-musicale, come metafora
dell'interazione
Ridefinizione del problema e
condivisione
degli obiettivi generali dell'intervento
L' espressività sonoro-musicale del
gruppo come modalità "altra" di
essere insieme
Coinvolgimento delle famiglie
Valutazione del raggiungimento
degli obiettivi
Dialogo e collaborazione con le
insegnanti
Ridefinizione del problema e condivisione degli obiettivi generali
dell'intervento
In senso temporale costituisce il primo presupposto di efficacia: l'incontro del
musicoterapista con l'equipe pedagogica, prima ancora della progettazione
dell'intervento, appare fondamentale come base del lavoro integrato.
Nella maggior parte dei casi, le motivazioni più o meno esplicite che
sottostanno alla richiesta dell'intervento di musicoterapia si centrano sulla
difficoltà di gestire il bambino nel contesto scuola. Di qui l'idea che
un'attività che sembra essere sinonimo di creatività, ma soprattutto di ricreatività,
possa essere luogo di "sfogo" fisico e psichico. Inoltre la
musicoterapia sembra collegarsi all'assenza di linguaggio, quale opportunità
di esprimersi in modo "alternativo", intravedendo la possibilità di diventare
abile a suonare prima che a parlare e a scrivere. In percentuale minore la
richiesta viene dal genitore o a volte nasce da una forma competitiva tra
scuole dello stesso ordine e grado in merito alla ricchezza dell'offerta
formativa.
(1) Canevaro A., Ianes D., Diversabilità, Erickson, 2003
La ridefinizione del problema consiste nell'individuare le problematiche del
bambino insieme a risorse e potenzialità dello stesso, condividendo gli
obiettivi educativi e didattici e coinvolgendo le insegnanti nella definizione di
obiettivi musicoterapici generali.
Si richiede sostanzialmente alle insegnanti di descrivere il bambino nei modi
di manifestarsi piuttosto che in termini di apprendimento, e gli obiettivi, che
scaturiscono anche da una forma narrativa riferita al bambino e alla classe,
introducono l'equipe pedagogica a modalità osservative più ampie, via via
sempre più approfondite ed accurate.
In tutti i casi in cui a rappresentanza dell'equipe pedagogica abbiamo
incontrato solo l'insegnante di sostegno, è stato molto faticoso far sì che
l'intervento non restasse isolato dalle persone, dai fatti, dalla vita scolastica.
La comunicazione non verbale, sonoro-musicale, come metafora
dell'interazione L'individuazione di questo presupposto attiene da un lato
alla peculiarità della disciplina musicoterapica, dall'altro ad una scelta
metodologica di intervento. Il privilegiare l'intervento attivo e non direttivo
attraverso il quale i bambini, prima attraverso l'esplorazione, poi
nell'emergere di personali modi di esprimersi e di sentire si trovano immersi
in una metafora dell'interazione che privilegia la dimensione sinestetica,
sembra aprire una nuova via in direzione di una comunicazione più aderente
al sentire soggettivo che procede verso la conoscenza individuale e collettiva.
Gli oggetti sonori e i suoni prodotti appaiono come potenti mediatori se
paragonati al linguaggio verbale, e allo stesso tempo potenzialmente portatori
di parti espressive di sé che possono essere accolte e restituite nei modi non
verbali, dentro una dimensione di senso.
Il significato che diamo a questo presupposto, dunque, è quello relativo alla
tecnica di intervento: per quanto spesso sia faticoso lavorare in modo non
direttivo con gruppi di bambini di questa età, abbiamo riscontrato che è
proprio dalla libertà espressiva che nasce spontaneamente l'ascolto dell'altro,
determinando il graduale passaggio dal caos sonoro all'ordine costruito e
condiviso, con accrescimento qualitativo e quantitativo di interazioni sonore
significative.
Coinvolgimento delle famiglie: nell'ottica di un lavoro integrato, il
coinvolgimento delle famiglie a vario titolo, ci è apparso come un elemento di
rinforzo con significati plurimi. La presentazione del progetto attraverso
incontri collettivi è stata effettuata in tutti i casi in cui si riscontrava, in
generale, una scarsa partecipazione dei genitori alla vita scolastica; il
coinvolgimento nella costruzione a casa di semplici ma personalizzati oggetti
sonori, pensiero e frutto di una condivisione tra i bambini e i genitori, ha
fatto sì che il genitore si sentisse coinvolto come soggetto attivo.
Il colloquio con i genitori del soggetto disabile è finalizzato, oltre che
inizialmente alla raccolta delle informazioni relative agli aspetti sonori, ad
una narrazione reciproca degli aspetti del non verbale, che da un lato ci è
utile per capire dove sta il bambino da un punto evolutivo, e dall'altro ci
aiuta ad andare oltre la barriera del "cosa sa fare e cosa non sa fare". Questo
sembra avviare (o rinforzare) un dialogo basato sulla lettura di ciò che
accade, nell'intra e nell'extrascuola, garantendo quella continuità dell'essere,
altrimenti frammenta agli occhi delle varie figure e della famiglia stessa.
Le modalità espressive del gruppo classe dentro una lettura di modalità
"altra" di essere insieme
La modalità di intervento di cui abbiamo parlato in precedenza che ci porta
all'individuazione di questo secondo presupposto di ambito. Il fatto che i
comportamenti espressivi spontanei possano essere accolti, contenuti e
restituiti, ma soprattutto riconosciuti quali modalità espressive peculiari della
persona, implica che i bambini si conoscano attraverso "un modo altro di
essere", un modo diverso di comunicare qualcosa di sé. Una buona
accoglienza porta con sé il germe del maggiore ascolto del gruppo, gli uni con
gli altri, e la crescita dell'ascolto conduce ad una possibile comprensione del
punto di vista dell'altro, inteso come modalità di essere attraverso il suono.
La condivisione delle modalità non verbali di ciascuno esalta l'individualità,
quale passaggio necessario verso la costituzione di una storia sonora del
gruppo, che raccoglie le istanze musicali di tutti integrandole in un'unica
voce. La trasformazione e la risignificazione di elementi sonori
apparentemente isolati, in elementi dotati di senso condiviso consentono
anche ai soggetti più gravi di sentirsi dentro ad un contenitore dove affetti ed
emozioni in gioco diventano motivanti, e quindi determinanti per il
cambiamento.
Il dialogo e la collaborazione con le insegnanti
Il continuo confronto con le insegnanti sul procedere del trattamento e il loro
crescente livello osservativo nel lavoro scolastico, permette una lettura
accurata dei cambiamenti nel tempo, in un'area più ampia ed integrata dei
comportamenti apprenditivi, sociali e dell'autonomia.
Il contributo delle insegnanti consente al musicoterapista di essere più preciso
rispetto agli obiettivi seduta per seduta, e allo stesso tempo i risultati in
itinere delle sedute permettono al musicoterapista di contribuire
all'individuazione o al rinforzo di strategie didattico-educative. Tutto ciò può
significare che una maggiore attenzione alle modalità relazionali e la
comparsa di risposte sul piano della comunicazione non verbale, possono
divenire trasversalmente funzionali al raggiungimento degli obiettivi
didattici.
L'importanza che attribuiamo a questo, che oltre ad essere un lavoro di
squadra, consente a tutti di costruire competenze multilivello integrate tra
loro, ci porta oggi a progettare un intervento che si basi su questa continua
comunicazione e confronto, in progetti che possono attingere ad altri tipi di
fondi e ipotesi di lavoro più ampie in sintonia con le indicazioni ministeriali
della didattica, della sperimentazione e dell'aggiornamento. La crescente e
significativa richiesta di attività di supervisione negli anni successivi alla
realizzazione dei progetti stessi, ci fa ritenere che questo presupposto di
efficacia di contesto, costituisca un valore aggiunto all'attività realizzata,
favorendo processi di autoapprendimento, volti all'incremento della validità
della propria attività, e percepiti come una necessità immediatamente
spendibile e rispondente ad esigenze professionali sentite come reali.
Valutazione del raggiungimento degli obiettivi
L'esito dell'intervento è stato letto in termini di monitoraggio continuo dei
cambiamenti, tenendo conto della coerenza obiettivi/risultati e del
controllo/confronto tra risultati attesi e risultati ottenuti. I cambiamenti
osservati nelle sedute di musicoterapia e nella vita scolastica quotidiana,
riferibili a miglioramenti in relazione al sé, all'altro e all'ambiente, hanno
avuto una positiva ricaduta sull'andamento educativo-didattico sia per i
soggetti portatori di handicap che per la classe in generale. In fase finale si
rileva infatti una maggiore integrazione dei soggetti nel gruppo classe,
direttamente proporzionale ad un maggiore ascolto e disponibilità dei
compagni. Tale risultato finale dell'intervento di musicoterapia, può
costituire il punto di partenza di un "diverso" intervento didattico, che
ponendo le basi sulle risorse di tutti, individua strategie operative
diversificate con un'attenzione particolare alle modalità comunicative non
verbali, quale spazio possibile d'incontro e di espressione, a grande valenza
emotiva-affettiva.
In sostanza si apre per tutti un percorso di auto-ascolto e scoperta di sé, che
consente poi di essere capaci di ascoltare "l'altro", si aprono nuovi orizzonti
ad una creatività, percepita ed espressa, che restituisce dignità al potenziale
umano, valorizzando Persona e Comunicazione (2) anche nei casi più gravi.
Conclusioni
I dati raccolti evidenziano che l'intervento di musicoterapia porta con sé la
scoperta di una comunicazione che passa per il non verbale e che focalizza
l'attenzione degli adulti su modalità espressive e risorse inaspettate,
potenziando la capacità di lettura dei comportamenti non verbali a partire
dalle caratteristiche espressive sonore e temporo-spaziali dei soggetti
coinvolti. L'aspetto ludico e la possibilità trasformativa insita nella
musicoterapia caratterizzano un percorso in cui l'ascolto dell'altro e la
crescente condivisione di stati emotivi, danno forma ad una storia comune
vissuta attraverso il suono, la musica e il movimento.
Il lavoro di squadra realizzato con le insegnanti accresce la loro personale
motivazione e favorisce la ricerca di modalità "altre" che risultino
maggiormente appropriate e funzionali nell'intervento educativo e didattico,
potenziando anche la comunicazione con la famiglia che sfocia in forme di
collaborazione maggiormente proficue. Infine, la rilevazione di cambiamenti
costanti nel tempo sostiene spesso una richiesta di consulenza e supervisione
concordate che va ben oltre lo specifico dell'intervento musicoterapico e che
testimonia la crescente motivazione delle insegnanti ad una crescita
professionale e personale.
Note finali
Rivolgendoci ai più giovani colleghi musicoterapisti e agli studenti in
formazione, ci rendiamo conto che quello che proponiamo in questo articolo è
un intervento complesso che richiede competenze più ampie rispetto allo
specifico musicoterapico, ma siamo convinti, e i risultati ci sostengono in
questo, che l'apporto "solitario" della musicoterapia nella scuola abbia ben
poca efficacia.
Bibliografia di riferimento:
Oberegelsbacher D., Rezzadore G. "Il potere di Euterpe" Franco Angeli 2008.
Polcaro F. (a cura di), "Musicoterapia e età evolutiva", Ed. Il Minotauro,
Roma, 2005.
Bruscia Kenneth E., Modelli d'improvvisazione in musicoterapia, Ismez, 2002
(2) Globalità dei Linguaggi, Rivista semestrale diretta da Gino Stefani, n°
0/2006, Ed. Università popolare di Musicarterapia
Sandra Masci, musicista di formazione accademica, è laureata in
Discipline musicali e in Scienze del'Educazione. Diplomata in
musicoterapia ad Assisi, si è specializzata nell'ambito applicativo
delle patologie psichiatriche presso l'Università Cattolica del Sacro
Cuore di Roma. Attualmente è docente a contratto presso la Facoltà
di Scienze della Formazione della Basilicata per il laboratorio di
musicoterapia del Corso di Specializzazione per l'integrazione
scolastica degli alunni in situazione di handicap. Opera come
musicoterapista presso il DSM Asur 13 di Ascoli Piceno e nel servizio
di musicoterapia per l'età evolutiva presso il centro socio-educativo
"Biancazzurro" di S. Benedetto del Tronto.
I MUSICOTERAPISTI NELL'ATTUALE FASE DI CRISI ECONOMICO-SOCIALE
(summary intervento)
Premessa
La musicoterapia italiana si diffonde e nel panorama lavorativo emergono contraddizioni evidenti;
sono pochi i professionisti assunti con contratto a tempo determinato e indeterminato; spesso viene
usata la formula co.co.pro. e quindi spesso ci si trova nell'area dei cosiddetti atipici.
Essendo diffusa la pratica dell'appalto a cooperative socio-sanitarie spesso i musicoterapisti
affollano il settore dei soci cooperatori, soci con scarsi elementi partecipativi e poche garanzie.
Il settore è composto da candidati liberi professionisti spesso medici, psicologi, terapisti, educatori,
altri laureati, etc., e pertanto inclini a considerare il mondo dei musicoterapisti esclusivamente sotto
il profilo della libera professione ; risulta evidente che i dirigenti delle scuole private di formazione
non sembrano anelare entusiasticamente al riconoscimento professionale, forse temendo in tal
modo ripercussioni negative sulla loro attività didattica e la quantità delle iscrizioni.
Da ciò se ne deduce che i pionieri della musicoterapia nel mercato, e cioè coloro che con fatica sono
di fatto entrati nel sistema socio-sanitario, rischiano di veder vanificare i loro sforzi di inserire la
musicoterapia nelle istituzioni socio-sanitarie per il fatto che le associazioni di candidati liberi
professionisti, a volte eccessivamente auto-referenziali, sono distanti dal rafforzamento delle realtà
lavorative dipendenti esistenti ed invece tese a tutelare interessi di futuri ipotetici musicoterapisti
liberi professionisti ancorché di dirigenti spesso improvvisati di scuole troppe e confuse.
In questo contesto si corre il rischio paradossale di gettare a mare l'immensa ricerca nei centri di
riabilitazione, diurni, centri psicomedicopedagogici, case-famiglia, comunità terapeutiche, il lavoro
sul campo fatto per anni e anni otto ore al giorno, montagne di supervisioni, cartelle di
osservazione, valutazione, riunioni d'equipe, collaborazioni interdisciplinari , cento e cento volte di
più e meglio impostate delle rare attività operative dei diplomati e diplomandi di scuole private
autoreferenziali, che entrano in registri privati attraverso prove scritte e/o orali, spesso senza il peso
essenziale della attività pratica o di un vero tirocinio.E così per assurdo si potrebbe gettare al vento
la ricerca applicata trentennale, mettendola erroneamente contro la ricerca futura, riconoscendo ad
esempio associazioni autoreferenziali (pseudo-ordini) invece di riconoscere positivamente la
disciplina e la professione.
Riteniamo che vada tutelato il lavoro esistente e passato denso di ricerca sul campo, patrimonio
della musicoterapia , e così tutelare i pionieri della musicoterapia applicata rispettando il loro lungo
affannoso cammino nelle istituzioni; i musicoterapisti nelle istituzioni socio-sanitarie già esistono e
non nasceranno certo dopo un decreto ministeriale o il logo dell'ennesima associazione .Non
nascono prima le scuole, i professori, le associazioni; nascono prima i ricercatori pionieri e
coraggiosi , finanziati da aziende coraggiose che cosi' di fatto finanziano la ricerca che in questo
settore lo Stato ignora.
Occorre inoltre che tale ipotetico decreto rispetti l'esistente e lo tuteli, anzi lo rafforzi , cosicché da
esso si sviluppi ancor di più la musicoterapia; occorre che i lavoratori precari trovino giustizia ed
assunzione nel rispetto dei diritti umani e sindacali; occorre che vengano scritte nelle leggi norme
transitorie democratiche e rispettose di questi nostri colleghi, sanatorie giuste nel rispetto e nella
tutela dell'utenza.
Occorre che chi parla di nuova professione sappia che non si parte dall'anno zero ne' dall'autoreferenzialità,
ma dal lavoro collettivo di molti . Tra questi molti , alcuni hanno scelto di mettere su
associazioni private costruendo un sistema avente come modello finale quello degli Ordini
classici, datati ed obsoleti, ed è diffusa la successiva tentazione di affermare:-"noi siamo i primi e
gli unici".
Errore! Nel momento in cui l'Europa sollecita la democratizzazione degli Ordini, sarebbe
paradossale mettere su altri "ordinetti"; e' antistorico e ciò che è antistorico non si addice allo
sviluppo scientifico.Noi faremo la nostra parte per comunicare a tutti che gli operatori di
musicoterapia preesistono alle associazioni , che queste ultime sono legittime ma non esaustive, che
non tutelano il preesistente e l'esistente nel mondo del lavoro, che deve perciò tutelarsi da se'
attraverso i movimenti democratici del mondo del lavoro.
La situazione di crisi
Il capolavoro della finanza creativa che chiamiamo crisi della finanza allegra , si somma ad una
strutturale reale crisi economica diffusa; il conseguente taglio della spesa pubblica è costante e
diffuso, così come la riduzione dei finanziamenti delle attività sociali e sanitarie.In questi persistenti
recenti corsi e ricorsi di liberismo sfrenato si diffondono le privatizzazioni , le esternalizzazioni, le
deregulations , il dileggio di ogni attività sociale e solidale intesa come attività in remissione , la
banalizzazione del termine solidarietà, la riduzione dei fondi scolastici , la terribile situazione degli
edifici pubblici, etc.etc.
Nei servizi riabilitativi, ad esempio, risulta evidente che le nuove terapie sono le prime ad essere
cancellate, e con loro i lavoratori musicoterapisti, subito posti in esubero perché considerati optional
riabilitativo.
Se a questo sommiamo lo sviluppo enorme di figure professionali collaterali che si improvvisano
musicoterapisti (e che spesso si mettono alla testa di scuole di formazione e associazioni di
categoria) allora il quadro appare sconfortante. Occorre un patto di difesa congiunturale, un accordo
di fase tra le professioni riconosciute e non riconosciute, sulla base del lavoro comune di ricerca.
Occorre uscire dall'isolamento autosufficiente e sollecitare nei sindacati la formazione di consulte
delle professioni in unità e collaborazione con le figure professionali collaterali , con
approfondimento delle contiguità, delle ipotesi di accorpamento e di collaborazione formativa ,
professionale, sindacale e politica finalizzata ad individuare soluzioni originali, condivise e
partecipate.
Rolando P. Mancini Comitato Musicoterapia Democratica www.mtdem.it

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